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I bambini della Grande Guerra

Alessandro Bettero

Centenari e ultracentenari, e figli di soldati che combatterono al fronte, raccontano la Prima Guerra mondiale dal loro punto di vista. Sono le eccezionali e irripetibili testimonianze raccolte seguendo la linea del fronte dall’Isonzo all’Adige.
La guerra rappresentò per questi bambini di allora l’opportunità di assaggiare la marmellata degli inglesi, di procurare le lumache ai soldati francesi, di veder volare il dirigibile Zeppelin, di conoscere D’Annunzio ed Hemingway, di assistere alle violenze e alle atrocità della guerra, di sopravvivere alla terribile influenza spagnola… Ma anche di sperimentare la fame e la sofferenza, la rabbia e la morte, la speranza e il riscatto e, finalmente, la pace. Un grande messaggio di pace e di riconciliazione con in evidenza il ruolo avuto dalle donne rimaste a casa ad accudire i figli, tra violenze e privazioni.

 

 

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Il presidente

Santiago Mitre

Durante un vertice di Presidenti latinoamericani presso La Cordillera, in Cile, in cui si formano alleanze e strategie geopolitiche, il Presidente dell’Argentina Hernán Blanco si ritrova a vivere un dramma che potrebbe influire sulla sua situazione politica e familiare. A causa di suo genero, infatti, è implicato in un caso di corruzione. Decide quindi di far venire sua figlia Marina al summit, così da trovare protezione e guadagnare tempo per negoziare una via d’uscita, ma il summit darà anche occasione a padre e figlia di scavare nel reciproco passato… Un film d’impianto tragico, quasi scespiriano che, in un estraniante ambiente innevato, prova a scongelare i dilemmi esistenziali e le responsabilità politiche.

 

 

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La diseducazione di Cameron Post

Desiree Akhavan

In una cittadina del Montana, nel 1993, la giovane Cameron Post è sorpresa a baciarsi con una ragazza durante il ballo della scuola e viene spedita in un centro religioso, God’s Promise, in cui una terapia di riconversione dovrebbe “guarirla” dall’omosessualità. Insofferente alla disciplina e ai dubbi metodi del centro, Cameron stringe amicizia con altri ragazzi, finendo per creare una piccola e variopinta comunità capace di riaffermare con orgoglio la propria identità. Toni sfumati e precisione descrittiva dei personaggi per una critica senza esitazioni ad una mentalità oppressiva e ad una spiazzante dinamica “diseducativa”

SUNDANCE FESTIVAL: Gran Premio della Giuria

 

 

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La Flor

Mariano Llinás


Argentina 2018 – 808′

 LOCARNO – Il festival ticinese non è alieno dai film-monstre essendo stato tra i primi a far conoscere (e anzi a premiare col Pardo d’oro 2014) gli interminabili film del filippino Lav Diaz. Ma qui si è raggiunto il top, obbligando gli organizzatori ad uno sforzo anche logistico. Per arrivare alle quasi 14 ore di proiezione, la maratona è stata suddivisa in tre tappe di quattro-cinque ore ciascuna (con diritto a pausa fisiologica), ma allo stesso quasi nessuno è riuscito a vederlo proprio tutto (gli spettacoli cadevano negli ultimi tre giorni della rassegna, quando notoriamente il livello di attenzione e pazienza degli addetti ai lavori precipita).

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Vox Lux

Brady Corbet

Il film segue da vicino l’ascesa di Celeste dalle ceneri di un’immensa tragedia nazionale a superstar pop. Il film abbraccia un arco di tempo di diciotto anni, dal 1999 al 2017, delineando alcuni importanti momenti culturali attraverso lo sguardo della protagonista.


Usa 2018 – 1h 50′

 VENEZIA – Di suono, di luce. E di morte. Il cinema è un’arte composta di elementi primari e fondamentali e della consapevolezza che il loro compiersi sia frutto di un decesso annunciato. Ogni fotogramma, ogni bit, ogni vibrazione, cristallizza un istante di tempo, di vita, e li condanna a una reiterazione fantasmatica e illusionistica in cui il mezzo cinematografico decreta la fine annunciata dello scorrere del tempo. Sembra che per il giovane attore, e qui regista, Brady Corbet, il tempo, e la storia, sia una macchina infernale da scandagliare ed elaborare attraverso biografie inventate e plausibili di personaggi del loro tempo, di un tempo portatore di incertezze, mitologie, casualità.

