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I dodicenni, Gordie (Wil Wheaton), Chris (River Phoenix), Teddy (Corey Feldman) e Vern (Jerry O'Connell) vivono nella piccola Castle Rock, in Oregon. I quattro, dopo essere venuti a conoscenza che in un bosco poco distante c'è il cadavere di un loro coetaneo, decidono di partire per cercarlo... Una delicata opera di formazione, uno sguardo su quell'età inquieta che è l'adolescenza, in bilico tra la voglia di continuare a giocare e l'urgenza di crescere. |
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Veri
adolescenti, ritratti con occhio autobiografico-nostalgico, quelli che, di
diritto, aprono questo excursus: escono dai ricordi di Gordie, adulto
romanziere - io narrante (Richard Dreyfuss), dalla penna di Stephen King
(autore del racconto ripreso in sceneggiatura da Raynold Gideon e Bruce A.
Evans), vivono sullo schermo, coi modi sfacciati di
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ezio leoni - Se Caronte è un gigantesco coniglio bianco… [IL VIAGGIO DELL'EROE - edizioni Falsopiano] |

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"Non
avevo ancora tredici anni la prima volta che vidi un essere umano morto.
Era l’estate del '59. Molto tempo fa... ma solo se misuriamo il tempo in
anni". Con queste parole si apre Stand By
Me,
terzo film di Rob e piccola sorpresa di fine stagione per almeno tre
ragioni. Perché racconta uno di quei "riti di passaggio" ricorrenti nel
cinema e nella letteratura Usa (da Salinger al
Laureato
e a
Fandango)
ma concentrandosi su un gruppo di protagonisti decisamente più giovani del
solito ed evitando la classica contrapposizione fra vicende private e
drammi sociali. Perché nonostante l’età dei suoi personaggi e il puntuale
rispetto di tutto ciò che si definisce "confezione". non ha nulla a che
spartire con l'allegria obbligatoria di tanto cinema per minorenni ("andare
alla ricerca di un cadavere non è una cosa tanto divertente" dice uno
dei personaggi). E perché è forse il primo film apertamente intimistico
tratto da un racconto (peraltro atipico) di Stephen King. |
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Fabio Ferzetti - Il Messaggero |