David Staebler vive a Philadelphia ed è conduttore di una rubrica notturna in un’emittente radiofonica. Suo fratello Jason, pubblicitario che vive nella balneare Atlantic City con la moglie Sally e la figliastra Jessica, un giorno lo chiama col fine di coinvolgerlo in un grosso affare per la realizzazione di complesso turistico a Tiki, isoletta delle Hawaii. Quando lo raggiunge David tenta invano di sgonfiare gli azzardati progetti del fratello e inizia uno scontro tra incomprensioni familiari, grandi sogni e frustrazioni.
The King of Marvin Gardens
USA 1972 (103′)
Una cronaca familiare ai margini dell’inespresso di calibrata lentezza e di penetrante finezza psicologica. Sono due nevrosi e due diversi disagi che affettuosamente si confrontano, due solitudini incapaci di stare nella realtà. Un film anomalo nel panorama del cinema hollywoodiano con una Atlantic City indimenticabile. Il titolo allude a una casella del gioco di Monopoli (il nostro “Parco della Vittoria”). Incompreso dalla critica americana, fu apprezzato da quella europea.
Il Morandini – Dizionario dei Film
Terzo lungometraggio per Bob Rafelson che, dopo il grande successo di Cinque pezzi facili (1970), prosegue con il medesimo stile di regia, i medesimi intenti e soprattutto il medesimo attore protagonista, Jack Nicholson (alla terza collaborazione con il regista). Al centro della vicenda ci sono due fratelli dai caratteri opposti, con esperienze di vita differenti e con un diverso modo di affrontare l’esistenza: proprio su questo incontro/scontro, Rafelson svilupperà buona parte della narrazione della pellicola. Allo stesso modo, mette in opposizione anche le due città in cui è ambientato il film, Atlantic City e Philadelphia, dipingendo la prima come una metropoli decadente ma allo stesso tempo più affascinante e indimenticabile della Grande Mela(…) Seppur originale e interessante, Il re dei giardini di Marvin gira un po’ troppo a vuoto e non sempre riesce a raccogliere quanto ha seminato. Il cast però è in ottima forma e Bruce Dern riesce a tenere testa a un grande Jack Nicholson.
longtake.it
Jason Staebler (Bruce Dern), eterno adolescente, vive di sogni e di progetti che non riesce mai a realizzare. Spregiudicato ma ingenuo, vulcanico ma spiantato, finisce per mettersi sempre nei pasticci con qualche brutto ceffo. Sua moglie Sally (Ellen Burstyn) e la figliastra Jessica (Julia Anne Robinson) lo seguono fiduciose come ombre e non vedono l’ora di godere i frutti della sua nuova utopistica avventura; fondare un complesso turistico a Tiki, una piccola isoletta delle Hawai. Finito per l’ennesima volta nei guai, Jason pensa di chiedere aiuto al fratello David Staebler (Jack Nicholson), speaker di una emittente radiofonica di Filadelfia, soprannominato “il filosofo”, a cui accenna il suo ultimo progetto. David è però scettico e titubante e, ben presto i due finiscono per litigare e per rinfacciarsi vecchi rancori. Ma la tragedia è nell’aria e quando Sally sospetta che Jason voglia abbandonarla e fuggire con Jessica… David ritornerà a Fildelfia dove racconterà ai radioascoltatori la tragedia familiare alla quale ha assistito. Film diretto da uno dei più lucidi e spietato cantori del fallimento del sogno americano che ambienta la pellicola in una struggente e malinconica Atlantic City. Nel raccontarci l’ennesima storia pessimistica e senza speranza, Rafelson, con struggente melanconia, contrappone all’irresponsabile, gaudente e sognatore Jason, il pacato, riflessivo (e spento) David che, a forza di stare con i piedi per piantato per terra, ha però smesso di vivere e di sognare. Il film perde colpi, i dialoghi sono un po’ troppo verbosi ma quando Nicholson compare sullo schermo sprigiona elettricità allo stato puro.
cinemaepsicoanalisi.com







