Isola di Marajó, foresta amazzonica. Marcielle (Tielle) vive con i genitori e tre fratelli. Condizionata dalle parole della madre, venera la sorella maggiore pensando sia fuggita da quella vita squallida trovandosi un «brav’uomo» su una delle chiatte che solcano la zona. Man mano, però, Tielle si scontra con la realtà e comprende di essere intrappolata tra due ambienti violenti. Preoccupata per la sorellina e per il futuro desolante che le attende, decide di affrontare il sistema che opprime la sua famiglia e le donne della comunità.

Brasile/Portogallo 2024 (101′)
VENEZIA 81°: Giornate degli autori – premio per la miglior regia



Marcielle detta Tielle ha 13 anni e vive in una capanna a Marajó, nella foresta amazzonica a Nord del Brasile, insieme ai genitori, una sorella più piccola e due fratelli. La sorella maggiore Claudia se ne è andata e le manca, ma la madre, incinta del sesto figlio, dice a Tielle che Claudia che ha avuto fortuna perché ha sposato un brav’uomo e ora abita lontano. La quotidianità sembra serena pur nell’assoluta povertà, dato che la famiglia vive della vendita di gamberetti pescati nel fiume e succo di bacche di açaí colte arrampicandosi sugli alberi. Ma un brutto giorno il padre di Tielle decide che lei debba dormire accanto a lui: è la fine dell’innocenza, e rientra nel quadro desolante di abuso da parte degli adulti sulle ragazzine del luogo, che comprende anche un commercio di favori sessuali per pochi spiccioli con gli estranei a bordo delle chiatte che attraversano il fiume.

In Manas – Sorelle, che segna il debutto alla regia della documentarista brasiliana Marianna Brennand, la direzione del cast e la fotografia degli ambienti sono eccezionali e descrivono senza romanticismi o voyeurismi la vita in una parte del mondo dove l’abuso sessuale è sistemico e ha spesso luogo nell’ambito famigliare. “Se avete qualche problema a casa accettatelo e abbiate fede”, predica una santona locale che doppia anche come procacciatrice di incontri fra le ragazzine e i viaggiatori delle chiatte. “Certe cose non c’è modo di cambiarle”, dirà la madre a Tielle che le si rivolge in una silenziosa ricerca di aiuto. A Marajó l’incesto è dunque una pratica comune tollerata e la prostituzione minorile è un fatto della vita, e magari porta anche qualche spicciolo a casa… Una violenza che Brennard non mostra proprio per non riprodurre ulteriormente l’abuso (anche sulle giovanissime interpreti) e per non spettacolarizzare la sofferenza dei suoi personaggi. Ma ciò che avviene è chiaro, perché se ne vedono le conseguenze su esseri umani indifesi. Lo stile della regista è a metà fra il documentaristico e il finzionale, racconta il Male ma restituisce anche la bellezza dei luoghi e delle persone, dedicando grande cura ad ogni inquadratura. Il connazionale Walter Salles ha definito Manas “il grande debutto di una regista di talento” e Brennard, che ha studiato cinema in California ma è tornata nella sua terra natale e ha trascorso anni a studiare le donne vittime di violenze cui ha dedicato il suo film, ha una notevole stoffa.
Paola Casella – mymovies.it

Troppo seria per avere tredici anni. In realtà la giovane Marcielle, detta Tielle (Jamilli Correa), ha tutti i motivi per aver perso il suo bel sorriso. Abusata dal padre, il terribile Marcìlio (Romulo Braga), sotto gli occhi di una madre inerme. Unica sua gioia: la sorellina più piccola per la quale crea notebook con carta ricavata. L’altra, la sorella più grande, è andata via di casa, lei la venera pensando che sia fuggita da quella vita squallida trovandosi un “brav’uomo” su una delle chiatte che solcano la zona. Peccato che nella foresta amazzonica sull’Isola di Marajò di brav’uomini pare che non ce ne sia nemmeno l’ombra…
Il primo lungometraggio di finzione della brasiliana Marianna Brennand è il risultato di una ricerca decennale sul tema complesso e delicato dell’abuso e dello sfruttamento sessuale di bambine e adolescenti dell’isola. Che dietro questo film ci sia stato un lungo lavoro si vede in ogni minuto. Senza mai esagerare e senza mai mostrare, ma solo accennando, la Brennand ci mostra in quel fuori campo e in quel non visto tutto l’orrore degli abusi familiari. Nota di merito va anche e soprattutto alla protagonista, la giovane Jamilli Correa bravissima nell’interpretare questa adolescente di tredici anni desiderosa di avere la propria carta di identità e che vaga alla ricerca (ancor più difficile) di una propria identità.Senza dubbio possiamo affermare che con questo film non solo è nata un’autrice (Marianna Brennand), ma anche un’attrice davvero di grande livello (che vagamente ricorda anche la grande Zendaya. E quale miglior complimento di questo?). Entrambe da tenere d’occhio in un film assolutamente da non perdere.
Giulia Lucchini – cinematografo.it

