Notte di stelle
di Luigi Faccini - Italia 1991 - 1h 29'

  

"Notte di stelle è una favola urbana. Ma, prima di parlare del progetto poetico e stilistico, occorre spiegare il progetto "di vita" dal quale esso nasce. Tutti i miei film (ed in particolar modo questo) si basano su una mia reale esigenza di studio. Dietro Notte di stelle c'è un lavoro di ricerca antropologica, una ricerca sul campo condotta per lungo tempo. Tutto cominciò con un laboratorio cinematografico allestito per i ragazzi del carcere minorile di Casal del Marmo..." Le premesse in fase di pre-produzione si traducono apertamente, in Notte di stelle, in dinamiche narrative poiché il primo protagonista, Carlo, è appena uscito dal carcere e Lucio, l'amico che lo accoglie, opera nel centro sociale del quartiere (il Tor Bella Monaca, esempio di avanguardia architettonica e degrado civile) filmando la realtà con spirito pasoliniano, in attesa di girare un video a soggetto proprio con Carlo come protagonista, in una storia fatta di pugilato e di morte, di sconfitte pubbliche e di rivalse interiori.
"Il titolo del mio film si riferisce al margine fra la realtà, che è sempre aspra e dura, e l'immaginazione; al margine tra l'esistenza quotidiana ed una vita immaginaria, sognata. Se non ci fosse questa articolazione tra realtà ed immaginario, ci suicideremmo tutti, in massa: è quel che ci consente di arrivare fino a domani. Notte di stelle è proprio immaginare che il mondo sia bello, anche in mezzo alle belve. In realtà nella vita non ci sono stelle..." Ma in Notte di stelle c'e Luana, dolce blues-singer, inguaiata a cantare il liscio in squallide balere, che unisce e divide i due amici, in aperto contrasto nel modo di intendere ed affrontare l'esistenza, ma capaci di riconciliarsi con la poesia della vita di fronte al cielo in una notte stellata. "Lucio guarda il cielo stellato insieme a Luana. Si sono appena incontrati ed hanno incominciato a volersi. Lei dice: - Non c'è nulla di più bello di un cielo stellato! - Lui invece fa: - A me le stelle mi svuotano la testa. Il senso del film sta proprio in questa dialettica: un tentativo di esser vivi ed essere reali, stando dentro le cose, mentre la tentazione è quella di scappare". Utopia e pessimismo, solitudine e bisogno di solidarietà: sogno e disperazione incarnati in Carlo che dipinge affascinanti graffiti ma non sa tenersi lontano dalla droga e dal nichilismo ("non so' nessuno, non credo in niente, non vado da nessuna parte"); aspirazioni, impegno ed amicizia vissuti sulla pelle da Luana e Lucio, decisi a continuare la loro strada, per ascoltare la "voce" delle canzoni e quella della gente, per mescolare finzione narrativa e documentario poetico.
Faccini contamina le immagini del suo cinema con quelle video del suo alter-ego filmico, non ha paura di rischiare la retorica o la banalità, fermo in un'ispirazione "alta" (la dedica in apertura è "ai ragazzi delle periferie invisibili") e in una concretezza sociale che non vogliono essere "giustificazione" bensì stimolo interpretativo in un'opera (in)compiuta al limite della contraddizione artistica: "Il mio fine non è mai il cinema, bensì la crescita. Il cinema come fine lo trovo quasi repellente come modo di agire nei confronti della realtà. E' in questo senso che io non mi sento un regista: non m'interessa fare film che abbiano successo. Lo trovo poco appagante, poco interessante e perfino poco morale"

e.l. pieghevole LUX - settembre/novembre 1992

Filmografia di Luigi Faccini

1976 Il garofano rosso
1985 Inganni
1988 Donna d'ombra
1991 Notte di stelle