Anything Else
Woody Allen
- USA 2003 - 1h 48'


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   A cosa serve un alter-ego? A raddoppiare il punto di vista, a dire più cose. A distaccarsi dal proprio personaggio e guardarlo dall'esterno, a vedere la realtà con altri occhi, ad entrare in dialettica con se stesso, a rileggere le proprie manie e scoprirne di nuove...>> Gia in Celebrity Allen aveva sentito il bisogno di un volto (corpo) giovane che lo sostituisse sulla scena (Kenneth Branagh), ma lì il tormentone era essenzialmente artistico, ora, cinque film più maturo e con nel cuore (newyokese doc) la tragedia dell'11 settembre, Woody  si sdoppia, costruisce per sé un personaggio di spalla, sembra farsi da parte, ma più che mai l'Allen-pensiero entra in campo e fa da mentore al suo pubblico e ai suoi concittadini, mentre "accudisce" uno scrittore comico in erba (Jerry Falk),  al quale dispensa, attraverso gag ed esperienze di vita, immancabili pillole di saggezza. Il Jason Briggs di American Pie presta la sua incertezza giovanile ad un personaggio  che, di Allen, incarna fisime e nevrosi, riproponendo un campionario esistenziale aggiornato all'aria cinica del nuovo millennio. Il suo perdersi per un amore esclusivo non trova rispondenza nell'intellettualismo di una Diane Keaton (Io e Annie) bensì nella passionalità contraddittoria di Amanda-Christina Ricci (>), le dinamiche familiari si estremizzano in una quasi-suocera invadente e balzana (Paula-Stockard Channing), le sedute psicanalitiche evidenziano la loro irrisolutezza nello sconfortante silenzio dello strizzacervelli di turno, non manca un agente teatrale inetto (Danny De Vito) morbosamente legato al suo (unico) cliente. Jerry non sa lasciare nessuno, guarda in macchina (come faceva Woody nei suoi primi film) e ce lo racconta, si affida al suo collega più anziano (David Dobel) per sbrogliare la sua tormentata matassa, amorosa e professionale, e proprio David-Woody (che non ha mai voluto lasciare la sua Manhattan!) lo incita a fare il grande salto e a trasferirsi in California... Ma non è l'unico paradosso che destruttura l'universo alleniano: lui, l'uomo mite e indifeso, propugna qui una aggressiva filosofia di sopravvivenza (>>), spacca a  colpi di crick il parabrezza dell'auto di chi lo ha vessato, racconta di aver sparato ad un poliziotto, esasperato dal sentirgli dire che "Auschwitz era un parco a tema". Il peso incombente della storia - quella ebraica, di sempre, quella recente della New York violen(ta)ta dal terrorismo - trova spazio nel gioco dell'alter-ego (Dobel è ossessionato dalla memoria dell'olocausto, ammonisce che "il mondo è il cancro, l'elettrochoc e la camera a gas"), si stempera nella limpidezza stilistica di un cinema fatto di parole e battute che si librano in vorticosa leggerezza, di inquadrature di soave classicità, di immagini sature dei morbidi colori di New York. Nel suo transfert liberatorio Allen disquisisce ancora una volta di arte, vita e sesso ("sentirsi rifiutare i rapporti provoca il cancro..."), concede una chance alla precarietà dell'esistere ("anche un  orologio fermo, due volte al giorno segna l'ora giusta"), diffida una volta per tutte la pratica dell'analisi(>>>), lascia al tassista di turno (figura chiave del cinema americano!) il riformulare, in chiusura, la frase-titolo di questa sua 33a opera: il mistero inesplicabile della vita? "You know? It's like anything else".  È come tutto il resto della vita, come tutto il resto dell'incomparabile cinema di Woody (Jerry/David) Allen.

ezio leoni - MC magazine 8 - ottobre/novembre 2003

 



> ti ho tradito, ma solo a scopo terapeutico. In fondo l'ho fatto per te. Volevo sapere se riuscivo ancora ad avere orgasmi multipli

>> devi costruirti un kit di sopravvivenza, devi imparare a smontare e rimontare il fucile anche al buio

>>> da giovane sono stato in manicomio. Una ragazza mi aveva lasciato. E arriva questo psichiatra che mi dice: "Ora dobbiamo capire le ragioni del tuo disagio". "Quali ragioni - dico io - io voglio quella ragazza" "Certo - dice lui - ma è un problema con tua madre" "Macché madre, io voglio quella ragazza!" "Non essere aggressivo, ora analizziamo, vediamo, studiamo..." "Ma non c'è nulla da studiare, io voglio quella ragazza". Quando gli ho rotto un estintore in testa mi hanno detto che avevo tendenze violente e mi hanno messo la camicia di forza"

LUX - ottobre 2003     TORRESINO - novembre 2003