Si alza il vento (Kaze tachinu)
Hayao Miyazaki
- Giappone 2013 - 2h 6'


Venezia 70- Concorso



 

   L'accoglienza riservata a The Wind Rises all'ultima Mostra del Cinema di Venezia (come, qualche anno addietro quella rivolta a Ponyo) evidenzia l'ancora arrogante cecità critica dedicata al cinema d'animazione – aggravata dalla consegna del premio più importante a un documentario. Un'ottusità che rimbalza tra incompetenza e sterile chiacchiericcio polemico, offuscando, anche se evidentemente solo nel breve termine, la grandiosità di un film. E mentre grossolane e imprudenti provocazioni sull'etica progressista del film si sono velocemente volatilizzate, perché adagiate su una spocchiosa superficialità, appare piuttosto chiaro che si debbano fare i conti con la triste realtà che questa è l'ultima regia del maestro giapponese. Un confronto fondamentale che ci spinge con ancora più convinzione a voler mettere in evidenza la profonda e complessa macchina cinematografica che questo lavoro rappresenta. Durante la prima proiezione stampa, e prima del commosso addio al cinema da parte del regista, ogni sequenza del film confluiva nella medesima, dolorosa, soluzione: salutare le migliaia di spettatori che dal '63 a oggi hanno compiuto viaggi meravigliosi tra foreste incantate e isole sospese, a bordo di castelli erranti, a cavalcioni su una scopa, o sulle ali di un traballante aeroplano.

Il sogno del piccolo Jiro di progettare aeroplani e della sua vita da adulto come ingegnere nell'industria bellica trasportano innanzi tutto lo spettatore in una dimensione quasi inedita nel cinema di Miyazakifilm precedente in archivio, un reale che lascia sì spazio al calore del sogno e al respiro del fantastico, ma che non abbandona mai la brutalità della storia: non la schernisce come in Porco Rosso (“Meglio porco che fascista” brontolava il maialone aviatore protagonista del film), né il rimboccarsi le maniche (come faceva la piccola Chihiro de La città incantata) è sufficiente ad annientare il buio della sofferenza. Il film ha un impianto melodrammatico solidamente cinematografico che attraversa la storia del Giappone – dal devastante terremoto del '23 (disegnato in una sequenza di rara potenza drammatica) al tragico conflitto mondiale – e la biografia del regista (la malattia della madre, la professione del padre e la passione per il volo), che trova nel vento del titolo ancora una volta il vettore ideale di emozioni e ispirazioni.

La matita di Miyazaki ci restituisce il potere della natura, fuoco, acqua e terra che non sono più semplici elementi dopo la visione di Monoke Hime o Totoro, e nemmeno l'aria che solletica l'ispirazione; la sua messa in scena è in grado di rallentare e dare forma a quell'istante fulmineo e fanciullesco che innesca l'atto di creazione. Tra l'illuminazione creativa e l'azione dunque si apre la voragine del mondo reale, dalle sembianze non idealizzate, concrete e pertanto sconvolgenti. L'opera del cineasta nipponico è sempre stata profondamente politica e pacifista perchè rivolta con convinzione a rappresentare le atrocità di cui è capace l'essere umano. Ma la passione, intesa essa come amore e dedizione, verso chi ci accompagna nel viaggio della vita o dedicati ai nostri sogni, Miyazaki ci ricorda, una volta per tutte, che non va abbandonata mai. Sarà necessario sacrificarsi, fare numerose rinunce, ma sostenerla e dedicarla a chi ci circonda è un atto d'amore totale, come lo è stato l'intera sua carriera.

Valentina Torresan - dicembre 2013 - pubblicato su MCmagazine 35