Finale: allegro

Karina, ora ottantenne, ha avuto una vita intensa, tra successi e amori difficili. Ora vive sola con il suo pianoforte e il gatto Veleno, convinta di aver già deciso cosa fare del tempo che le resta. Ma il passato torna a bussare, una giovane collaboratrice domestica entra nella sua quotidianità, e l’amore impossibile per Elena chiede ancora spazio. Tra imprevisti e piccoli tradimenti, Karina scoprirà che anche a un passo dal finale può esistere un nuovo inizio.


Italia/Francia 2026 (113′)
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   E se il finale non fosse davvero la fine? È da questa domanda che parte Finale: Allegro, il nuovo film di Emanuela Piovano, che sceglie di raccontare il momento più fragile – e forse più potente – di una vita: quello in cui tutto sembra già scritto, ma qualcosa si muove ancora. Al centro c’è Karina, una donna che ha vissuto tanto: successo, relazioni complesse, scelte che lasciano il segno. Oggi vive sola, in un equilibrio fatto di abitudini e silenzi, insieme al suo pianoforte e a un gatto dal nome che dice già tutto: Veleno. Un’esistenza che sembra aver trovato una sua forma definitiva, quasi immobile. Poi però succede qualcosa. O meglio: qualcuno arriva, qualcuno ritorna. E quella stabilità si incrina. L’ingresso di una giovane collaboratrice domestica nella sua quotidianità e il riemergere di un amore impossibile riaprono spazi che Karina credeva chiusi. Non è solo il passato che torna: è il desiderio, è il bisogno di sentirsi ancora viva, anche quando tutto sembra suggerire il contrario.
Liberamente ispirato al romanzo L’età ridicola di Margherita Giacobino, Finale: Allegro è un film che lavora per sottrazione e profondità, attraversando temi come la memoria, il corpo, la perdita e la libertà senza mai cercare scorciatoie emotive. Piovano costruisce un racconto che non ha paura delle crepe, anzi le osserva da vicino, trasformandole in possibilità. Presentato in anteprima in concorso al Bif&st – Bari International Film&Tv Festival, il film si muove dentro un cinema italiano che sceglie l’intimità come lente per raccontare l’universale. E lo fa attraverso uno sguardo sensibile, capace di restituire tutta la complessità del tempo che passa – e di quello che resta.

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  Karina è una pianista ottantenne omosessuale che, dopo tanti concerti di successo e un’esistenza all’insegna dell’autodeterminazione, si prepara ad affrontare l’ultimo viaggio. Elena, coetanea, è la pittrice di cui Karina è sempre stata innamorata e che ha scelto la vita più “convenzionale” di moglie e madre. Ora che è vedova e suo figlio è adulto, Elena si gode l’amore con Karina e la spensieratezza del presente, ma ha ricevuto una diagnosi di demenza senile in fase avanzata, e presto non sarà più in grado di badare a se stessa. Il figlio la spedisce in una casa di riposo, mentre Karina vorrebbe tenerla con sé: Elena, tra l’altro, è l’unico legame che fa posticipare all’anziana signora la decisione di recarsi in Svizzera a porre fine alla sua vita presso una struttura specializzata in eutanasia. La giovane immigrata georgiana Sùliko, che lavora in casa di Karina e cerca di tenere lontano il connazionale che vorrebbe sposarla, creerà però con Karina un’intesa che potrebbe cambiare le vite di entrambe.

Finale: allegro, liberamente ispirato al romanzo L’età ridicola di Margherita Giacobino, preannuncia fin dal titolo la dualità della sua trama: la protagonista è una donna vicina al fine vita, ma il suo racconto non è triste, anzi, mantiene una leggerezza che trova la sua incarnazione in una magnifica Barbara Bouchet, qui paradigma di eleganza e naturalezza, chiamata a rappresentare il tema principale del film, ovvero la dignità che le persone vogliono e possono mantenere nel corso di tutta la loro esistenza. Karina è stata una femminista militante durante gli anni della contestazione, ha vissuto la sua omosessualità con consapevolezza e senza nascondersi, e vuole per sé un commiato conforme al suo vissuto. “Ho lottato tutta la vita per il diritto di poter decidere: sposarsi o non sposarsi, avere figli o no, amare chi si vuole amare”, dice Karina. “Adesso voglio avere il diritto di decidere come e quando voglio morire”.

È veramente rincuorante vedere la terza età affrontata cinematograficamente non come pretesto comico o tragico, ma come esempio di coerenza e libertà (…) Emanuela Piovano prosegue il suo percorso autoriale verso il racconto di un’umanità che il cinema spesso ignora, un percorso fatto di impegno anche politico e di scelte mai ovvie: la trama di Finale: allegro è piena di sorprese e di piccoli colpi di scena, persino di esperimenti di grammatica filmica (…) La sceneggiatura tratteggia con cura eventi e personaggi e Bouchet è un portento di credibilità nel suo ritratto di una donna allo stesso tempo tenera e austera, ironica e rigorosa, aristocratica per nascita ed egalitaria per scelta, fieramente indipendente e mai banalmente retorica (…) Finale: allegro parla di diritti della persona, di autonomia decisionale, di capacità di andare oltre gli stereotipi e le aspettative degli altri. E di come la vita riesca a tirarti dentro fino all’ultimo, se glielo permetti.

Paola Casella – mymovies.it

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