Cargo 200
Alexey Balabanov - Russia 2007 - 1h 29'


GIORNATE DEGLI AUTORI 2007


     Russia 1984: due uomini nel terrazzo di una casa di una squallida periferia discutono della vita, bevendo birra e mangiando pesce affumicato: uno è un ufficiale dell'Armata Rossa e l'altro un professore di "ateismo scientifico" all'università. Sembra una scena di un vecchio film sovietico. Ma quando l'automobile del docente nel suo viaggio verso casa, a causa di un guasto, si ferma nel bel mezzo della notte in aperta campagna e lui si reca a cercare aiuto in un casolare sperduto, ci troviamo catapultati in un'atmosfera da "non aprite quella porta". Tutto ciò che accadrà in seguito non ha nulla da invidiare al più efferato horror americano, solo che qui niente sembra avere un senso: le azioni e i dialoghi dei personaggi sembrano dettate da pura irrazionalità, annaffiata da litri di vodka; lo sviluppo della vicenda attorno al rapimento della figlia del segretario del partito comunista ad opera di quello stesso capitano di polizia che è incaricato delle indagini, non segue un percorso rettilineo, ma gli eventi sembrano incastrarsi casualmente e la violenza esplode quando meno te la aspetti. I modi della narrazione rimandano alle pagine di alcuni scrittori russi dell'ultima generazione che raccontano la Russia pre e post Perestroika, dalla violenza provocatoria di Sorokin in Ghiaccio al disincanto di Kaminer in Militarmusik all'allegoria de La freccia gialla di Pelevin. In effetti Balanov, che in Brother aveva raccontato la Russia post-comunista, dichiara: "Cargo200 è un film sul 1984 così come lo ricordo io, come lo immagino e lo vedo. Volevo fare un film d'impatto, sulla fine dell'Unione Sovietica e ci sono riuscito... Questo film è come ricordo quell'epoca."
Sui singolari personaggi che si muovono nel film incombe la realtà di un paese che sta colassando, con una classe dirigente super corrotta e sullo sfondo una guerra in Afghanistan dalla quale tornano ogni giorno aerei carichi di bare di soldati ("Cargo 200" è il loro nome). E allora la vicenda, che pure si ispira ad un fatto realmente accaduto, come sostiene il regista assume il valore di una metafora di un intero paese. Raccontata con uno stile visionario ed eccessivo, nella migliore tradizione russa.

Cristina Menegolli - MC magazine 20  settembre 2007