Dacia, vita mia – Dialoghi Giapponesi

Izumi Chiaraluce

Un viaggio intimo tra Italia e Giappone sulle tracce della memoria, in cui le parole di Dacia Maraini s’intrecciano a immagini d’archivio, materiali di famiglia e i disegni animati di Izumi Chiaraluce. Affiorano l’infanzia in un Giappone innevato, il campo di prigionia, l’arte come forma di resistenza, l’eredità dei genitori, la sorella Yuki, il teatro e i libri. Un ritratto inedito e profondo, scandito dal tempo della memoria; un omaggio alla forza gentile di una donna che ha fatto, della scrittura, della fotografia e del dialogo la sua casa.


Italia 2025 (85′)
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   Una filastrocca, poche rime, un pensiero piccolo che resiste nella memoria per oltre ottant’anni. Tanto basta a Dacia Maraini per mettere a fuoco il peso specifico che la sua infanzia giapponese ha avuto nella formazione di sé. «Sono arrivata in Giappone che non avevo due anni, la mia prima lingua è stata il giapponese: le favole, le leggende, le canzoni che cantavo con la balia Morioka-san risuonano ancora oggi nella mia mente. Si può dire che sono nata in Giappone». Questi sono i ricordi della scrittrice italiana che aprono il documentario Dacia, Vita mia. Dialoghi Giapponesi di Izumi Chiaraluce, molto più di una biografia per immagini – con filmati e foto d’epoca, disegni e le testimonianze, tra gli altri, di Giuseppe Tornatore, Liliana Cavani, Donatella Di Pietrantonio, Roberto Faenza e Paolo Di Paolo –, il film è una riflessione su quanto la cultura assorbita nei sei anni vissuti tra Hokkaido, Nagoya e Tokyo ne abbiano attraversato poi l’intera esistenza e l’esperienza artistica. «L’amore per l’arte e le mie origini italo-giapponesi sono state il terreno del dialogo con Dacia – spiega la regista – in cui ho sentito quanto lei fosse giapponese in tanti modi: nei suoi gesti gentili e misurati, ma soprattutto nel grande senso del Noi e di comunità fondamentale in Giappone». Il film illumina quel tassello di identità che Maraini aveva già rivelato nel libro «Vita mia. Giappone, 1943. Memorie di una bambina italiana in un campo di prigionia» (Rizzoli, 2023), in cui ricostruiva la tragica esperienza della prigionia con la famiglia nei campi di concentramento. «Due anni – ricorda Maraini nel film – nei quali un chicco di riso significava la vita. Ma in cui imparai il valore del coraggio, quello dei miei genitori di non aderire al regime fascista, la forza della speranza, il potere della resistenza e il gusto della libertà». 

Natalia Distefano – roma.corriere.it

 

  Il nostro comune amore per l’ahe, i libri e le mie origini italo-giapponesi sono state un terreno fertile per coltivare un bel dialogo con Dacia Maraini. Mi sono resa conto di quanto lei fosse giapponese in tanti modi, nei suoi gesti gentili e misurati e sopratutto per il suo senso del Noi, un’influenza del grande spirito di comunità che si respira in Giappone. Dacia, affettuosamente chiamata per nome, dedica gran parte del suo tempo alla collettività per veicolare i libri e la cultura tiene molto al dialogo con i ragazzi nelle scuole. Mi hanno impressionato gli sguardi di curiosità e le tante domande degli studenti per l’infanzia straordinaria di Dacia in Giappone, all’inizio gioiosa e poi drammatica nei due anni di campo di prigionia a Nagoya durante la guerra con la sua famiglia. Per questo, ho pensato di approfondire e condividere quanto sia stato importante per Dacia e le sue opere il viaggio tra Italia e Giappone dai suoi primi anni di vita fino a oggi. Questo percorso si arricchisce di uno sguardo sulla sua famiglia, i viaggi, le amicizie, le opere di teatro e di cinema che poco si conoscono dell’autrice. La voce coinvolgen-te di Dacia racconta le sue memorie che diventano anche le nostre, grazie alle straordinarie foto del suo archivio personale, realizzate da lei e dal padre il grande antropologo e fotografo Fosco Maraini. Le parole preziose di persone notevoli che hanno conosciuto bene Dacia e le sue opere ci accompagnano in questo viaggio appassionante faflo di riprese e immagini d’archivio, disegni in dissolvenza o in animazione.  