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What You Gonna Do When the World’s on Fire?

Roberto Minervini

New Orleans, 2017: Judy cerca di salvare il suo bar nel quartiere nero di Tremé, nonostante i proprietari lo vogliano far chiudere; due fratellini cercano il giusto modo di crescere, aiutati dalla madre che vuole tenerli lontani dalla strada e dai guai che facilmente si abbattono sulle vite dei giovani di colore; i militanti del Nuovo Partito delle Pantere Nere per l’Autodifesa cercano giustizia per le vittime di omicidi a sfondo razziale, a partire da Alton Sterling freddato l’anno prima da due poliziotti bianchi..


Italia/Usa/Francia 2018 – 2h 3′

 VENEZIA – L’ultimo documentario di Roberto Minervini si pone già dal titolo come un’incisiva interrogazione aperta al mondo. Un quesito di certo non retorico e di difficile manipolazione, che tra le mani del regista marchigiano ormai trapiantato in America, cerca una modellazione, una messa in forma che diviene prima di tutto una voce fortissima, quella della comunità afroamericana di New Orleans, relegata per sua natura a una marginalità, a una schiavitù, a un’inconsistenza fisica e ideologica dal dominio e dal potere bianco. .

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Quando hai 17 anni


Damien e Thomas vanno a scuola insieme. Figlio di un medico e di un pilota in missione l’uno, figlio di due allevatori, adottato, l’altro. Si scontrano, fanno a botte, si calmano per poi ricominciare. E se l’identità sessuale spinge da una parte piuttosto che dall’altra diventa difficile, per due ragazzi della provincia francese, ammettere a sè stessi che l’amore può essere qualcosa con cui fare i conti in maniera matura quando ancora non si è cresciuti del tutto. Techinè si fa cantore di un’età difficile, ma lo fa con il coraggio e la grazia di chi osserva senza giudicare e senza voler impartire lezioni.

 

 

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La Favorita

Yorgos Lanthimos


The Favourite

UK/Irlanda/USA 2018 – 2h

75° Festival di VE: LEONE D’ARGENTO – GRAN PREMIO DELLA GIURIA
COPPA VOLPI – Olivia Colman,
migliore interpretazione femminile

 VENEZIA – L’ultimo film del regista greco Yorgos Lanthimos, La Favorita, presenta indubbiamente alcuni elementi di novità, che rendono il suo cinema più godibile, senza però togliergli coerenza. Non c’è più innanzitutto lo sceneggiatore di sempre, Efthimis Filippou: al suo posto Deborah Davis e Tony McNamara costruiscono una sceneggiatura brillante con dialoghi scoppiettanti.

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Non-Fiction

Olivier Assayas


Double vies

Francia 2018 – 1h 40′

 VENEZIA – Olivier Assayas torna alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia dopo Sils Maria (a Locarno nel 2014) e Personal Shopper (Miglior Regia a Cannes nel 2016) con un film-saggio che, alla lontana, pare completare e riformulare il discorso (più radical-chic che filologico) di Qualcosa nell’aria, film sul contesto politico e culturale in cui si è formata la sua generazione e la classe intellettuale di cui fa parte.

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C’est ça l’amour

Claire Burger


Francia 2018 – 1h 38′

 VENEZIA – C’est ça l’amour è il secondo lungometraggio di Claire Burger, il suo primo a firma singola (Party Girl – Caméra d’Or a Un Certain Regard nel 2014 – era codiretto con Marie Amachoukeli e Samuel Theis). Nel cast spicca il protagonista, il belga Bouli Lanners (premio Magritte come miglior attore non protagonista per Un sapore di ruggine e ossa) e la giovane ottima promessa francese Justine Lacroix.

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