Providence
Alain Resnais - Francia/Gran Bretagna 1977 - 1h 45'

7 Cesar


Il vecchio scrittore Clive Langham, malandato e alcoolizzato, tormentato dai ricordi e recalcitrante all'idea della morte che si avvicina, vive una notte di allucinazioni sospesa tra la realtà e il romanzo, in un grande castello sul quale pesa il potere corrosivo del tempo. Scola bottiglie di vino, tossisce, rantola, s'adira, piange. Ripensa alla moglie suicida e inventa un romanzo al cui centro mette, rifacendo, cancellando, ricamando, i familiari: il figlio Claude Langham, avvocato di successo; la nuora Sonia, moglie dello stesso; l'altro figlio, Kevin Woodford. Una tempesta dell'animo, un tumulto di pensieri in cui il vecchio - sostenuto dall'alcool e mosso dai propri rimorsi di coscienza - riversa sulle figure responsabilità e colpe del tutto personali, alla ricerca di una sorta di confessione purificatrice e di una catarsi. Al mattino, ben vestito e sbarbato, riceve i figli e la nuora che vengono a festeggiarlo per il suo 78mo compleanno. Le cordiali conversazioni e discussioni dimostrano nei convenuti una statura morale notevole e costituiscono un raggio di sole per Clive.

    Ancora una volta Resnais scava nel tempo e affonda lo sguardo - apparentemente vitreo ma profondamente partecipe - nei tormenti e negli enigmi della vita. Le immagini, di un'eleganza raffinatissima (tinte bluastre sono riservate alla lunga parte dell'immaginazione eccitata e si cangiano in festoso giallo-oro per l'incontro conclusivo in cui emerge per intero il tema principe della vita e degli affetti perduti), sono come un bisturi che affonda nei sentimenti, nei comportamenti, nel magma del passato e sollecita gli spettatori a tentare di capirsi nei meandri del subconscio, tra l'inquietudine e lo stupore, al di là di una commozione epidermica, ma non negandola (si veda, in proposito, l'uso stupendo e funzionale della musica 'aulica' di Miklòs Ròzsa che pennella lo sfondo con le note del melodramma). Minor originalità, dicevamo. Nella costruzione del film si avverte infatti, oltre al ritorno al tema di Muriel l'eredità di sceneggiatori portati all'impenetrabilità come Robbe-Grillet, inclini a mescolare la realtà con l'eccitata fantasia, ma anche l'influenza di Losey (forse per la presenza di un attore loseyano come Dirk Bogarde) e di Bergman (la sequenza di saluto sull'erba, tra il vecchio e la nuora, ha molto de Il posto delle fragole). Ma Resnais ha sempre uno stile e una grossa sostanza. Anche se film come Providence possono apparire difficili a un primo approccio, bisognerà pure che il pubblico si decida a capire che il cinema, anche quando non fa perfettamente centro, è questo..

Furio Colombo   

    Al 78° compleanno un vecchio scrittore trascorre una notte insonne in cui il mondo interiore si dilata e le proiezioni della sua fantasia diventano il commento di una civiltà in decadenza. Scritto dal commediografo e sceneggiatore David Mercer (Morgan, matto da legare, Family Life), diretto magistralmente, interpretato da un quintetto di attori di classe, è un film impervio, geniale e affascinante come un labirintico giuoco di specchi in cui i fantasmi dell'immaginario (e del subconscio) sono al fianco delle figure della realtà.

Il Morandini - Dizionario dei Film   

 

 cinema invisibile LUX ottobre-dicembre 2014