La vera leggenda di Tony Vilar
Giuseppe Gagliardi  - Italia 2006 - 1h 35'

da Il Messaggero (Roberta Bottari)

      Che fine ha fatto Antonio Ragusa, emigrante calabrese, partito da Genova nel 1952 per l'Argentina e diventato poi Tony Vilar: il più famoso cantante melodico del Sudamerica nei primi anni Sessanta? Come mai l'artista che ha reso celebri oltreoceano Tintarella di luna di Mina e Non esiste l'amor di Adriano Celentano e in tutto il pianeta Cuando calienta el sol degli Hermanos Rigual è sparito senza lasciare tracce all'apice del successo? È da questo spunto reale che parte La vera leggenda di Tony Vilar, di Giuseppe Gagliardi, un "falso documentario", dove elementi di realtà generano momenti assolutamente inventati, ma riescono ad onorare la serietà e il rigore di una vera, appassionata inchiesta giornalistica. Il protagonista Peppe Voltarelli, nei panni di un lontano e giovane parente cantautore cresciuto con il mito di Tony, si mette sulle sue tracce, conducendo così gli spettatori in un incalzante road movie musicale, fra la Boca di Buenos Aires, le Milonghe, il Connecticut, il New Jersey, New York e il Bronx. La ricerca di Tony Vilar diventa presto una fotografia graffiante degli italiani d'oltreoceano e delle Little Italy americane (che si apprestano ad essere fagocitate da Chinatown). Il regista, presentando come fosse d'archivio materiale girato appositamente, scombina l'idea di verità propria del documentario e la manipola con intelligenza e ironia.
Il risultato è un film che non solo fa ridere e commuove allo stesso tempo, ma riesce anche a far riflettere:
La vera leggenda di Tony Vilar, in realtà, parla della labilità del successo, della caducità della vita e della caduta dei capelli. Perché è questa l'unica ragione che ha spinto il vero Tony Vilar a fuggire senza lasciare tracce, ad eclissarsi colmo di vergogna, per finire a vendere auto usate nella periferia di New York: stava perdendo i capelli, tutto qua. «La mia è stata una vera tragedia», ha commentato Vilar. E si è commosso ieri Tony Vilar, ha pianto mentre il pubblico applaudiva e ha raccontato: «Mi sembrava inaccettabile che un cantante famoso come me portasse la parrucca. Un giorno una fan mi ha strappato la parrucca: non ho retto lo shock e ho lasciato l'Argentina. La mia è stata una tragedia». Ma può un evento insignificante come la caduta dei capelli determinare il destino di una persona? Può, lo sappiamo tutti. Ed è per questo che il film colpisce dritto al cuore, perché ognuno di noi ha un tallone d'Achille, una propria "caduta dei capelli" in grado di modificare il corso di una vita. Per questo non si può non applaudire quando si sente Vilar dire: «Grazie, oggi Antonio Ragusa ha fatto pace con Tony» e ci si accorge che lo dice con un cappello in testa.

i giovedì del cinema invisibile TORRESINO gennaio-marzo 2007
PRIMA VISIONE

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Antonio Ragusa, cantautore calabrese emigrato in Argentina insieme alla sua chitarra ("la donna più cara della sua vita"), trova fortuna con il nome di Tony Vilar, diventando uno dei massimi rappresentanti della canzone melodica negli anni '60, con il successo mondiale di Cuando calienta el sol. Due decenni dopo un cugino di secondo grado (il musicista Peppe Voltarelli, leader della band Il parto delle nuvole pesanti e co-sceneggiatore del film) si mette sulle sue tracce per fare luce sul suo declino come artista e consegnargli una canzone scritta e dedicata al suo mito...
Il regista, presentando come fosse d'archivio materiale girato appositamente, scombina l'idea di verità propria del documentario e la manipola con intelligenza e ironia. Non è importante dove termina la verità e dove inizia la finzione, conta il risultato: un film che non solo fa ridere e commuove allo stesso tempo, ma riesce anche a far riflettere.