Giocando nei campi del signore (At Play in the Fields of the Lord)
di Hector Babenco - USA 1991 - 3h 5'

  

Da un regista acre e sanguigno come il brasiliano Hector Babenco (Pixote, Il bacio della donna ragno) era difficile aspettarsi un'operazione "ecologica" acquietante nel tradurre in immagini At Play in the Fields of the Lord, romanzo già di per sé complesso e radicale pubblicato quasi trent'anni fa da Peter Matthiessen: il fascino e l'esotismo della foresta amazzonica, il funereo destino delle culture primitive soggiogate dai ciechi interessi della "civilizzazione", l'avidità senza scrupoli degli "ambasciatori" politici, le anime contrapposte della cristianizzazione e dell'azione missionaria... Accanto alla verve di idealismo e di denuncia originari ci sono così, nel film di Babenco, una caratterizzazione esasperata dei personaggi, un'incalzante dinamica nel contrapporsi continuo delle loro posizioni, ma vi è pure un'irrisolta tensione stilistica (forse distorta dalle esigenze spettacolari legate al ricchissimo budget) ed una conseguente convenzionalità descrittiva che, nelle debordanti tre ore di proiezione, non sempre riescono a mantenere drammaturgicamente coinvolgente l'evolversi della vicenda. La quale comunque sa delinearsi compiutamente all'interno di quel cinema ecologico-ambientale che in questi anni molti autori hanno affrontato (La foresta di smeraldo, Mosquito Coast). Giocando nei campi del Signore trova infatti una straordinaria forza evocativa nella simbiosi etnica che vive il protagonista Tom Berenger, l'avventuriero-pellerossa che, abbracciando la cultura degli indios, si integra nella tribù indigena dei Niaruna, ma che, fatalmente, sarà per essa il responsabile involontario di una totale rovina. La contraddizione del suo essere contaminato-contaminante è la contraddizione stessa del Babenco di oggi, attento ancora all'afflato sociale del suo cinema, ma "contaminato" dall'autocompiacimento e dagli schematismi dell'industria made in Hollywood.

e.l. pieghevole LUX - settembre/novembre 1992