Se…

Lindsay Anderson

Tre matricole (Malcolm McDowell, David Wood, Richard Warwick) di un collegio britannico subiscono le aberranti violenze di un sistema scolastico di stampo militaresco. Il loro spirito di anticonformismo e ribellione crescerà fino a rifiutare ogni convenzione e ad abbracciare le armi, sparando su professori e compagni..

If….
Gran Bretagna 1969 (112′)
 22° Festival di Cannes: Palma d’oro

    All’inizio dell’anno scolastico, i ragazzi tornano al college. Mick, Johnny e Wallace sono i tre “crociati”, i ribelli alla struttura rigida della scuola, dominata dagli anziani, autentico “braccio armato” degli insegnanti. Fin dalle prime lezioni, esplodono i primi episodi di violenza, da parte degli anziani sugli studenti più giovani. Mick, Wallace e Johnny prendono le difese dei nuovi arrivati e si scontrano con gli anziani, che reagiscono con violenza, fino a condannarli a essere frustati in pubblico. Esasperati, i tre “crociati” stringono un patto di sangue, contro le autorità scolastiche e gli anziani. “Un uomo può cambiare il mondo con una pallottola nel posto giusto”, dice Mick. Costretti dal rettore a ripulire un magazzino della scuola, i “crociati” scoprono un vecchio stock di armi della seconda guerra mondiale. Il giorno della festa del college, mentre tutte le autorità e i parenti sono riuniti, i “crociati” raccolgono le armi e, dal tetto, cominciano a sparare. Studenti e notabili si organizzano per rispondere al fuoco. Il film si chiude sul primo piano di Mick che continua a sparare.

torinofilmfestival.org


   Uno dei film sessantotteschi per eccellenza, diretto da uno dei massimi esponenti e fondatori del free cinema inglese. Ancora oggi durissimo e ricco di spunti importanti, il film è un attacco frontale contro una delle istituzioni tradizionali dell’establishment britannico, il college, culla di una futura classe conformista, ossequiosa nei confronti dell’autorità, amante delle tradizioni e rispettosa di ogni tipo di convenzione. Dopo una prima parte fortemente realistica, Anderson punta all’allegoria (soprattutto nella sequenza finale) e alla satira eversiva, riempiendo la narrazione di elementi simbolici e curiose scelte stilistiche: si alternano colore e bianco e nero, vengono mostrate scritte e cartelli, i cambi di ritmo sono continui, la narrazione è divisa in capitoli. Più che una semplice opera di denuncia (in cui si parla anche di omosessualità in maniera audace, almeno per l’epoca), una pellicola inquietante e ben girata, perfettamente al passo con quei tempi e difficile da dimenticare.

longtake.it

   In una public school inglese (che, come si sa, sono scuole private e assai costose, accessibili ai rampolli della classe dirigente), uno degli allievi, Mick Travis e due suoi compagni si ribellano ai riti, ai codici, ai soprusi, alle ingiustizie e, nel giorno della cerimonia di fine anno, appostati sui tetti, sparano su professori e compagni. Diviso in 8 capitoli, pieno di cartelli, di scritte e di immagini simboliche, costruito con la libertà di fantasiose associazioni che era tipica degli anni ’60 e nella quale il colore s’alterna con la monocromia, l’opus n. 2 di Lindsay Anderson è un film sull’Inghilterra, concentrata nel microcosmo del college, una ricca, confusa e ribollente metafora sul malessere del nostro tempo e sul desiderio di rivolta della gioventù, pervasa da una struggente nostalgia per un mondo diverso. La sequenza finale non è, come fu scritto, un salto nell’allegoria. Dopo un avvio descrittivo, tutto il film è, con calcolata progressione, un’alternanza della dimensione realistica con quella fantastica e onirica che concerne anche il tema del sesso e il viluppo inestricabile tra omosessualità e sadismo, descritto con una lucidità che non esclude la tenerezza.

Il Morandini – Dizionario dei Film

   …Niente più ci sorprende all’interno dell’istituzione scolastica dopo che abbiamo visto Mick, Johnny e Wallace vendicare la rigida repressione del college mitragliando professori, compagni e genitori in Se… (If…. – Lindsay Anderson, 1968). Tra bianco e nero e colore, tra sadico autoritarismo e ribellismo autarchico, tra i germi della contestazione giovanile e lo scardinamento di ogni istituzione, Anderson lascia i suoi protagonisti in balia del proprio furore (“la violenza e la rivoluzione sono i soli atti puri”) e di un contrasto generazionale deturpato dal rancore. La forza del Free Cinema ha segnato indelebilmente i rapporti di forza tra le “classi sociali” scolastiche. Niente dopo If è stato più lo stesso.

Ezio Leonimovieconnection.it(lo schermo in cattedra)

    Film drammatico e grottesco post-sessantotto si inserisce più nel filone ‘scuola repressiva e sue implicazioni e complicazioni’ che non nell’ottica politico-sociologica del maggio francese. La rivolta dei tre studenti (e della ragazza) è si vitale, e documentata con forza, ma sembra più voler sbalordire il buon borghese che non tentare di analizzare il fenomeno. If… rimane, tuttavia, un apprezzabile risultato del cinema inglese di quegli anni, con una solidità d’impianto, un umore corrosivo e una interpretazione (l’eclettico Malcolm McDoweli, ghigno strafottente, diverrà famoso) degni di grande rispetto. E conferma le doti registiche di Anderson, il suo sferzante colpo d’occhio e la sua riconosciuta vigoria.

