Tutto può cambiare (Begin Again)
John  Carney - USA 2014 - 1h 44’

   «Non è un' altra stupida commedia americana». Il titolo del divertente 'spoof' di una dozzina d'anni fa si adatta benissimo al nuovo film di John Carneyfilm successivo in archivio, già autore dell'amabile Once. Anche in Tutto può cambiare la musica è il cuore del film, mentre tornano i temi prediletti di Carney come gli amori passeggeri e la ricerca personale dell'onestà. Però il cineasta irlandese tenta questa volta l'avventura americana (anche se con un film dall'aspetto molto indie), disponendo di interpreti noti come Mark Ruffalo, Katherine Keener e Keira Knightley. (...) Adam Levine, vocalist dei Maroon 5 (...) firma anche la colonna sonora (...). Tutto può cambiare appartiene al genere che gli americani chiamano feel-good-movie, il film per far stare bene. A misurare la distanza tra questo e un prodotto standard di Hollywood, però, la si trova molto più lunga del previsto. Se la trama è, più che di amicizia, una storia d'amore irrealizzato, Carney la racconta però con una leggerezza ammirevole, consegnandola a un lieto fine dolceamaro che non rispetta i cliché della commedia sentimentale. Poi il film utilizza la musica non solo come accompagnamento, ma come argomento, caldeggiando una scelta d'indipendenza, artistica ed economica, dai cedimenti allo star-system e una 'rete' solidale di appassionati che riunisca musicisti e ascoltatori (avvertenza importante! evitare di lasciare la sala durante i titoli di coda: il vero finale arriva mentre scorrono). Fa, insomma, l'elogio di una bohème musicale erede di quella rappresentata dai fratelli Coen in 'A proposito di Davis'. Non banale lo schema narrativo, che ritorna più volte sulla scena-chiave dell'esibizione di Gretta nel club; incantevoli alcune sequenze (i protagonisti che ascoltano musica con un auricolare 'sdoppiato'); scelti benissimo i character di supporto, tra i quali il rapper CeeLo Green nel cammeo di un amico di Dan. Se Knightley trova una delle parti più convincenti della sua eclettica carriera, Mark Ruffalo fa un po' il ruolo di Mark Ruffalo, è vero. Però il film vi si presta particolarmente e non c'è da lamentarsi. Tanto più che, tra i due seducenti attori, si stabiliscono una complicità e una 'chimica' che non capita di trovare ogni giorno.

Roberto Nepoti - La Repubblica

   La vera protagonista di questo film è la musica. Tutto il resto, gira intorno alla sua consacrazione e non tanto come forma d'arte, ma piuttosto per esaltare il suo essere mezzo privilegiato da alcuni per esprimere sentimenti e convogliare emozioni. Sembra quasi una dichiarazione d'amore fatta dal regista John Carney nei suoi confronti, che ne esprime appieno la magia come già aveva fatto nel suo precedente e apprezzato Once. Ora, basti pensare come sarebbe questo film senza questo tripudio musicale. Una storia semplice, come tante, già vista e rivista. Quasi banale. Invece, l'accoppiata musica-New York, riesce ad elevare il film dalla media, restituendo allo spettatore sensazioni più che positive. Merito, soprattutto, di un grande Mark Ruffalo (...). La Knightley ha l'unico pregio, in questa pellicola, di cantare davvero molto bene, contribuendo, con la sua voce, alla meravigliosa colonna sonora che vale, da sola, il prezzo del biglietto. Per il resto, è un film sentimentale come tanti, ma che piacerà a chi ama la musica. Con un finale, poi, meno scontato del previsto.

Maurizio Acerbi - Il Giornale

    È un film senza apparenti pretese, ma stilisticamente insolito e delicato senza smancerie «Tutto può cambiare» del regista Carney già apprezzato dagli intenditori per Once (2006). Minimalistica, al limite della falsa riga giovanilistica, ma la storia delle incomprensioni e fatali collisioni che portano a sperperare il valore di coppia centra l'obiettivo grazie anche alle ottime interpretazioni dell'intero cast. Freschezza e astuzia si dividono in parti uguali nel sorreggere il ricamo della cinepresa, scortata come meglio non si potrebbe dalla colonna sonora, in pratica un album registrato dal vivo per le strade di New York. (...) le schermaglie degli artisti incompresi, dei perdenti anonimi, degli amori bastonati dalle traversie della vita vissuta, dei produttori incapaci di cogliere i mutevoli gusti di sua maestà il pubblico consumatore acquistano, nella scansione sincopata, sfumata, autoironica conferita dallo stile a metà strada fra il classico e lo sperimentale, sentore di «verità cinematografica» e pudore incalzato dall'indiscreto fascino della cinepresa.

Valerio Caprara - Il Mattino




promo

Greta e Dave sono due cantautori che scrivono canzoni insieme e sono innamorati sin dai tempi dell'università. La coppia arriva a New York grazie al contratto che Dave ha firmato con una importante etichetta discografica e lui ben presto raggiunge il successo. Altrettanto presto, però, l'idillio finisce e lei si ritrova sola. Una sera, mentre si esibisce in un locale, Greta viene notata da Dan, un produttore musicale caduto in disgrazia, che decide di scommettere su di lei e le propone di registrare un disco. Ha così inizio una nuova avventura professionale e sentimentale che trasforma le vite dei protagonisti… Freschezza e astuzia si dividono in parti uguali nel sorreggere il ricamo della cinepresa, scortata come meglio non si potrebbe dalla colonna sonora: un album “registrato dal vivo” per le strade di New York. Quello che gli americani chiamano feel-good-movie, il film per far stare bene.

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 LUX - novembre 2014

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