agosto 2023

periodico di cinema, cultura e altro... ©
 

n° 84
Reg.1757 (PD 20/08/01)

 
 

FESTIVAL DI LOCARNO                                        

 

2-12 agosto 2023


  Fedele alla sua tradizione di Festival del cinema d'autore, Locarno quest'anno presentava una ricca offerta con più di 214 film, di cui 110 prime mondiali, distribuiti nelle varie sezioni: Concorso, Cineasti del presente, Pardi di domani, film che un pubblico numeroso (un 14% in più rispetto alla precedente edizione) ha potuto seguire oltre che nell'incantevole scenario della piazza Grande, nelle molte sale presenti eccezionalmente confortevoli.
Un'edizione entusiasmante che ha ribadito la centralità del Locarno Film Festival. La sua capacità di esplorare il cinema contemporaneo in tutte le sue forme...” secondo l'opinione del direttore artistico Giona A. Nazzaro, che, al suo terzo festival, ha confermato la sua idea di cinema come un mezzo per interpretare la contemporaneità, ma soprattutto per suggerire letture alternative del presente.
Se infatti altri grandi festival del cinema, come Cannes, Berlino e Venezia mettono l'accento sul concorso internazionale e sulla presenza delle star, Locarno – un po' per scelta e un po' per obbligo – privilegia gli outsider, i registi indipendenti, le figure esordienti e le narrazioni meno classiche, come testimonia la presenza, tra i nomi noti, di autori come Lav Diaz (con Essential Truths of the Lake), Radu Jude (con Do Not Espect Too Much From The End Of The World), Quentin Dupieux (con Yannick), Eduardo Williams (con El auge del Humano 3), registi che, nella loro diversità, sono accomunati dalla originalità dei linguaggi con cui si esprimono.

Su questa linea si collocano anche i premi speciali attribuiti quest'anno: il Pardo alla carriera al grande regista Taiwanese Tsai Ming-liang, il Pardo d'onore Manor al regista indipendente Harmony Korine, il Lifetime Achivement Award a Renzo Rossellini. Un occhio al passato è rivolto nella ricca retrospettiva curata da RobertoTurigliatto e particolarmente interessante si è rivelata la sezione dedicata al Cinema popolare messicano degli anni quaranta-sessanta curata da Olaf Moller.
La giuria internazionale, presieduta dall'attore Lambert Wilson ha assegnato il Pardo D'Oro al film iraniano Critical Zone di Alì Ahmadzadeh, al quale non è stato concesso di lasciare il suo paese e non ha potuto essere presente alla cerimonia. Un film girato clandestinamente tra le strade di Teheran.

Il premio speciale della giuria è andato ad uno dei film più interessanti di questa edizione, Do Not Espect Too Much From The End Of The World del rumeno Radu Jude e il Pardo per la miglior regia alla regista ucraina Maryna Vroda per Stepne.

I Premi per le migliori interpretazioni, per la prima volta gender neutral, sono stati attribuiti a Dimitra Vlagopoulou per Animal di Sofia Exarchou, storia socio-turistica di un resort in Grecia e a Renèe Soutendijk per Sweet Dreams di Ena Sendijarevic, fiaba horror su una famiglia olandese proprietaria di una fabbrica di canna da zucchero in Indonesia. La sezione Cineasti del presente ha premiato Dreaming and Dying, una storia rarefatta con incursioni nel fantastico di un rapporto a tre, del giovane regista indonesiano Nelson Yeo.

Appare evidente che le scelte della giuria si siano orientate verso un cinema di denuncia, che pone al centro della sua riflessione i temi politici più drammatici dei nostri tempi, ignorando i molti (troppi!) film presenti di carattere intimistico-adolescenziale, spesso fastidiosamente autoreferenziali. Scelta condivisa dal direttore Nazzaro, che nel corso della cerimonia di chiusura ha lanciato un appello accorato sulla "necessità che il cinema e l'arte in generale siano liberi di esprimersi e manifestare il proprio dissenso e la propria rabbia".

