Tuner – L’accordatore

Daniel Roher

Niki White (Leo Woodall) ha dovuto abbandonare la carriera di pianista a causa di una dolorosa ipersensibilità ai rumori. Si guadagna da vivere accordando pianoforti a New York aiutando il suo mentore Harry (Dustin Hoffman). La sua vita viene sconvolta quando si innamora della compositrice Ruthie (Havana Rose Liu) e un gruppo di malviventi scopre il suo talento speciale, sfruttando il suo orecchio assoluto per scassinare casseforti.


Canada/USA 2025 (109′)
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    Niki è un ex bambino prodigio del pianoforte con un dono rarissimo: un udito assoluto capace di cogliere ogni vibrazione, ogni micro-suono nascosto nel mondo. Un talento straordinario, ma anche una condanna. La sua ipersensibilità ai rumori è talmente acuta da costringerlo a indossare protezioni auricolari e ad abbandonare il sogno di diventare pianista. Il giovane si reinventa come accordatore di pianoforti, preciso e solitario, ma la sua vita tranquilla cambia quando qualcuno scopre che il suo orecchio perfetto può essere usato per molto più che accordare strumenti. Da quel momento Niki si ritrova coinvolto in un gioco che non ha scelto e dovrà fare i conti con il peso del suo dono e con i limiti che gli ha imposto per anni. I duetti tra le strade e gli appartamenti lussuosi di New York, tra il protagonista Niki White (Leo Woodall), un talentuoso accordatore di pianoforti che soffre di iperacusia e per questo indossa sempre dei tappi per le orecchie, e Harry Horowitz (Dustin Hoffman), l’anziano proprietario della ditta di accordatura che sta perdendo l’udito, sono la parte più interessante del film anche perché caratterizzati da un umorismo che imprime al film inizialmente il tono della commedia che poi sfocia invece nel thriller e nell’heist movie (…)

Nella vicenda, la sceneggiatura scritta dal regista con l’inglese Robert Ramsey, praticamente fermo da Soul Men del 2008, introduce anche l’aspetto sentimentale attraverso il personaggio di Ruthie (Havana Rose Liu), una determinata studentessa di composizione che sogna di lavorare con un grande compositore (Jean Reno in un cameo di peso) e che mette in discussione la bussola musicale e morale del protagonista. Il meccanismo della sceneggiatura, che porta alle estreme conseguenze il gioco pericoloso del protagonista con i malavitosi russi, dipinti forse con un po’ troppa eccentricità e approssimazione, funziona e consente alla fine di mettere tutti i pezzi a posto e allo spettatore di ripensare al film che ha un andamento jazz contrappuntato anche dalle scelte musicali (come omaggio appare in un cameo addirittura Herbie Hancock) in linea con le percezioni auditive del protagonista…

Pedro Armocida – mymovies.it

      C’è una linea sotterranea che attraversa una certa deriva del crime-movie contemporaneo e che riguarda il corpo come dispositivo difettoso, alterato, imperfetto. Al suo centro, non più il professionista impeccabile del polar classico o il rapinatore ipercinetico del cinema post-manniano, ma figure marginali il cui accesso al crimine nasce precisamente da una menomazione. In questo senso Tuner – L’accordatore si inserisce in una tradizione laterale ma riconoscibile, fatta di personaggi che trasformano un’anomalia percettiva in uno strumento operativo: la Carla quasi sorda di Sulle mie labbra (2001), uno dei film più belli di Jacques Audiard, capace di leggere il labiale e infiltrarsi nei meccanismi della criminalità; il Baby di Baby Driver di Edgar Wright (2017), che sublima il proprio acufene in una grammatica ritmica della fuga. Daniel Roher, canadese, già apprezzato documentarista vincitore di un Oscar per Navalny (2022), intercetta questo immaginario ma lo svuota dell’euforia pop o della tensione sentimentale tipica dei suoi predecessori, scegliendo invece un tono più dimesso, malinconico, che guarda a un cinema di mestieri e relazioni consumate. Niki White, interpretato da Leo Woodall, è un ex prodigio musicale che convive con l’iperacusia: per lui ogni suono si amplifica, ogni rumore diventa una vera e propria abrasione fisica. Roher e il suo co-sceneggiatore Robert Ramsey costruiscono il film proprio attorno a questa sensibilità patologica, trasformando il design sonoro in materia narrativa primaria.

Tuner – L’accordatore non è soltanto un thriller che “usa” il suono, ma un racconto che prova a visualizzare la percezione uditiva del protagonista, lavorando su frequenze ovattate, improvvise saturazioni acustiche, silenzi artificiali e micro-rumori amplificati. L’idea più interessante di Roher consiste proprio nel collegare il gesto dell’accordare pianoforti a quello dello scassinare casseforti. Due attività apparentemente inconciliabili ma unite dalla medesima ossessione per la precisione millimetrica del suono. Il film insiste spesso sui dettagli meccanici: martelletti, corde, combinazioni numeriche, ingranaggi metallici. La macchina da presa entra dentro i pianoforti così come penetra nei sistemi di chiusura delle casseforti, creando una corrispondenza visiva piuttosto esplicita tra armonia musicale e architettura criminale. È un’intuizione forte, quasi teorica, che restituisce al cinema di rapina una dimensione artigianale ormai piuttosto rara nel thriller contemporaneo…

Alessio Palma – quinlan.it

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