Il figlio più bello

Giovanni Piperno, Stefano Rulli

Un film intenso nel cuore della famiglia dello sceneggiatore Stefano Rulli e della scrittrice Clara Sereni, tra sfide quotidiane, amore e il percorso verso l’autonomia del loro figlio Matteo, nato nel 1978 (quando l’autismo era poco conosciuto) e cresciuto affrontando diagnosi errate e grandi difficoltà. Un’esperienza che i suoi genitori hanno trasformato in una battaglia sociale, dando vita alla Città del Sole a Perugia e che qui rivive in un’emozionante testimonianza del percorso e della sfida emotiva di un padre che deve imparare a lasciare andare il proprio figlio…


Italia 2025 (81′)
Lux Padova Logo

   Matteo, Stefano e Clara sono fuori, in giardino. Stanno piantando un’aiuola, o meglio, Matteo ci sta provando, sotto la guida di Stefano, ma non sembra averne molta voglia: protesta, si lamenta, sposta i sassi che ne delimitano il confine. Stefano si arrabbia e lo sprona, ma le violente folate di vento non aiutano, spostando il poco terriccio attorno alla pianta e vanificando ogni loro sforzo. Nel frattempo, Clara li osserva, in silenzio, rimettendo le rocce al loro posto. La scena dura solo qualche secondo – tornerà, più avanti, a mostrarci come prosegue – ma già in queste poche immagini di apertura Il figlio più bello racchiude l’essenza del complesso e commovente rapporto padre-madre-figlio che li lega, dove i primi cercano disperatamente di far sì che il secondo riesca a camminare sulle proprie gambe, nonostante la vita non abbia reso a nessuno di loro le cose facili.
Matteo Rulli – il figlio – soffre infatti di un disturbo psicologico, una forma di schizofrenia con tratti autistici che gli provoca difficoltà a relazionarsi con gli altri, a esprimersi correttamente e improvvisi scatti d’ira. Stefano – il padre, nonché co-regista del documentario – è uno sceneggiatore affermato (Il portaborse, Il ladro di bambini) che insieme alla moglie Clara (Sereni, scrittrice altrettanto affermata) fa il possibile per crescere ed educare Matteo. Almeno finché quest’ultima, afflitta da una malattia incurabile, sceglie di morire tramite l’eutanasia.

Nel 2004, Stefano Rulli e la moglie si erano già raccontati con un altro documentario, diretto da Rulli stesso e intitolato Un silenzio particolare, dove descrivevano una giornata tipo insieme al figlio e ripercorrevano i propri passi sulla fondazione della casa famiglia “La Città del Sole”, dedicata all’inserimento nella società di persone diversamente abili. Il figlio più bello sembra quindi una sorta di sequel spirituale, ma stavolta lo sceneggiatore voleva evidentemente creare un’opera più strutturata, e forse per questo si fa aiutare da un veterano della scena documentaristica italiana come Giovanni Piperno, autore di 16 millimetri alla Rivoluzione e Il pezzo mancante.
I due registi alternano scene di “oggi” a quelle di “ieri” (…) districandosi abilmente tra i numerosi materiali d’archivio e trovando subito il filo invisibile, il cordone ombelicale che connette il passato al presente: Clara, l’indimenticata moglie e madre che ora non c’è più ma che continuerà a permeare in eterno le vite di Stefano e Matteo. Soprattutto di quest’ultimo, che non sembra nemmeno in grado di comprendere fino in fondo il concetto di “morte” e si rifiuta, in una delle sequenze più struggenti, di lasciare doni sulla sua lapide. Non è un caso che siano proprio di Clara le parole che danno il titolo al film, né che sia lei a prendersi la scena in più di un’occasione, dimostrando una lucidità mentale invidiabile e un amore sconfinato.

Matteo Pasini – sentieriselvaggi.it

   Il tempo passa e non torna più, ma restano i ricordi che ci siamo costruiti, le parole tra noi leggere, le immagini fermate nella memoria. Le persone se ne vanno, è la natura a imporlo, ma da qualche parte il loro cuore batte per noi. Il cuore di Clara Sereni, la scrittrice scomparsa nel 2018, continua a battere in ogni fotogramma di Il figlio più bello… A differenza di Un silenzio particolare, stavolta Stefano Rulli si fa accompagnare da Piperno, tra i massimi esponenti del nostro cinema del reale, e scopre la possibilità di triangolare tre movimenti: la riflessione sull’evoluzione della psichiatria, con l’accesso e nuovi strumenti per affrontare la malattia mentale dentro un tessuto collettivo; la preoccupazione personale nei confronti di un figlio – quasi cinquantenne – che, dopo decenni faticosi tra diagnosi sbagliate e crisi di aggressività, sta per coronare il sogno impossibile del viaggio in Vietnam; e l’occasione imprevista di confessarsi e prendere di petto un dolore rimosso. Aiutato dalla sensibilità di Piperno, Rulli si mette a nudo ricapitolando le tappe di una vita che coincide inevitabilmente con la storia dell’Italia di fine secolo – i progressi nel relazionarsi con lo spettro autistico sono un’ottima cartina di tornasole per raccontare il Paese – ma soprattutto di quel cinema dopo la rivoluzione che Rulli stesso ha contribuito a plasmare. Dalle esperienze militanti di Matti da slegare al personaggio “diverso” di La meglio gioventù fino al legame tra padre e figlio in Le chiavi di casa, Il figlio più bello sembra omaggiare l’incidenza “nascosta” di Matteo nelle storie del padre, un cinema poco amato dal figlio adolescente, convinto che il lavoro della sceneggiatura rubasse tempo al loro rapporto.
Ma se Un silenzio particolare diventava l’occasione per accogliere Matteo nel mondo del padre in un corpo a corpo testimoniato dalla telecamera, Il figlio più bello si serve del terzo occhio di Piperno per accostarsi a Stefano e convergere la sua necessità di lasciare Matteo alla scoperta dell’ignoto e il tentativo di penetrare nel suo mondo interiore. E Il figlio più bello, un film nato per “aggiornare” lo stato di un legame, spiazza quando il vecchio sceneggiatore non si sottrae a un dolore mai del tutto esplorato, fa i conti con l’assenza di una moglie via via sempre più lontana e ci squarcia il cuore trasfigurando il personale nel collettivo e viceversa. Un grande film terapeutico…

Lorenzo Ciofani cinematografo.it

Lascia un commento