luglio 2013

periodico di cinema, cultura e altro... ©

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Reg.1757 (PD 20/08/01)

   È scontato. La "notizia" che apre il ritorno in rete di MCmagazine non può che essere la campagna SALVALUX.
è la sala cinematografica che fa da perno alla vita culturale del circolo The Last Tycoon "editore" di questa rivista. Le vite di sala-circolo-rivista sono legate a filo doppio e la spada di Damocle che pesa sul Lux era un assillo che investiva redazione e soci. Il passaggio al digitale per le macchine di proiezione è una scadenza ineluttabile (dicembre 2013) e l'adeguamento comporta un impegno economico gravoso. La cifra preventivata si aggira sui 40-50.000 euro ed ecco quindi la spamodica ricerca di donazioni/contributi messa in piedi dallo scorso febbraio: coinvolgimento dei soci e dei sostenitori del cinema d'essai, sensibilizzazione di enti e fondazioni, lancio di una campagna crowdfunding...
Tutte le vie sono state tentate e se è ancor presto per chiudere la partita certo le prospettive sono molto più rosee di quanto si sperasse. Per restare aggiornati sulle attività legate alla campagna basta visitare la pagina
SALVIAMO IL LUX!, per un bilancio definitivo si rimanda a fine novembre quando si chiuderà l'azione del crowdfunding, l'unica che per ora non ha dato i risultati sperati. L'invito ai lettori è quindi quello di contribuire anche con una minima cifra, il futuro del Lux è anche il futuro di MCmagazine...

 



A proposito di draghi, spie e zombie…
  Da una decina di anni le serie televisive americane, ma anche inglesi e, in qualche raro caso italiane (vedi Romanzo criminale, Le cose che restano) hanno visto una straordinaria fioritura, che, per la qualità dei prodotti, ha attirato l’attenzione, oltre che di sempre più numerosi spettatori, anche di critici, non solo televisivi, che nelle riviste specializzate dedicano ormai un certo spazio a questo tipo di produzione. Secondo Aldo Grasso i serial televisivi sarebbero i veri eredi della grande narrazione ottocentesca, dei romanzi fiume di Dickens, di Balzac, ma anche di E. Sue o di C. Invernizio, che venivano pubblicati a puntate in fascicoli attesi con ansia dai loro numerosi lettori.
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  Ha 15 anni, ma non li dimostra. Quello che colpisce del Far East Film Festival di Udine è la freschezza che riesce a mantenere, una corrente di passione per il cinema che circola equamente tra pubblico e addetti ai lavori. Forse è per questo che i critici paludati non lo amano troppo, mentre gli altri vengono qui a rigenerarsi, come in una clinica della salute (per usare la metafora di Tatti Sanguineti ). Si tratta d'altro canto della principale vetrina europea del cinema popolare asiatico: i 57 i film proposti in concorso, tutti in anteprima italiana, hanno permesso di approfondire lo sguardo su cinematografie consolidate, in particolare su quella giapponese e sud-coreana, ma anche di continuare il percorso di scoperta, già da anni avviato, di paesi come la Thailandia o la Malaysia. Quest'anno ha incuriosito in particolare la partecipazione della Corea del Nord, presente qui con una fiaba romantica, Comrade Kim Goes Flying, con al centro una ragazza che sogna di diventare trapezista: al di là del film in sé, la proiezione è stata anche l'occasione per una piccola operazione di “diplomazia”, testimoniata dalle foto del regista del Sud Ryoo Seung-bum con l’attrice del Nord, Hang Jong Sim.
Molti erano i film attesi, molti sono stati acclamati dal pubblico. Il primo premio alla fine è andato alla Corea del Sud, con la scatenata commedia
How to Use Guys with Secret Tips di Lee Won-suk : il film, non fortunatissimo in patria, è riuscito ad emergere tra le tante commedie romantiche grazie alla brillantezza dei dialoghi e alla costante tenuta del ritmo , conquistando così il pubblico udinese. Puntando sulla tensione e sul rovesciamento delle aspettative Countdown, lungometraggio d’esordio di Nattawut Poonpiriya, si è aggiudicato il secondo posto: un action-thriller teso e coinvolgente, che conferma la crescita della Thailandia in questo genere. Non ha deluso infine le aspettative dei tanti fan del cinema di Hong Kong Ip Man-The Final Fight di Herman Yau, conquistando il terzo posto: ambientato negli anni '60, il film, interpretato da Anthony Wong, ha offerto una toccante rievocazione della vita del maestro di Bruce Lee.

Questa quindicesima edizione ha dunque resistito. Sarà la semplicità dell'apparato, sarà la centralità data al pubblico (che decreta tutti i film vincitori), sarà la coerenza del percorso (di cui sono garanti sin dagli esordi Sabrina Baracetti e Thomas Bertacche), sta di fatto che anche quest'anno il Far East ha vinto la sua scommessa e nonostante i tagli imposti dalla crisi e i tanti ostacoli disseminati sul suo percorso è riuscito a totalizzare un record di affluenza e di biglietti venduti.
                  
                                                                                                                  Licia Miolo

 

segnalazioni d'arte di Maria Cristina Nascosi Sandri

 

Leonard Cohen: 79 anni, 23 album, oltre 150 canzoni e tante poesie... Leonard Cohen: solo due concerti in Italia per questo 2013, Roma e Lucca. Ce lo eravamo persi l'anno scorso a Verona, ma stavolta...
Un concerto che non ha avuto nulla di speciale, ma che nella "normalità" di una performance languida e vibrante ha saputo toccare le corde di un pubblico che spaziava dai neofiti fan del tormentato poeta del Chelsea Hotel agli "stagionati" compagni di viaggio di una storia musicale che, partita (1968) con ballate di purezza espressiva quali Susanne e Bird On The Wire, è riuscita a dar vita ad una stagione di un'elettrizzante emozione sonora (First We Take Manhattan, Everybody Knows, I'm Your man...) per sintonizzarsi poi, con sardonico cinismo, con la cruda contemporaneità degli anni '90 (The Future  ha fatto parte della colona sonora di Assassini nati-Natural Born Killers), per tornare poi alla commossa intensità di The Land of Planty e Alexandra Leaving (Ten New Songs, 2001). Tutti i brani che hanno ravvivato la notte di Lucca. E proprio Alexandra Leaving è stato uno dei momenti memorabili del concerto con Leonard, immobile, cappello in mano, a rendere silenzioso omaggio alla sua corista storica, Sharon Robinson, a cui, quale co-autrice del brano, è andato l'onore di cantarlo come solista.
Così con la sua voce calda e cupa, spesso inginocchiato in un'ascesi musicale di profonda interiorità, sempre impeccabile nella sua canonica eleganza, Cohen è riuscito a creare uno spettacolo di straordinario feeling.  Tra un bis e l'altro, tra i perfetti contrappunti delle coriste,  i virtuosismi del proverbiale mandolino e lo swing inatteso delle partiture di violino (non più il sax come nel decennio scorso), la "tensione" partecipativa è stata di un crescendo continuo. Quando ha intonato So Long Marianne tutta la platea ha cantato con lui, quando hanno preso spazio le note di Take This Waltz, il pubblico non ha resistito ad alzarsi in piedi ed a sciamare verso il palco. Sincerely thanks to you, L. Cohen.
                                                                                                                                                                                                     
 e.l.

 

 

in rete dal 12 agosto 2013

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