Paul & Paulette Take A Bath

Jethro Massey

Una stravagante commedia su un giovane fotografo americano e una ragazza francese con il gusto del macabro. A Parigi, dopo un casuale incontro, tra Paul e Paulette nasce un insolito rapporto che si sviluppa attorno a un tetro gioco: la messa in scena di cruenti crimini di epoche passate nei luoghi in cui sono avvenuti. Insieme creano un mondo tutto loro e, avventurandosi in un viaggio che fatica a mantenere i confini tra realtà e fantasia, sapranno comunque trovare un equilibrio di amicizia e felicità.


Gran Bretagna 2024 (108′)
VENEZIA 81°- Settimana della Critica: Premio del pubblico
film edito solo in Versione Originale Sottotitolata
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  Una ragazza è inginocchiata sul punto dove la regina Maria Antonietta, fu decapitata nell’ottobre del 1793. Un ragazzo la fotografa, di nascosto, I due scambiano qualche parola. Lei è Paulette (Maria Benati); lui, Paul (Jeremie Galiana), un americano sbarcato da un po’ a Parigi. Lui le racconta che il boia, prima di decapitare la regina, nel timore che la lama della ghigliottina s’inceppasse, le aveva tagliato la chioma. Un attimo dopo, Paulette estrae una forbice dalla borsa e chiede a Paul di accorciare di gran lunga i suoi lunghi capelli. Questo è l’incipit del tenero, romantico e bizzarro Paul & Paulette Take a Bath di Jethro Massey. Il regista anglo-francese Jethro Massey pedina con la mdp i due protagonisti e lascia che Paul mostri all’amica alcuni storici luoghi di Parigi dove, in passato, furono compiute alcune efferatezze; un muro dove venivano fucilati i comunisti; un ponte sulla Senna dove venivano annegati gli algerini ribelli, e un’area, una sorta di “zoo umano”, dove i borghesi curiosi si divertivano a sbirciare i nativi africani delle nazioni colonizzate. Paulette lo segue curiosa e divertita, ma s’intuisce che ha l’anima in subbuglio. Ama Margherita, ma, dopo un banale litigio, è in rotta con lei. Paul, dal canto suo, ha una sbiadita relazione con il suo capo, una donna matura verso la quale non prova alcun trasporto. Paul e Paulette sono inseparabili e lui, mostrandosi dolce, e a volte anche un po’ troppo arrendevole, l’asseconda, nel tentativo di espugnare il suo cuore. L’accompagnerà in auto, persino a Salisburgo dove vivono i burberi e respingenti genitori di lei, custodi di un passato oscuro da dimenticare.

Il film è ricco di dialoghi frizzanti (a volte non-sense) e l’appassionata amicizia che lega i due protagonisti, rimanda, in qualche modo, a quella freschezza che pervadeva l’indimenticato Jules e Jim di Francois Truffaut. Massey descrive Paul e Paulette come due giovani, strambi e trasgressivi, accomunati da un pizzico di macabra perversione. Ciò che li lega è il desiderio di vivere la vita tutta d’un fiato, dimentichi degli orrori compiuti dagli umani sia nel passato che di recente (la strage del Bataclan). In questa deliziosa commedia borghese dalle ambientazioni eleganti, arricchita da un’accattivante colonna sonora (su tutti il brano Total control dei Motels) tutto è oleato alla perfezione. Benati (attrice strepitosa, da non perdere di vista) e Galiani si calano perfettamente nel ruolo. Unico neo: un titolo che non tiene il passo travolgente del film.

Ignazio Senatore – cinecriticaweb.it

   La pulsione a ri-vivere di Paul e Paulette fa dei protagonisti di questa bizzarra ed esaltante commedia dell’assurdo dei morti viventi o forse dei viventi eterni, quasi soprannaturali; anche per questo le loro paure terrene così materiche e piccole (l’essersi lasciata con l’amata fidanzata è il trauma di Paulette, unito alla mancata accettazione delle sue scelte sentimentali da parte dei genitori con cui ha praticamente reciso ogni rapporto – e la situazione non migliorerà quando i due anziani torneranno in scena, a dimostrazione di uno sguardo non sdilinquito e conciliante da parte di Massey) inteneriscono il cuore dello spettatore, così come la ribalderia entusiasta che spinge questi due reietti l’uno verso l’altra, in un modo o nell’altro. Massey possiede una notevole grazia nell’inquadrare i suoi due protagonisti, che cerca di ispessire anche solo ricorrendo ai dettagli, e ha il grande pregio di riuscire a muoversi in bilico tra il melanconico e la commedia, tra il sentimento e la brutalità – mai in scena, ma idealmente sovrastante le teste di tutti i personaggi.

Ne viene fuori una rêverie sinceramente abbarbicata al reale, così sognante che quando il “vero” irrompe in maniera deflagrante in scena (la divagazione austriaca dai genitori della ragazza) lo si può legittimamente vivere come una violenza, che è poi la medesima sensazione avvertita sulla propria pelle da Paulette. In un momento, forse persino in modo troppo evidente, emergono le distonie soggiacenti che avevano accompagnato tutto il racconto, che vivono in quella ricerca del macabro, nel crimine ineluttabile perché “storico”. È questo passaggio a rappresentare il cuore pulsante della narrazione di Paul & Paulette Take a Bath, e ci si rende d’improvviso conto come Massey facendo traslocare i suoi personaggi da un luogo europeo all’altro, dal Bataclan alla Parigi rivoluzionaria, fino alla Bavaria nazista, non sta solo mettendo in scena l’affettività profonda tra due spiriti affini, ma ha l’ambizione di rievocare la Storia stessa di questo Vecchio Continente che ha sempre crimini nascosti nell’armadio, nelle stanze d’albergo, nelle strade, e che è al tempo stesso il luogo della memoria dell’Occidente, e di un amore per la vita/morte che non è più percepito nel presente, ma solo rivissuto. Un reenactment a cui partecipano come protagonisti gli splendidi Marie Benati e Jérémie Galiana, sperduti, estasiati, forse innamorati. “E noi che sapore abbiamo?”.

Raffaele Meale – quinlan.it

 

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