Francofonia
Aleksandr Sokurov - Francia/Germania/Olanda 2015 - 1h 27'

VENEZIA 72 - Concorso

    Al termine del loro viaggio tra le sale interminabili dell'Hermitage la voce dell’Uomo ha invitato il Marchese, compagno di avventura ad andare avanti. Io rimango qui – ha risposto il gentiluomo con voce ferma.  Addio Europa – ha sussurrato allora la voce – è tutto finito… Ma il mare oltre quei muri aspettava e le ultime parole di Arca russa spingevano verso occidente: Guardi, c’è il mare tutto intorno … e dovremo navigare per sempre, e vivere, per sempre.
L’approdo è stato il Louvre.
Francofonia apre sull'immagine di un mare in tempesta, in cui l'arca, con il suo cargo di container pieni di opere d’arte, va alla deriva, mentre il regista stesso e l'amico capitano dialogano sul destino dell'arte.
Se l’Hermitage nell’Arca russa era uno spazio unico da percorrere nella fluidità di un piano sequenza popolato degli spettri della storia, il Louvre è uno spazio frammentato, cui Sokurov nega una visione unitaria, come uno specchio rotto in cui si riflettono i frammenti di un tempo imploso nella sua follia: intravisto nelle planimetrie, osservato attraverso la piramide di vetro o con una straordinaria prospettiva dall'alto del tetto, ma soprattutto filtrato dalla macchina da presa che riprende quadri, che rappresentano particolari del Louvre stesso, che a loro volta verranno mostrati in una sorta di mise en abyme. (Come in Faust qui Sokurov si avvale della collaborazione dello straordinario direttore della fotografia Bruno Delbonnel, abilissimo nel combinare insieme riprese in digitale e filmati di repertorio rielaborati, lavorando sulle immagini con sovrapposizioni, incorporando altre componenti visive , distorcendo e modificando prospettive).
È un'operazione di scavo quella che Sokurov mette in scena in questo film sorprendente: uno scavo nella memoria e quindi una riflessione sul rapporto tra arte e storia. Il pretesto narrativo è quello di rievocare la storia del Louvre ai tempi della Seconda Guerra Mondiale, quando l'allora direttore Jaques Jaujard e l'ufficiale dell'occupazione nazista, il conte Franziskus Wolff-Metternich collaborarono allo scopo di salvare le opere d'arte. Considerando il rapporto tra arte e potere, in questo caso il grande museo parigino diventa un esempio vivo di civiltà, carico della sacralità di un tempio, luogo dello spirito, che ha potuto sopravvivere ai disastri della storia, preservando i suoi tesori dalla furia distruttrice del nemico, emblema particolarmente significativo in questi tempi.
Ma anche altri fantasmi si aggirano per le sue sale: Napoleone che rivendica il merito di aver saccheggiato per salvare (“c’est moi” ) e la Marianna che invece sussurra in ogni dove come un’ossessa il suo “Liberté, Égalité, Fraternité”
Nel rendere omaggio al ruolo conservativo del grande museo parigino, Sokurov sembra contemporaneamente riflettere sulla contrapposizione tra la natura contenitiva della conservazione e l’esigenza libertaria dell’arte, sul miraggio di un’Arte che sia capace di stare davvero nella realtà, al di là di quei meravigliosi nascondigli che sono i musei. Perchè
Francofonia è solo apparentemente un film sulla conservazione, ma piuttosto un'opera sulla dispersione, sulla diaspora dell'arte, sulla sua fuga altrove, al di là dei saloni e dei corridoi del Louvre, dell'Hermitage, o del Prado e del British Museum (che dovrebbero chiudere la tetralogia museale pensata da Sokurov). E alla fine del film l'arca si squarcerà e con la nave e con il suo carico prezioso d’arte museale scomparirà forse la speranza per l’uomo di sconfiggere il tempo.

Cristina Menegolli - ottobre 2015 - pubblicato su MCmagazine 38


promo

Storia e finzione si intrecciano per interrogarsi sul valore dell'arte e sulla responsabilità di ciascuno nei confronti della sua sopravvivenza. Sokurov apre al pubblico le porte del Louvre, svelando il dietro le quinte di un incontro che si svolse nel 1943 durante il quale due uomini, il conte Franziskus Wolff-Metternich, capo dell'amministrazione nazista, e il direttore del museo Jacques Jaujard, decisero le sorti dell'arte. Mentre i due discutono del destino dei tesori del Louvre, nelle sale del Museo appaiono Marianne, simbolo della Francia e Napoleone che ammira perplesso le opere che lo celebrano. Un film sorprendente in cui Sokurov, scavando nella memoria, propone un'ardita riflessione sul rapporto tra arte e storia, sulla contrapposizione tra la natura contenitiva della conservazione e l’esigenza libertaria dell’arte.

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LUX - dicembre 2015/gennaio 2016

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