Love Me Tender

Anna Cazenave Cambet

Quando Clémence rivela all’ex marito che da tempo vive relazioni con altre donne, quella confessione, apparentemente innocua, diventa il detonatore di un terremoto: lui chiede l’affidamento esclusivo del figlio e la loro separazione si trasforma in una lunga battaglia legale. Per anni, tra udienze, relazioni dei servizi sociali e visite sorvegliate, Clémence è costretta a difendere non solo il diritto di essere madre, ma anche quello di restare donna, libera di scegliere la propria vita senza essere condannata per questo.


Francia 2025 (134′)
Efebo d’Oro Film Festival 47°: premio per il miglior film tratto da un’opera letteraria
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   …Anna Cazenave Cambet affronta uno dei territori più scivolosi del cinema contemporaneo: quello in cui la maternità non è un ruolo, ma un campo di battaglia istituzionale, emotivo e politico. Adattando la prosa confessionale di Constance Debré, la regista costruisce un film che non consola e non giudica, ma espone con crudezza e pudore la fragilità di una donna intrappolata tra il desiderio di reinventarsi e la violenza di un sistema che pretende di normare perfino l’amore. La regia sceglie una linea di osservazione radicalmente soggettiva, lasciando che sia il corpo di Clémence – e la straordinaria interpretazione di Vicky Krieps – a definire la misura della perdita, della resistenza, dell’identità. Imperfetto, talvolta ellittico, ma sinceramente necessario, il film interroga senza sconti la grammatica con cui la società ancora decide chi è una “buona madre” e chi ha perso il diritto di esserlo.>> 

Francesco Puma – quinlan.it

   …Con Love Me Tender siamo al centro di una feroce vendetta affettiva e del brutale sistema legale a cui una madre in cerca di libertà viene successivamente sottoposta. È qui che la regista francese Anna Cazenave Cambet ha scelto di immergere il suo secondo lungometraggio (dopo De l’or pour les chiens, premiato dalla Semaine de la Critique 2020), adattando l’omonimo romanzo di Constante Debré. È una storia dettagliata che si svolge nell’arco di diversi anni, che dimostra una grande abilità narrativa e un talento spiccato nel catturare le emozioni di una donna complessa, praticamente dissociata, che deve stoicamente combinare una nuova vita amorosa omosessuale e il suo lavoro di scrittrice con una lotta difensiva implacabile semplicemente per essere ciò che non ha mai smesso di essere: una madre. “Chiede l’affidamento esclusivo e la perdita della mia patria potestà. Mi accusa di incesto e pedofilia, direttamente o tramite terzi”. Per Clémence (l’eccezionale Vicky Krieps, che porta sulle spalle l’intero film), lo shock è immenso. Finalmente capisce perché il figlio di otto anni Paul (Viggo Ferreira-Redier) si è rifiutato di vederla per diversi mesi e perché suo marito Laurent (Antoine Reinartz), da cui si era separata tre anni prima dopo vent’anni insieme e con cui i rapporti erano cordiali (compreso l’affidamento congiunto del bambino senza alcun problema), abbia improvvisamente interrotto ogni comunicazione. Il punto di rottura? Una cena su una terrazza parigina in cui lei gli rivela di essere “passata alle ragazze”. Inizia così una dura e faticosa battaglia che si rivela emotivamente estenuante per Clémence, perché “la legge è la legge, ma non sembra giusta”. E dovrà aspettare 18 mesi dall’inizio del caso perché la perizia dello psichiatra – incaricato dal giudice di valutare ciascuna delle parti – stabilisca che “le relazioni omosessuali non possono essere considerate un segno di instabilità psicologica al giorno d’oggi”. Nel frattempo, Clémence fa del suo meglio per vivere la sua vita da donna, pur potendo vedere suo figlio solo per un’ora ogni 15 giorni (se le cose vanno bene) in un’area incontri designata con la presenza di specialisti infantili. Ma c’è ancora una sentenza d’appello da affrontare, per non parlare della rabbia vile e insaziabile di un uomo che sta abusando del suo ruolo di padre. Costruito attorno a una voce narrante che legge estratti dal romanzo, Love Me Tender ripercorre metodicamente ogni fase del calvario resiliente di una protagonista dalle mille sfaccettature, destreggiandosi alla perfezione tra intense inquadrature che scrutano i volti dei personaggi (una menzione speciale va alla direttrice della fotografia Kristy Baboul), una serie di ellissi fluide (per coprire l’intera durata della storia) e una ricchissima varietà di ambientazioni e personaggi secondari. Una combinazione di qualità che rende il film tanto avvincente quanto crudelmente edificante.

Fabien Lemercier – cineuropa.org

    Vicky Krieps è una delle certezze nel panorama del cinema indipendente europeo contemporaneo, e in Love Me Tender trova il tipo di progetto che meglio la rappresenta: opere coraggiose, personaggi tormentati, un salto tra lingue e culture diverse. In cambio riceve la possibilità di aggiungere un’ennesima ottima interpretazione al suo catalogo, in uno sfaccettato dramma francese che parla di una donna a tutto tondo e non solo di una madre in lotta per la custodia del figlio. La regista Anna Cazenave Cambet, al secondo film dopo De l’or pour les chiens, fa un notevole balzo in avanti rielaborando il buon materiale dell’omonimo romanzo a firma di Constante Debré. L’ingrediente principale è il rovesciamento della dinamica più tradizionale quando si parla di affidamento di bambini – stavolta non è il padre ma la madre a essere ingiustamente messa da parte con la complicità delle imperfezioni nel sistema legale. Pur esplorando a fondo un tale elemento di carattere legale e sociale (costruendo peraltro un feroce ritratto di un uomo vendicativo fino alla totale irragionevolezza), il film mette in chiaro fin da subito di essere interessato a molteplici altri livelli di analisi, con un’ampiezza di respiro ben visibile nella durata e nell’attenzione riservata a una galleria di personaggi ben al di là del nucleo familiare; tra loro c’è il padre della protagonista Clémence, così come le varie relazioni in cui la donna è coinvolta, da quelle passeggere fino ai tentativi di far funzionare le cose con una compagna più stabile – e in questo Monia Chokri è sempre un’ottima scelta quando si tratta di dare sostanza a un personaggio che entra tardi nella storia. Anna Cazenave Cambet dimostra quindi di avere occhio per le sfumature e per la complessità del racconto, e anche l’integrità artistica di trovargli una conclusione spinosa. Quella di Clémence è una storia che scorre attraverso anni, delusioni e continui cambiamenti, da un appartamento parigino all’altro, e a dispetto delle mille amarezze vederla sfrecciare – in piscina come in bici come nella vita – verso il suo stadio finale dà un senso di soddisfacente compiutezza.

Tommaso Tocci – mymovies.it


Motivazioni della giuria dell’Efebo d’Oro:
Per l’intensità di una storia, che attraverso l’esistenza della protagonista fuori dalle norme socialmente condivise, offre lo spaccato di una mentalità ancora radicata nella società occidentale: un’idea precisa di maternità e di decoro che arriva addirittura a compromettere il diritto a poter vedere un figlio, vivergli accanto, aiutarlo a crescere. Molto convincente è poi il profilo umano della protagonista, interpretato in maniera eccellente da Vicky Krieps, complesso, sfaccettato e in evoluzione fino alla scelta finale che è un inno sommesso e pensoso alla libertà vitale dell’autodeterminazione”

 

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