Pelo Malo
Mariana Rondón - Venezuela 2013 - 1h 33’

Concha de Oro
festival SAN SEBASTIÃN
Premio per la miglior sceneggiatura
e miglior interpretazione femminile
TORINO FILM FESTIVAL

   Junior ha nove anni, un fratellino e una madre vedova con cui vive una relazione conflittuale nella periferia di Caracas. Disoccupata e alla disperata ricerca di un lavoro, Marta adora il figlio minore ed è ostile al maggiore, che pensa addirittura di 'affidare' alla suocera. Junior però non si arrende e insegue ostinato il suo desiderio di farsi amare e accettare da quella madre che non tollera la sua passione per la musica pop e la sua fissazione per i capelli lisci. Riccio e scapigliato, Junior vorrebbe stirarsi i capelli e vestirsi da cantante per fare bella figura nella foto scolastica. Frustrato dall'animosità della donna, frequenta una vicina di casa di pochi anni e grandi sogni e Mario, il ragazzo dei fiammiferi dai grandi occhi neri. Creduto per questo omosessuale, Junior cederà all'abuso (di potere) della madre, rinunciando in un gesto solo alla sua individualità.
I capelli di Junior sono gomitoli di sogni, garbugli, traiettorie imprevedibili con cui titola e in cui si caccia il film di Mariana Rondón, regista, produttrice e artista venezuelana. Pelo malo è il capello cattivo, la traccia meticcia che tradisce l'appartenenza a un'etnia di pelle scura. E nero è il padre defunto di Junior, che da lui ha ereditato porosità, crespezza e grossezza. La trama della sua capigliatura svolge però altri sviluppi, perché Junior è altro da quel genitore morto ammazzato dai colpi di pistola che esplodono nei barrios di Caracas. Una metropoli infernale e tentacolare, in cui si muovono sei milioni di abitanti e in cui si prega o ci si taglia i capelli davanti al Miraflores, compartecipi alla malattia del (fu) presidente Hugo Chávez. Junior è solidale soltanto con la sua mamma, che spia dal letto e che ammira orgoglioso nella divisa da vigilante. Da che si ricordi ha dichiarato guerra ai suoi capelli seguendo percorsi inafferrabili secondo la logica degli adulti e di quella madre piegata dalla vita e indispettita dalla 'frivolezza' del figlio.
Così mentre Junior sogna la 'messa in piega', Marta lo mette in riga, frustrando il suo bisogno di nutrimento, quello reale (si ostina a non preparargli le banane fritte) e quello ideale (si sottrae ai suoi abbracci). Il forte desiderio di una figura di attaccamento spinge il piccolo protagonista a seguire e ad inseguirla comunque, in movimenti fatti di continue deviazioni, di scarti, di bivi, di biforcazioni, di abbandoni. Che vada a cercare un lavoro, che lo conduca a una celebrazione lavorativa o che lo lasci in consegna a una vicina, Marta vive sbandando, va avanti e poi torna sui suoi passi, gira su stessa e non lascia mai prevedere al figlio la direzione che sta per prendere. Mariana Rondón è brava nel dire e nel rappresentare un disagio emotivo che disorienta anche lo spettatore, precipitato in uno scenario sociale e architettonico lambito dalla violenza. Violenza che non vediamo ma avvertiamo innescata nel fuori campo e attiva nei dialoghi di due bambini, di cui (dis)orienta i sogni e induce il bisogno di diventare un cantante pop o una reginetta di bellezza.
Pelo Malo è una storia che si impone per la forza intrinseca dei sentimenti messi in scena con un montaggio secco, luci scartavetrate, regia partecipa ma poco disposta ai sentimentalismi della tv del dolore. Un film crudele sull'impossibilità dell'amore tra una madre e un figlio. Il finale, in questo quadro, arriva improvviso e 'tagliente', estinguendo lo sguardo del cuore. Solo davanti allo specchio e in un suo privato immaginario, Junior rivela qualcosa di sé, qualcosa che la madre non comprende, qualcosa che non è necessario comprendere ma che basterebbe amare.

Marzia Gandolfi - mymovies.it

   Pelo Malo, opera terza della venezuelana Mariana Rondón ha per protagonista il piccolo Junior, bambino di nove anni ossessionato dai suoi capelli ricci che tenta di lisciare con i metodi più ingegnosi. Vuole apparire simile a un cantante pop, almeno nell'annuario della scuola, ma sua madre ha idee molto diverse. Riuscito ed emozionante, «Pelo malo», in soli novanta minuti, riesce a toccare diversi argomenti importanti: dall'identità sessuale al bisogno di apparire diversi da come si è, fino a una riflessione sulla difficile esistenza nella Caracas contemporanea. Nonostante la tanta carne al fuoco, la regista riesce ad amalgamare al meglio tutti gli ingredienti costruendo una pellicola segnata da un ottimo ritmo e da un montaggio frenetico.

