La piccola Lola (Holy Lola)
Bertrand Tavernier - Francia 2005 - 2h 8'


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da Il Sole 24 Ore (Luigi Paini)

      La piccola Lola, di film precedente in archivio Bertrand Tavernier, racconta un’assenza. Quell’unica cosa che manca per rendere felice la vita in comune di Pierre e Gérakllne: il bambino che non hanno potuto avere. Ancora giovani, senza problemi economici, i due si sono accorti da tempo di essere sterili. L’unica soluzione è dunque quella di adottare un figlio.
II film inizia con il loro arrivo in Cambogia dove, queste sono le informazioni, la faccenda può essere sbrigata senza eccessive difficoltà. Ma si sbagliano, e di molto. Innanzitutto il Paese continua a essere estremamente povero, dominato da una burocrazia ossessiva, e con ancora aperte le ferite della follia omicida dei khmer rossi. E poi la concorrenza è spietata: arrivano coppie non solo dalla Francia, l’ex potenza coloniale, ma anche dagli Stati Uniti, e con un sacco di dollari che, quando le pratiche da sbrigare sono in quantità enorme, servono sempre per rendere più “scorrevoli” gli impiegati.
Per Pierre e Géraldine, come del resto per tutti gli altri, la prova si fa subito ardua. Annunci improvvisi di orfani “disponibili”, seguiti da altrettanto improvvise disillusioni; funzionari nervosi, corrotti, sempre assenti, che rendono la ricerca quasi impossibile; giri estenuanti per istituti sparsi nella capitale e sul territorio circostante, sempre con la speranza di trovare il neonato giusto, il direttore disponibile, il colpo di fortuna che può risolvere in un attimo la situazione. Il viaggio si rivela però molto produttivo, anche quando sembra senza soluzione: ci si impara a conoscere, si approfondisce il rapporto di fronte alle difficoltà, ci si rende davvero conto che non si tratta solo di un capriccio. E, soprattutto, si vede con occhi nuovi la tragica realtà del Terzo mondo: le strade percorse da una torma di esseri umani in lotta per la pura sussistenza, i quartieri fatiscenti, i tanti mutilati dalle mine antiuomo che continuano a mietere vittime. Arriverà, infine, la piccola Lola, e troverà due genitori molto più maturi di quando sono partiti.

da Film Tv (Enrico Magrelli)

      Le piogge monsoniche, i mercati odorosi, le strade malridotte, il traffico, gli insetti fastidiosi, gli sciami di motorette, i caotici sfondi urbani e la campagna, il caldo afoso, i piatti piccanti, l'economia di strada, i visi. La macchina da presa di Bertrand Tavernier si lascia irretire dalla Cambogia. Pedinando il calvario burocratico ed emotivo di una coppia, Pierre (Jacques Gamblin) e Geraldine (Isabelle Carré), arrivata in Asia per adottare una bambina, il regista denuncia/constata il "mercato" delle adozioni e racconta, con un rispetto e una discrezione rosselliniana, il presente di un Paese in cui il ricordo degli orrori dei khmer rossi non è svanito. Il film non è né un polemico dossier da inchiesta televisiva né un generico docu-fiction: lo stile e la forma riflettono un punto di vista morale. Scritto anche dalla figlia di Tavernier, La piccola Lola per 128 minuti (qualche taglio in più non avrebbe minato l'intreccio) si sintonizza sulle preoccupazioni, i picchi nervosi, i sorrisi, gli scoramenti, le ansie, la scelta di "paternità" e di "maternità" dei due protagonisti e delle altre coppie bloccate negli alberghi cambogiani in un'assurda lista d'attesa. Adozione e commercio dei bambini, corruzione e traffici illeciti, fax e moduli, firme e timbri, "donazioni" e visti, lacrime dei piccoli e commozione degli adulti in un film incalzante e ammirevole.

i giovedì del cinema invisibile TORRESINO ottobre-dicembre 2005