Maurizio Del Vecchio – Dizionario Universale del Cinema (Fernaldo di Giammatteo)

    If…. è un film che non si guarda: si attraversa. È un’esperienza sensoriale, politica, psichica. La sua forza sta nell’ambiguità, nella capacità di evocare la rivolta come gesto poetico e sacrale, non come programma politico. La colonna sonora – con la Missa Luba e il Te Deum di Lully – è il cuore pulsante di questa ambiguità: sacro e profano, innocenza e violenza, infanzia e apocalisse.

Uscito nel 1968, lo stesso anno delle rivolte studentesche che avrebbero incendiato le università di mezzo mondo, il film anticipa e incarna lo spirito di ribellione giovanile con una forza visionaria che ancora oggi disorienta. Ambientato in un collegio maschile britannico d’élite, If…. racconta la progressiva radicalizzazione di un gruppo di studenti – guidati da Mick Travis (un giovane e magnetico Malcolm McDowell) – che si ribellano contro l’ordine costituito, culminando in un atto di violenza estrema e simbolica. Ma If…. non è un film di denuncia nel senso classico. È un’opera allegorica, onirica, grottesca, che alterna il bianco e nero al colore senza spiegazioni, mescolando realismo e sogno, satira e tragedia. Il college diventa un microcosmo del potere britannico: gerarchico, repressivo, ipocrita. I “whips” – studenti più anziani che esercitano un potere quasi militare sui più giovani – incarnano la violenza sistemica, mentre i professori oscillano tra paternalismo e complicità. If…. non è un film sulla scuola, ma sull’Inghilterra. Il college è Westminster in miniatura, e la cappella è la cattedrale dell’ipocrisia”. (David Ehrenstein).

La colonna sonora di If…. è uno degli elementi più radicali e innovativi del film. Anderson costruisce un paesaggio sonoro che sovverte il significato della musica sacra, trasformandola in veicolo di dissenso, ironia e trascendenza. Il cuore pulsante della colonna sonora è la Missa Luba, una messa latina cantata in stile tradizionale congolese, registrata nel 1958 dal Les Troubadours du Roi Baudouin, un coro di ragazzi congolesi diretto dal padre belga Guido Haazen. La Missa Luba non è solo un esperimento musicale: è un atto politico e culturale. In If…., la sua presenza è dirompente e la spiritualità africana diventa controcanto: il Kyrie, con le sue percussioni tribali e le voci infantili, accompagna le scene di ribellione con una forza primitiva e spirituale. Il Sanctus e il Gloria risuonano durante i momenti di maggiore tensione, creando un cortocircuito tra la sacralità della liturgia e la profanazione dell’ordine costituito. (“La Missa Luba non è un commento musicale: è un personaggio del film. È la voce della giovinezza che prega, danza e si ribella” – Peter Cowie). In contrasto con la Missa Luba, Anderson inserisce anche il Te Deum di Jean-Baptiste Lully, emblema della solennità monarchica francese. Il brano accompagna la scena finale del massacro sul tetto del college, trasformando l’atto terroristico in un rito sacrificale. La musica barocca, con la sua pomposità, viene usata per sottolineare l’assurdità e la teatralità del potere. (“L’uso del Te Deum nella scena finale non è un’ironica dissacrazione, ma una trasfigurazione: la violenza diventa liturgia, la rivolta diventa messa” – David Thomson). La violenza finale non è solo politica: è una risposta al trauma, alla repressione, alla castrazione simbolica esercitata dall’istituzione. Mick Travis e i suoi compagni non sono rivoluzionari marxisti, ma adolescenti in cerca di un’identità. La loro rivolta è anche una fuga dalla passività, un tentativo di affermare il Sé attraverso l’atto estremo. Il massacro finale è un sogno, una fantasia, una metafora? Anderson non lo chiarisce, e proprio in questa ambiguità risiede la potenza del film.

In un confronto “sonoro” con Fragole e sangue (The Strawberry Statement, 1970), l’altra significativa opera cinematografica sulla rivolta giovanile ambientato in un’università di durante le proteste contro la guerra in Vietnam, la musica del film americano è collettiva, generazionale, politica. Brani come Something in the Air o Give Peace a Chance sono inni alla protesta, strumenti di coesione e identità. In If…., invece, la musica è sacra, straniante, rituale. Non un canto di gruppo, ma un’evocazione del sacro che sovverte il potere. (“Se Fragole e sangue è un LP di protesta, If…. è un requiem barocco per l’Impero britannico” – Mark Cousins). Entrambi i film parlano di giovani che non vogliono più obbedire. Ma se Fragole cerca di cambiare il mondo, If…. lo vuole incendiare. E lo fa con la grazia inquietante di un canto liturgico.

Francesco Bollorino – psychiatryonline.it 

Se (If) è una poesia di Kipling (1910), composta nella forma di lettera a un figlio, con l’intento educativo di elencare precetti e comportamenti da seguire per poter essere degno di essere chiamato Uomo. >>


cinema invisibile
  febbraio-marzo 2010 (TORRESINO)
il 68!
 luglio 2008     lo schermo in cattedra  settembre 1999

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