Cristina Menegolli

 
 

FESTIVAL DI LOCARNO                                       

 

Pardo d'oro alla carriera a Tsai Ming-liang


  Tsai Ming-liang ha illuminato con la sua presenza la 76esima edizione del Locarno Film Festival. Il grande regista malese naturalizzato taiwanese, invitato per ricevere il Pardo alla carriera, ha spaziato per alcuni giorni tra arte e cinema, a partire dall'incontro con il prof. Kevin B. Lee, col quale ha discusso di Cinema del Futuro, chiarendo il suo pensiero sul presente del cinema nell'esplorazione dei contesti sociali e sulle sue prospettive.
Il cinema di Tsai, da sempre attento alla ricerca estetica, si è nel tempo ancora più avvicinato al territorio dell'arte (con incursioni anche nella realtà virtuale - The Deserted), approdando a forme di collaborazione con importanti musei, come il Louvre di Parigi. Il connubio stretto col mondo dell'arte si è concretizzato anche a Locarno. Nello straordinario spazio espositivo del Rivellino di Leonardo da Vinci (l'unica costruzione militare da lui realizzata, ora parte di una galleria d'arte) il regista ha presentato alcune sue intallazioni: nell'antro buio e stillante umidità, come all'interno di una caverna, il pubblico ha potuto fare esperienza delle opere Your face (2018) e The Moon nd the Tree (2021). Poi, in un clima tra l'intimo e il conviviale, il regista non si è sottratto al calore dei suoi estimatori partecipando alla serata insieme a Anong Houngheuansy, uno dei suoi attori, che ha concesso anche una performance intonando un canto tradizionale.

La serie di incontri è continuata con la presentazione di uno tra gli undici lungometraggi realizzati nella carriera: Tsai ha scelto l'ultimo, Days, in concorso alla Berlinale nel 2020. Il regista ha sottolineato come l'opera sia nata per essere proiettata anche nei musei e scherzando col pubblico sulla "pazienza" che il suo film richiede, ha messo l'accento , con una sola battuta, sul suo tema centrale, il tempo. Nel raccontare l'incontro momentaneo tra due solitudini, quella di Kang (Lee Kang-sheng, l'attore feticcio di Tsai) e quella di Non (l'esordiente Anong Houngheuansy), il regista riesce a rappresentare lo scorrere del tempo nella realtà, dando spazio ai momenti in cui nulla accade. Nel contempo valorizza al massimo l'inquadratura, la sua costruzione e la sua durata, inducendo lo spettatore all'esplorazione dello spazio. Nella contemplazione scopri così micromovimenti all'inizio impercettibili (un elicottero che si posa su un lontano tetto) o il magnetismo di un oggetto: il catino fuxia sembra proprio un omaggio alla teiera rossa di Ozu, grande regista dello spazio vuoto e uno degli autori più amati da Tsai.

Il film è privo di dialoghi, con un unico pezzo musicale, il tema di Luci della ribalta di Charly Chaplin, che ha un'importante funzione: con il suo carattere struggente e il suo potere evocativo in poche note sviluppa uno sfaccettato discorso su ciò che resta di un incontro. Un altro brano composto da Chaplin era presente in I don't want to sleep alone (2006), bellissimo film, forse un po' dimenticato: questo filo rosso permette di notare l'evoluzione dell'autore nell'esplorare il tema della solitudine.
Il percorso di Tsai Ming-liang a Locarno si è infine concluso nella serata del 6 agosto in una Piazza grande gremita, dove davanti a 8.000 spettatori il regista ha ricevuto il Pardo alla carriera Ascona-Locarno Turismo. Con le sue opere e le sue riflessioni Tsai ci ha ricordato il ruolo fondamentale dei festival nel far conoscere e dare visibilità al cinema non commerciale: ha poi suggerito che un'alternativa alle sale tradizionali potrebbero essere i musei, se ospitassero una catena di sale per dare spazio a opere e autori che, come lui, si ribellano nei confronti dei dettami del mercato e interpretano il cinema come continua ricerca nel campo di quella che è una delle maggiori arti figurative del nostro tempo.

Licia Miolo

 
 

in rete dal 27 agosto 2023

 
 

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