Izumi Chiaraluce

  Un viaggio intimo e storico, che si snoda tra​ due paesi e culture che in fondo non sono così lontani anche se geograficamente molto distanti:l’Italia e il Giappon​e. Queste due culture – quella italiana e quella giapponese – hanno segnato profondamente la ​vita e ​soprattutto la formazione umana e intellettuale​ della protagonista e voce narrante del docufilm. Nel film documentario​, Dacia Maraini ​- scrittrice​ e una delle figure più autorevoli della letteratura italiana contemporanea​ – si racconta in prima persona ​e lo fa in modo unico, attraversando​ un sentiero importante: la memoria. ​Siamo di fronte ad un vero e proprio viaggio intimo​, intriso di stori​a, che si snoda tra l’Italia e il Giappon​e. Due luoghi, due culture, due mondi ed esperienze importantissimi per la vita della scrittrice.

Il d​ocufilm diretto da Izumi Chiaraluce, ​presentato alla Festa del Cinema di Roma, intreccia la voce di Maraini con immagini d’archivio, ​e non mancano disegni e testimonianze per esplorare la sua memoria sempre in bilico tra Italia e Giappone​. Ci troviamo di fronte a un vero e proprio viaggio che lo spettatore percorre insieme alla voce narrante della protagonista. Nel film,​ la vera protagonista è la memoria ​che non ​appare mai statica. È movimento, ritorno, stratificazione. Maraini percorre i luoghi del passato con lo sguardo di chi sa che ricordare non significa​ lasciarsi prendere dalla nostalgia, ma​ significa interrogare il presente. ​Se è vero che il Giappone dell’infanzia riemerge come spazio dell’assenza e del dolore, ​è altrettanto vero che il paese del Sol Levante appare anche come luogo di apprendimento precoce – vista la sua giovanissima età di allora – della privazione, della resistenza, della dignità. L’Italia, invece, appare come il​ luogo del ritorno, della lingua ritrovata​ in nome della libertà​, quella stessa libertà che il padre – Fosco Maraini – le ha lasciato in eredità. Si parte dall’infanzia in un Giappone​ sommerso dalla neve dell’inverno ​fino ad arrivare a quel dramma che ha segnato Dacia Maraini e la sua famiglia per sempre, ossia l’internamento in un campo di prigionia durante la ​Seconda Guerra Mondiale​. Quegli anni in Giappone per la scrittrice furono decisivi e significativi proprio per quella eredità culturale e artistica​ acquisite che l’hanno accompagnata per il resto della sua vita.

La scrittrice predilige il linguaggio del cinema documentario​, rispolverando quelle che sono le origini della ​sua storia​. ​Con quella infanzia​ non facile segnata da​ quella esperienza traumatica dell’internamento in un campo di prigionia giapponese durante la ​Seconda Guerra Mondiale, ​esperienza che ha vissut​o insieme alla famiglia dopo il rifiuto del padre​ – studioso del Giappone e del Tibet, antropologo e orientalista di fama internazionale​ – di aderire al regime fascista. Al centro del racconto emerge ​proprio la figura di​ Fosco Maraini​, ​u​na persona che incarnava con sé il rispetto delle culture e ​soprattutto la libertà di pensiero. ​Proprio questa libertà – e quindi il suo rifiuto di aderire al fascismo – costò alla famiglia l’internamento in un campo di prigionia giappones​e. Quel periodo per la scrittrice allora bambina fu importantissimo. Nel film, la memoria privata si intreccia così con la storia collettiva, ​ecco che questa figura paterna diventa simbolo di ​scelte importanti che in fondo hanno accompagnato anche la scrittrice Dacia Maraini nel corso della sua vita, fino ad oggi, quando si trova lei stessa a raccontare! Il documentario su Dacia Maraini è dunque molto più di un ritratto d’autrice. È una meditazione sul valore del ricordo​, un invito a non dimenticare e a riconoscere nella cultura uno strumento di resistenza. La scrittura, come il cinema, assume un ruolo importante: diventa spazio di salvezza e di responsabilità. Attraverso il suo racconto, Maraini ci ​lascia un messaggio di cui farne tesoro: la memoria non è solo ciò che è stato, ma ciò che scegliamo di portare con noi per dare senso al presente e immaginare un futuro​.

Filly Di Somma – corriere dello spettacolo.net 

 

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