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Partecipare
al Far East Film Festival
è ogni anno di più entrare a far parte di una comunità.
Lo percepisce il gruppo degli accreditati, sempre più
nutrito e fedele (quest'anno ha superato le duemila
unità); lo avverte il pubblico, curioso non solo dei
film ma anche di entrare (a sbirciare) in questo mondo
di appassionati; lo sente la schiera degli ospiti, che
ad ogni proiezione sperimenta l'abbraccio da caldo a
caldissimo della platea.
Quest'anno le star presenti sono state davvero molte e
sappiamo che l'avere in sala quasi ad ogni proiezione il
regista e/o il protagonista del film rende la visione
un'esperienza unica. L'apice in questo senso è stata la
consegna del Gelso d'oro
alla carriera a
Koji Yakusho da parte di Wim Wenders prima
della proiezione di
Perfect Days: in
sala si è provata, anche da parte dei più coriacei,
un'emozione vera nel vedere sul palco il rapporto
speciale tra i due, che aveva i segni di una sincera
amicizia. Il secondo premio alla carriera è stato
all'insegna della forza e dell'eleganza: in gara con un
film non facile, il malese
Mother Bhumi, la star cinese
Fan Bingbing ha parlato
di cinema e resilienza, scivolando come un'opera d'arte
sul palco. L'ultimo premio alla carriera è andato al
grande maestro hongkonghese
Yuen Woo-ping, (sue le coreografie di
Matrix e
Kill Bill), che ha
chiuso il Festival con
Blades of the
Guardians: Wind Rises in the Desert, un
western in cui le lame prendono il posto dei fucili, che
ha fatto finalmente godere gli appassionati del genere
arti marziali, un po' meno presente del solito.

Nel tempo
le opere in gara al Far East
sembrano infatti muoversi in una certa
direzione: prevalgono i film drammatici o le commedie
agro-dolci, mentre horror o noir si
contano sulla punta delle dita. Nel contempo la qualità
delle pellicole è senz'altro cresciuta: è difficile
ormai vedere produzioni al di sotto di un certo livello,
ma anche essere sorpresi da qualcosa di completamente
fuori norma. Questa tendenza a qualcuno può far piacere,
a qualcun altro meno, ma certamente avvicina il
pubblico: 70.000 spettatori sono una chiara risposta.
Con queste premesse, era difficile quest'anno fare
previsioni; però forse dal calore e la lunghezza degli
applausi finali si poteva intuire la vittoria del
giapponese Fujiko
di Kimura Taichi, che si è aggiudicato il
Gelso d'oro come
miglior film. La storia
è incentrata sulle difficoltà di una madre single negli
anni '70: ha colpito nel personaggio di questa ragazza
della porta accanto la scoperta progressiva di una
determinazione all'indipendenza quasi sconosciuta a se
stessa. Il film sa cambiare ritmo al momento giusto e
propone situazioni non scontate, ma la credibilità del
racconto deve molto anche alla freschezza dell'attrice
protagonista, alla sua prima prova.
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Fujiko |
La
ventottesima edizione ha proposto per la prima volta in
concorso un documentario,
The Seoul Guardians,
cronaca di un evento recentissimo della storia della
Corea del Sud: nel dicembre del 2024, di fronte alla
dichiarazione della legge marziale, l'immediata reazione
dei cittadini riuscì a far revocare il decreto,
sventando il colpo di stato. La documentazione tesissima
di questa giornata particolare da parte di tre registi
sul campo ha incollato il pubblico del
FEFF, che gli ha
assegnato il Gelso d'argento.
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The Seoul
Guardians |
Tra i
film fuori concorso un'opera proveniente dal Giappone ha
catalizzato l'attenzione dei media sia per la sontuosa
messa in scena che per il tema trattato: si tratta di
Kokuho - Il Maestro di
Kabuki, del regista sudcoreano
naturalizzato giapponese Lee Sang-il. Grazie alla
distribuzione della Tucker Film, la pellicola è uscita
nelle sale italiane in contemporanea al Festival. Sempre
nella stessa sezione è stato prezioso poter vedere il
documentario di Daniel Raim, The Ozu Diaries, in cui
sono le parole stesse del grande regista giapponese,
ricavate dai suoi diari, a svelarci aspetti inediti
della sua vita (il peso della guerra sino-giapponese) e
della sua personalità, a volte scanzonata e giocosa.
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Kokuho - Il
Maestro di Kabuki |
È
piuttosto evidente come, in questa edizione, tra i paesi
abbia dominato il Giappone, per il numero e la qualità
delle opere in concorso; tra le novità, una bella
finestra su Singapore e soprattutto la presenza per la
prima volta del Vietnam, in gara con ben quattro film.
Uno in particolare ha suscitato l'interesse del
pubblico, Tunnels:
Sun in the Dark, che racconta la guerra
del Vietnam dal punto di vista dei guerriglieri nascosti
nei tunnel sotterranei: alla pellicola di Bui Tach
Chuyen è andato il premio per
la migliore sceneggiatura.
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Tunnels: Sun in
the Dark |
Proprio
l'approfondimento della cinematografia vietnamita pare
sia uno dei propositi per il
FEFF 29, senza dimenticare però i trent'anni
dal ritorno di Hong Kong alla Cina. Dal punto di vista
degli spazi, il successo di questa edizione mostra la
necessità di un ampliamento e un'importante novità
potrebbe arrivare dall'apertura del Cinema Centrale:
significherebbe avere a disposizione nuove sale e
un'ulteriore radicamento del Festival nel tessuto
cittadino.
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Gelso d'Oro
Fujiko - KIMURA Taichi, Giappone
Gelso d'Argento
The Seoul Guardians - KIM Jong-woo, KIM
Shin-wan, CHO Chul-young, Corea del Sud
Gelso Nero (accreditati Black Dragon)
Fujiko - KIMURA Taichi, Giappone
The Seoul Guardians - KIM Jong-woo, KIM
Shin-wan, CHO Chul-young, Corea del Sud
Gelso Bianco
(opera prima)
Unidentified Murder,
KWOK Ka-hei, Jack LEE, Hong Kong
Gelso per la miglior Sceneggiatura
Tunnels: Sun in the Dark, BUI THAC Chuyen,
Vietnam
Gelso Viola (Mymovies)
5 Centimeters Per
Second, OKUYAMA Yoshiyuki, Giappone

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