Grazie, signora Thatcher (Brassed Off)
Mark Herman - Gran Bretagna 1997 - 1h 45'

 

  Una saga minore - tutta imperniata sulle vicissitudini di una comunità mineraria inglese, la cui dignità e sopravvivenza sono minacciate dall'incombente chiusura degli stabilimenti - narrata con straordinaria levità stilistica e nitore quasi fordiano, nella quale ogni sorriso, ogni grinza di volto operaio, ogni essenziale movimento di macchina assumono una valenza universale. Spezzati nel vivere quotidiano e negli affetti familiari dalla scellerata politica del premier Thatcher, gli uomini e le donne di Grimley riusciranno nonostante tutto a ritrovare temporanea ed amara dignità stringendosi intorno alla banda d'ottoni del villaggio, ultimo baluardo di una smarrita autostima, fino al trionfale concerto all'Albert Hall, in una conclusione commovente e concisa che nulla concede ad happy end consolatori.
L'apologo, nitido e stringato, scivola qua e là nel melodramma, ma il racconto ed il messaggio sono forti e commoventi grazie ad un cast davvero straordinario: facce di devastata autenticità come quelle di Pete Postlethwaite e Stephen Tompkinson, padre e figlio splendidi e dolceamari in contrappunto ai giovani amanti proletari e forse un poco più scontati di Ewan McGregor e Tara Fitzgerald. La limpida connotazione emotiva del film di Herman, cui nulla toglie una regia piana e asciutta dalle connotazioni neorealistiche e molto britanniche, dà il meglio di sé nei siparietti di vita quotidiana - di fulminante ironia - e soprattutto, per converso, nelle immagini dei concerti della piccola banda. Le stridenti sonorità degli ottoni cui siamo abituati da tempo si stemperano inaspettatamente in melodie profonde e struggenti e il formidabile cast, d'intesa perfetta, riesce a trasformare l'umiliazione della sconfitta in folgorante redenzione.

Andrea Ferrari– Ciak