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Archiviata la pratica
anni del muto,
ci sono almeno due titoli che vanno citati prima di arrivare
alla svolta epocale di
Ombre rosse. Da una parte
Il grande sentiero, la prima incursione nel genere di Raoul Walsh, che consacra
con grandi coreografie naturali la coraggiosa avventura dei
pionieri, dall'altra, con
La conquista del West, il ribadirsi, per quanto riguarda Cecil
B. DeMille e il suo cinema, di una visione eroica e
spettacolarizzata della storia, approfittando del sonoro per
far duettare, con sottile finezza, i suoi protagonisti.

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Nella
scia di Cruze, lo sguardo di Walsh è ancora più
attento all’affresco della carovana. L’inquadratura è a
ridosso dei carri, cercando di immedesimarsi con la vita
dei pionieri. Quella di Walsh è un’epica a tutto tondo
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DeMille sa maneggiare con sfrontata simpatia il
western, lo indirizza con sicurezza nei canoni che in
quegli anni stavano definendo il genere; ha splendide
finezze di scrittura e momenti di regia memorabili
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Ezio Leoni |