Andrea Chimento - Il Sole 24 ore

    Un diavolo per capello. Mai detto fu più vero nel caso di Junior (Samuel Lange), la cui terrificante ossessione è il pelo crespo, indomabile e poco di moda che il papà gli ha lasciato in dote. Il bambino cerca in tutti i modi di aggiustarlo: phone, mayo, olio, le prova tutte lui. Non fosse altro perché il capello liscio gli aprirebbe le porte - ne è sicuro - dello showbiz. Il suo sogno è fare il cantante. Ma i desideri di Junior non sono compatibili con una città come Caracas, dove se sei nato maschio devi tirare fuori gli attributi, ambire a una divisa, e magari farti ammazzare, com'è successo a suo padre. La madre, Marta (Samantha Castillo), lo sa bene, ma teme di più lo stigma sociale. Non tollera gli atteggiamenti effeminati del figlio, le vanno di traverso tutte quelle mossette equivoche, il ballo e il canto, e il tempo che passa in bagno, allo specchio, disperate manovre da parrucchiere. Quasi quasi lo "gira" alla suocera (Nelly Ramos), disposta a pagare profumatamente la compagnia del nipote, per quanto "diverso" sia. Il pezzo forte di Pelo Malo - già vincitore del San Sebastian, in concorso a Torino e in cartellone al Tertio Millennio - è questo rapporto complicato, aspro e sfibrante tra madre e figlio, che Mariana Rondon (anche sceneggiatrice) delinea con sorprendente finezza e intensità. Attenta a tutte le sfumature psicologiche e sociali del caso, e potendo contare su una coppia di attori meravigliosamente partecipi, la regista venezuelana ha il merito di non sottolineare mai nulla (fino alla fine non sapremo mai se Jurior ha davvero certe tendenze o semplicemente cerca l'attenzione della madre), di trattare questa vicenda familiare con delicatezza e insieme con durezza dolorosa, brava soprattutto a cogliere nella privazione del tatto - Marta praticamente non tocca mai suo figlio, a differenza dell'altro figlio più piccolo - il nodo gordiano del conflitto. Qui non ci sono buoni o cattivi, perché se Junior è pura e disarmante richiesta d'amore, Marta è una donna con la divisa (faceva la sorvegliante), che ha perso il marito troppo presto e che ora deve darsi da fare perché questa vita non spazzi via anche lei e i figli.
Ma
Pelo Malo va oltre, e ci lascia scorgere dietro questa figura femminile dominante (rivedersi la scena in cui adesca e manovra come vuole un giovane amante occasionale) il profilo di una cultura matriarcale che si autoalimenta nella privazione del maschile: tutte le donne del film non hanno un uomo accanto, o perché inaffidabili o perché rimasti uccisi, e la cosa interessante è il nesso - abilmente suggerito dalla Rondon - con l'adorazione quasi religiosa per il capo supremo della nazione, il padre Chavez (sono i giorni del suo ricovero in ospedale: non ne uscirà più). Di grande impatto è anche lo sguardo sulla città, o meglio il modo in cui la città aggredisce lo sguardo, con i suoi sinistri reticolati, le sbarre alla finestra, le vie congestionate, gli appartamenti fatiscenti, attaccati l'uno all'altro, da togliere il respiro. Un degrado urbanistico che opprime i personaggi non meno dei rischi e delle minacce che incombono ovunque, continuamente, le possiamo avvertire. Spari fuori campo e bambini che li fanno diventare la colonna sonora dei loro innocenti giochi "alla guerra". Questo, signori, è vero neorealismo.

Gianluca Arnone - cinematografo.it


 


promo

Junior, nove anni, è ossessionato dai suoi capelli ricci che tenta di lisciare con i metodi più ingegnosi. Vuole apparire simile a un cantante pop, almeno nell'annuario della scuola, ma sua madre ha idee molto diverse. Riuscito ed emozionante, Pelo Malo, in soli novanta minuti, riesce a toccare diversi argomenti importanti: dall'identità sessuale al bisogno di apparire diversi da come si è, fino a una riflessione sulla difficile esistenza nella Caracas contemporanea. Mariana Rondón, alla sua terza opera, riesce ad amalgamare al meglio tutti gli ingredienti costruendo una pellicola segnata da un ottimo ritmo e da un montaggio frenetico. Vincitore della Concha de Oro all'ultimo Festival di San Sebastián.

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