La commedia del potere (L'ivresse du pouvoir)
Claude Chabrol - Francia 2006 - 1h 50'

da Il Giornale (Maurizio Cabona)

        L'ivresse du pouvoir (L'ebbrezza del potere) di Claude Chabrol, presentato all'ultima Berlinale, esce da noi otto mesi dopo come La commedia del potere. Non è un dettaglio. Così il senso del film si perde, perché proprio di un'ebbrezza, non di una commedia (caso mai qui sarebbe una tragedia) del potere si parla: quella che colpisce fatui e corrotti esponenti del sottogoverno francese (si allude allo scandalo Elf-Aquitaine); poi quella che percorre il serioso magistrato (Isabelle Huppert) che indaga su di loro, credendosi migliore. Volendo far giustizia, non applicare la legge, il magistrato si crede migliore e diventa peggiore degli imputati. Spinge col suo «gelo» il marito (Robin Renucci) a tentare il suicidio: ma, per loro disgrazia, neanche il marito è troppo serio, visto che ha una pistola, ma non si spara: si butta dalla finestra. Del primo piano...
Evidente rifacimento di
In nome del popolo italiano di Dino Risi (1971), la commedia del potere giunge alle stesse conclusioni, chiedendosi amaramente chi giudichi i giudici. Se temibile, ma a tratti quasi simpatico, era il magistrato italiano e «democratico» di Ugo Tognazzi, temibilissima e mai simpatica è la magistrata francese «giacobina» della Huppert: non perché prova fastidio per gli imputati, ma perché non prova mai fastidio per se stessa. Solo qualche dubbio. Nell'incontro finale fra lei e uno degli imputati (François Bérleand), ridotto a una larva, nel reciproco «mi dispiace» che si scambiano, c'è tutto il distacco di film precedente in archivio Chabrol per chi crede, per una ragione o per l'altra, di rappresentare qualcosa oltre a se stesso. E qui affiora il suo disincanto, lo stesso che percorreva i suoi primi film, quasi mezzo secolo fa, quando lavorava in coppia con Paul Gégauff, il cui tragico destino coincise con quello di un personaggio che aveva interpretato.

da Il Messaggero (Fabio Ferzetti)

        ...Solo Claude Chabrol è capace di prendere uno scandalo vero come quello delle tangenti Elf e farne una commedia, L'ivresse du pouvoir, ('L'ebbrezza del potere'). Solo Chabrol e Isabelle Huppert potevano dar vita a un personaggio come il giudice inquirente Jeanne Charmant-Killman (il gioco di parole ovviamente non è un caso) senza farne una caricatura. Una donnina con la pelle trasparente e le mascelle da bulldog. Un magistrato detto il piranha che degusta il sushi e gli interrogatori con pari voluttà. E la sera trascura il marito per irrobustire il suo castello accusatorio navigando su internet. Non sarà che il potere guasta tutto, i corruttori, i corrotti e anche il giudice che indaga, dotato almeno per un po' di poteri illimitati?


promo

Chabrol di nuovo alle prese con la sua attrice-feticcio, Isabelle Huppert. Per raccontare, stavolta, di un giudice-donna ossessionata dal suo lavoro, e alle prese con l'esercizio di un potere che finisce per farle l'effetto di vera e propria droga. Chiamata ad investigare su un delicato e scandaloso caso di appropriazione indebita e malversazione di denaro pubblico, si troverà a dover "indagare" anche sul proprio eccessivo zelo, tale da mettere in discussione vita privata e matrimonio... Il tema di fondo è sempre lo stesso: lo studio dell’umanità attraverso i suoi comportamenti e i suoi abiti mentali.

TORRESINO ottobre 2006

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