Giro di lune tra terra e mare di Giuseppe M. Gaudino - Italia 1997 - 2h 5'
I vesuviani
di Corsicato, De Lillo, Capuano, Incerti, Martone - Italia 1997 - 2h 5'

  

Se c'è una considerazione da fare a latere (ma non marginale) sulla nuova mostra-gestione Laudadio è che lo spazio concesso al cinema italiano è stato tale da delineare una panoramica certamente indicativa dello "stato delle cose". Innanzi tutto "la scuola napoletana": le virgolette sono indispensabili anche perché registi come Martone, Capuano e Corsicato pare non si vogliano riconoscere in una "scuola" aggregante. Eppure l'identificazione è corretta, anche alla luce del loro film I Vesuviani, presentato in concorso a fianco di Giro di lune tra terra e mare, opera di un altro autore campano, Giuseppe Gaudinofilm successivo in archivio. In entrambi i film lo sguardo d'autore č intriso di una partecipazione viscerale alla dignitą e alla vitalitą della propria terra. Gaudino in particolare si butta a corpo morto nell'elegia della sua Pozzuoli, vista in disfacimento attraverso le peripezie e di una famiglia di pescatori in continuo migrare da una dimora all'altra (minacciati dal bradisismo e dall'inquinamento che mette al bando la coltivazione delle cozze) e sublimata nella sua aura mitica attraverso fantasmagorici inserti sulla storia epica della Sibilla, di Agrippina, di Nerone. Alla fotografia solare della contemporaneità, corrisponde, per le antiche gesta, una cromia buia, sgranata come nelle pellicole del cinema muto, e se la famiglia puteolana parla in dialetto, i personaggi del mito si esprimono in latino (per entrambi intervengono i sottotitoli)... L'incuria del presente contrapposto alla nobiltà della origini, alla forza della tradizione (c'è anche un richiamo a Pergolesi): l'idea è suggestiva e coerente ma il risultato, specie nelle rievocazioni, è scalcinato e tedioso. Così l'apprezzamento per l'impegno artistico di Gaudino si ferma all'ispirazione e la stessa sensazione d'insieme si prova di fronte a I Vesuviani, opera forse penalizzata proprio dall'inserimento in concorso, in un ambiente esigente come quello del festival veneziano. Le cinque storie raccontate hanno infatti più l'aria del divertissement, che dell'approfondimento culturale, ma anche in quest'ottica il lavoro di Martone e soci ha il fiato corto. Le super-donne motocicliste di Pappi Corsicato (La stirpe di Iana) non sono più che una scanzonata avventura al femminile, in Maruzzella Antonietta De Lillo non sa andar oltre al fascino ambiguo del suo protagonista (Enzo Moscato), star "alternativa" di un sala cinematografica a luci rosse, l'allegoria di Sofialorén (Antonia Capuano) è pressapochistica e squallidamente farsesca, e, visto che anche Stefano Incerti non riesce a manovrare con compostezza forme e contenuti di Il diavolo nella bottiglia, tutta l'attenzione si posa su La salita, di Mario Martone, che affronta di petto la nuova realtà politica napoletana e accompagna "il sindaco" (il riferimento è proprio ad Antonio Bassolino) in una surreale passeggiata lungo l'impervio crinale del Vesuvio. C'è spazio per vari personaggi di simbolica napoletaneità (dal nobiluomo alla prostituta) e a situazioni emblematiche come quella di cantiere di lavoratori minorenni (sempre troppo lontano per potervi intervenire), ma l'incontro più significativo è quello con il corvo pasoliniano di Uccellacci e uccellini... Pur nella sua compostezza intellettuale anche l'episodio di Martone non convince fino in fondo ma, soprattutto, stride ulteriormente nel puzzle compositivo de I Vesuviani che, tra farsa e metafora, resta sbiadito e talvolta fastidioso.

e.l. La Difesa del Popolo 14/9/97

TORRESINO - incontri con il cinema italiano ottobre/dicembre 1999