Durante una gita in campagna, Laura, giovane studentessa a Berlino, sopravvive miracolosamente a un incidente stradale nel quale perde la vita il suo compagno. Fisicamente illesa ma profondamente scossa, viene accolta da Betty, una donna che ha assistito all’incidente e che la accoglie nella propria casa. Poco a poco, anche il marito separato di Betty e il figlio accettano la presenza di Laura, dando vita ad un sereno equilibrio, fragile ma quasi familiare. Una quiete apparente però, perché presto il passato di ciascuno riaffiora e Laura dovrà confrontarsi con se stessa e con il dolore rimosso.

Germania 2025 (86′)
film edito solo in versione originale sottotitolata



Dopo Undine (2020), in cui era protagonista l’elemento dell’acqua, e Il cielo brucia (2023), incentrato sul fuoco, il regista tedesco Christian Petzold si dedica alla terra e a un ritorno “alla vita” di una ragazza che sopravvive miracolosamente a un incidente automobilistico: il contatto con la natura della campagna e con la routine semplice che le insegna la sua misteriosa salvatrice le faranno tornare il sorriso e una quasi immediata serenità. Quello che appare come un incrocio tra due solitudini, si rivela però col passare dei minuti un incontro dal sapore quasi metafisico, dove si torna a ragionare sulla morte e su come nuove persone che si incontrano lungo il cammino possano fungere da surrogati di chi non è più con noi. Petzold lavora per sottrazione, il suo è un cinema dell’essenzialità (…)
longtake.it

Miroirs n°3 è un soave brano per pianoforte di Maurice Ravel e il suo “sottotitolo” è Une barque sur l’océan, “Una barca sull’oceano” a indicare la precarietà, ma anche la possibilità di essere protetti, l’essere piccoli e fragili in un contesto enorme e soverchiante, ma pure l’ineluttabilità dell’andare avanti. Il brano che dà il titolo al nuovo film del sublime Christian Petzold si confà a tutti i (pochi) personaggi in scena, dalla protagonista Laura (l’amabile, bravissima, Paula Beer) alla sua “salvatrice” Betty (Barbara Auer), dal legame che si crea tra le due donne alla famiglia di Betty che, come un barca in mezzo al mare, ha ricevuto duri colpi dalle onde. Che Petzold sappia fare cinema con “poco” (che può essere tutto) lo si sa da tempo, ma con Miroirs No. 3 la scarnificazione degli elementi è davvero notevole: una casa di campagna come set principale, un pugno di attori, scrittura perfetta. Quel che ne emerge è un fulgido “pezzo breve”, l’ennesimo tassello di una filmografia tra le più liriche del cinema contemporaneo e tra le più misteriosamente umaniste (…) Petzold gioca come sempre con le ellissi per caricare le scene di irrequietezza, ma ci fa capire piuttosto presto dove sia l’inghippo: se Laura ha bisogno di ripensarsi, Betty ha bisogno di una figlia…
Il tradimento della fiducia spezza la situazione, ma nulla di quanto successo sarà vano, tutt’altro: una famiglia si ricompone, un grande scoglio intimo viene elaborato e Laura tornerà a suonare il pianoforte dopo un blocco di cui non sapremo origini o cause. La lievità con cui Petzold scrive e dirige questa elegia è esemplare, così come è esemplare il suo attraversare tonalità che arrivano quasi a sfiorare l’horror (quando Betty e suo marito “tramano” per tenere la ragazza con loro per sempre, laddove il figlio della coppia la “libera” da una specie di sortilegio) per iscriverlo nelle possibilità umane. In realtà, in questo lavoro minimale e splendente, c’è moltissimo del cinema del regista tedesco: la perdita, la mancanza che ognuno di noi cerca di colmare, il senso di “separazione” dal mondo, il rapporto tra la vita e l’arte, che siano scrittura, studio o musica. Il personaggio interpretato da Paula Beer sembra infatti in qualche modo la prosecuzione di quello che l’attrice incarnava nel magnifico Il cielo brucia dove recitava un brano di Heinrich Heine al cospetto di uno scrittore troppo innamorato di sé per scrivere veramente: qui è lei a vivere un’impasse ma consapevolmente cerca gli strumenti per superarla.

Le persone nel cinema di Petzold spesso sono segnate dalla tragicità del vivere e sovente non possono uscirne, ma in questo gioco di specchi, in Miroirs No. 3 (presentato a Cannes nella sezione parallela Quinzaine des Cinéastes), il regista consegna soprattutto una speranza raccontando una relazione, un toccarsi nell’interiorità senza doverne argomentare le “ragioni” e l’importanza di farlo nonostante le divergenze emotive tra le protagoniste. Quel che conta è poter risorgere, poter riattingere alle proprie partiture sentimentali e riaffacciarsi, cambiati, alla vita, che è e resterà sempre spaventosa. Profondamente romantico, Petzold questa volta consegna un senso di bellissimo sollievo alla fragile barca dell’umanità. Una piccola ma luminosa gemma da uno dei registi europei più significativi degli ultimi decenni.
Elisa Battistini – quinlan.it


