Mistress America
Noah Baumbach - USA 2015 - 1h 24’


   ...Noah Baumbachfilm precedente in archivio non è una star della regia. Però si è assicurato un pubblico fedele con film a piccolo budget delicati e intelligenti (...) storie di gente normale, imperniate sui sentimenti, le difficolta di affrontare l'età adulta, le famiglie che si disgregano e si ricompongono. Il tutto mantenendo un benefico equilibrio tra serietà e humour. Ora torna con una commedia a venature amare che è un po' - anche se in modo 'ufficioso' - il seguito di Frances Ha. La protagonista è la stessa (...) e il suo personaggio, Brooke, è una Frances con qualche anno in più, ma che non ha ancora trovato una stabilità professionale, né sentimentale. (...) La parte migliore comincia quando le ragazze vanno a far visita a due vecchie conoscenze di Brooke (...). Qui si svolge un gioco delle parti pieno di umorismo, con momenti di assurdo che evocano Woody Allen (...). Piccolo inno all'indipendenza e alla marginalità di chi non accetta di omologarsi, quasi senza parere Mistress America raggiunge un'intensità inaspettata attraverso mezzi semplici: gesti, sguardi, posture e dettagli di comportamento che la macchina da presa di Baumbach sottolinea con una naturalezza solo apparente; ma che danno, invece, sostanza e umanità al personaggio, cui Greta Gerwigh presta doti di attrice raffinata..

Roberto Nepoti - La Repubblica

   Uscendo da Frances Ha, film precedente della coppia Noah Baumbach/Greta Gerwig (...), ci auguravamo di ritrovare la biondina stramba del titolo in una nuova puntata delle sue avventure di eterna immatura. Desiderio realizzato, o quasi. La Brooke di questo nuovo episodio non è Frances qualche anno più tardi ma le somiglia parecchio. Non solo perché l'interprete è la stessa, ma perché anche Brooke è una ragazza con mille talenti e nessuna certezza. E come lei vive in un mondo (il nostro mondo, o meglio quel concentrato di Occidente chiamato New York) che ha cancellato l'idea stessa del fallimento o del conflitto per sostituirla con una serie infinita di aspettative. Un mondo fatto di buone scuole, buone maniere, buon reddito, che però rimanda in eterno lo scontro e a volte sospende i ragazzi in un limbo a tempo indeterminato. Un mondo in cui tutti dicono 'Io', ma incontrarsi è difficile perché tutti quegli 'Io' sono protetti da spesse corazze di gusti, idiosincrasie, progetti, ambizioni. E hanno imparato a maneggiare l'umorismo prima del loro stesso corpo, come si vede in tante combattute scene d'amore dei film di Baumbach. L'idea nuova è che qui di ragazze in campo ce ne sono due, e Mistress America racconta come non possano fare a meno di amarsi e tradirsi. (...) se Lola Kirke è una scoperta, la Gerwig è ormai una certezza, anzi in futuro dovrà stare attenta a non restar prigioniera di un personaggio che le sta alla perfezione. È come se Woody Allen e la Diane Keaton di Io e Annie avessero avuto una figlia che oggi emana fascino e nevrosi, talento e inconcludenza (...) in Mistress America sono tutti più o meno infantili, contorti, bugiardi, velleitari, pronti a rubarsi le idee, i fidanzati e pure i gatti di casa. Terreno fertile per Baumbach, che sa nascondere cose enormi in piccoli dettagli, uno sguardo, mezza parola, una scena troncata a metà. E mentre ridiamo 'dentro', come capita solo con certe commedie americane, capiamo tutto di questi 20-30enni sommersi dai social media ma in debito perenne di realtà, che scivolano sulla vita come pattinatori sul ghiaccio. Cadendo anche rovinosamente ogni tanto.

Fabio Ferzetti - Il Messaggero




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La solitaria matricola universitaria Tracy era arrivata a New York piena di aspettative per la nuova esperienza, ma la vita del college e la grande metropoli non si rivelano all'altezza delle attese. Tutto cambia quando incontra Brooke, la figlia del compagno di sua madre, una trentenne folle, energica e seduttrice che vive a Time Square. Brooke, infatti, farà scoprire a Tracy il lato di New York che lei ha sempre sognato, coinvolgendola in un vortice di avventure... Nelle commedie leggiadre di Noah Baumbach si respira l'aria della commedia sofisticata hollywoodiana, rivisitata alla luce dei tempi attuali e quindi meno glamour, ma imbastita con altrettanta finezza e ironia. Interpretato dalla deliziosa Greta Gerwig, brillante nei dialoghi, efficace nei ritmi di regia, il film scorre divertente, segnato da una sottile malinconia: come di fronte allo spettacolo di una fragile giovinezza che volteggia sul nulla.

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LUX - aprile 2016

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