Swing
Tony Gatlif - Francia/Giappone 2002 - 1h 30'

da Kataweb (Mazzino Montanari)

     Swing, l'ultima fatica del regista gitano nato ad Algeri, Tony Gatlif, è un film che segue due fili narrativi precisi: l'educazione sentimentale di due adolescenti, e il tributo tutto musicale allo swing dei Manouche, i nomadi del ceppo zingaro più antico che dall'Europa orientale si spostarono in occidente e che negli anni '30 inventarono un modo nuovo di fare swing (detto anche gipsy jazz), legato alla tradizione afroamericana ma con una connotazione fortemente europea.
Un'estate, il giovane Max viene spedito dalla madre a Strasburgo a casa della nonna. Il ragazzo ha le idee chiare: nelle vicinanze c'è un campo nomadi Manouche e questo rappresenta un'occasione unica per imparare a suonare la chitarra prendendo lezioni da Miraldo, interpretato dal grande chitarrista tzigano Tchavolo Schmitt, e che richiama, anche in senso biografico, la figura leggendaria di Django Reinhardt, colui che inventò lo swing manouche (ricordate
Accordi e disaccordi di Allen?) Il tramite che aiuta Max, prima a comprare una chitarra da Mandino Reinhardt (altro grande musicista e nipote di Django Reinhardt), e poi a entrare nella roulotte di Miraldo e convincerlo a impartirgli le lezioni, è la zingara-manouche Swing, ragazzina dal carattere forte e pieno di vitalità. Max così si appassiona sempre più alla cultura musicale tzigana, ma nel frattempo scopre qualcosa di ancor più forte, l'amore per Swing.
…Il film procede seguendo due diversi percorsi, anche se non esattamente paralleli. Per un verso, siamo spettatori di una fiction vera e propria, costituita dalle vicende dei due giovani protagonisti; per un altro, con gli attori-musicisti che interpretano se stessi, è presente qualcosa di più improvvisato e immediato. Gatlif come nei precedenti
Gadjo Dilo e Vengo, dimostra una vera predilezione per la musica (lui stesso qui è arrangiatore e compositore di alcuni brani musicali). E nelle parti musicali niente del suo lavoro ha l'aria di essere artefatto. C'è poco di didascalico, neanche quando Max prende le lezioni da Miraldo. In questo, il regista è coerente con il senso universale del film: le cose si fanno con il cuore e la musica, come l'amore, è la cosa per eccellenza. Così, i pezzi suonati durante le lezioni o alle feste, prendono corpo in modo spontaneo e improvvisato, fuori da ogni scrittura e sceneggiatura.
Swing si lascia guardare ed ascoltare come capitava in Buena Vista Social Club. Anche il film dedicato ai grandi suonatori cubani indicava nel cuore, prima ancora che nelle mani e nella testa, l'organo umano principale per affrontare uno strumento. E poi come i protagonisti del documentario di Wenders, anche i Mandino Reinhardt e Tchavolo Schmitt sono degli outsider, ossia dei grandi musicisti fuori mercato che sentono le note d'istinto e non per ordine di una casa discografica. I violini, le chitarre, le fisarmoniche e i banjo intonano melodie ovunque e in qualsiasi momento. Non si è mai sazi, nemmeno dopo che si è suonato e bevuto per tutta la notte. Finita la festa, si può andare in uno scantinato e continuare a suonare, come il cuore continua a battere anche quando si dorme…

da Film Tv (Emiliano Morreale)

     Il dodicenne Max passa l’estate a casa della nonna. Lì vicino c’è il campo degli zingari, dove vive un meraviglioso chitarrista, Miraldo. Max decide di prendere lezioni da lui, ma nel frattempo si innamora di sua nipote Swing, coetanea pestifera e ribelle. Nel precedente Vengo, Gatlif narrava l’ambiente dei gitani andalusi a ritmo di flamenco, ma con una prospettiva fin troppo “interna”. Qui assume lo sguardo di un osservatore esterno per guidare lo spettatore fra gli zingari di Strasburgo, abbastanza integrati e stanziali. Il regista, che da oltre vent’anni filma con affetto e partecipazione dl mondo gitano (da cui anche lui proviene alla lontana), diviene particolarmente tenero, quasi elegiaco, non interessato alle contraddizioni dell’universo zingaro (sia al proprio interno che rispetto al contesto esterno). L’occhio del ragazzino fa scivolare tutto in un’atmosfera da fiaba, assecondato da un uso accorto della musica e da una maturità registica ormai pienamente raggiunta. Se forse ama troppo il mondo che racconta, Gatlif lo conosce però assai bene e non scivola mai nel folklore, Nei ruolo di Miraldo c’è Tschavolo Schmitt, leggendario chitarrista gitano che interpreta quasi se stesso: il film, a tratti, diviene anche un rispettoso documentario su di lui.


progetto CAPIRSI CON IL CINEMA
incontri cinematografici di approfondimento su adolescenza/amicizia/intercultura
Scuola Media Vivaldi - Padova
febbraio-aprile 2006

i giovedì del cinema invisibile TORRESINO maggio-giugno 2003
PRIMA VISIONE !