All the Invisible Children
M. Charef - E. Kusturica - S. Lee - K. Lund - J.&R. Scott - S. Veneruso - J. Woo  - Italia 2005 - 1h 56'

Venezia 62° - Fuori concorso

   All the Invisible Children è un progetto che nasce con le migliori intenzioni: affrontare il problema dei bambini ignorati, dare visibilità alla loro condizione, mettere in primo piano situazioni su cui raramente si accendono i riflettori, situazioni conosciute certo ma spesso accantonate dalla mente come collaterali di drammi “più grandi”. Con l’obiettivo di accrescere la consapevolezza del pubblico, ma anche di aiutare direttamente i bambini in difficoltà ( gli incassi del film andranno all’UNICEF e al PAM, Programma Alimentare Mondiale) i produttori Chiara Tilesi, Maria Grazia Cucinotta e Stefano Veneruso hanno coinvolto 8 registi di paesi diversi, autori celebri e giovani emergenti, dando a ciascuno la massima libertà di interpretare il tema.<<
L’episodio diretto da Ridley Scott e dalla figlia Jordan (
Jonathan - 16') è l’unico ad affrontare il tema facendo ricorso al fantastico: narra la crisi di un fotoreporter, angosciato e impotente di fronte alle immagini di violenza che la sua mente ha immagazzinato, che regredisce all’infanzia e nell’incontro coi bambini si riconcilia con la vita.
Gli altri autori cercano invece di illuminare realtà che si nascondono non lontano da loro. Medhi Charef, algerino trapiantato in Francia, sceglie di raccontarel’Africa dei bambini–soldato, che non sanno cosa significhi ricevere un regalo, per i quali l’unico compagno di giochi è il mitra (
Tanza - 16').
Anche
film precedente in archivio Emir Kusturica film successivo in archivio in Blue Gypsy (17') mette l’accento sull’esistenza di situazioni paradossali, in cui il dramma più profondo è l’impossibilità di scegliere. Uros, un bambino bosniaco, sta per uscire dal riformatorio ma non è felice; è pieno di sogni eppure non vuole andarsene; ha paura di quello che lo aspetta fuori: un padre alcolizzato e violento che lo obbliga a procurarsi da vivere rubando. E non molto diversa è la situazione di Ciro, il protagonista del racconto ambientato a Napoli (Ciro - 13'), diretto da Stefano Veneruso, nipote di Massimo Troisi, in cui fa una breve apparizione Maria Grazia Cucinotta.
Sul tema della mancanza di opportunità punta anche la giovane regista brasiliana Katia Lund (
Bilu & João - 15') che mette in scena lo spirito d’iniziativa di due bambini di San Paolo: alla guida di un carretto, percorrono le strade della metropoli cercando di guadagnare qualcosa con la raccolta di materiali riciclabili. Rimane l’interrogativo: che fine faranno la loro energia e creatività?
Va riconosciuto a
film precedente in archivio Spike Lee film successivo in archivio il merito di aver toccato davvero uno dei drammi più silenziosi e ignorati del presente, una di quelle realtà sulle cui implicazioni quasi mai si è invitati a riflettere: in Jesus Children of America (20'), girato interamente nella sua Brooklyn, Leel posa il suo sguardo su Blanca e squarcia il velo sulla condizione dei figli sieropositivi di genitori malati di Aids. Chiude questo quadro corale John Woo che racconta, a suo modo, la nuova Cina dei grandi cambiamenti sociali (Song Song & Little Cat - 19'). In una Pechino che vede nascere grandi ricchezze ma in cui i poveri diventano più poveri, due bambine di opposta condizione sociale incrociano, grazie ad una bambola, i propri destini e da questo incontro traggono la speranza per uscire dalla propria situazione, così diversa e ugualmente disperata.
E’ evidente, dalle storie narrate, quali sono i temi dominanti di
All the Invisible Children e quante siano le angolazioni che si aprono alla riflessione. Vi è però un ulteriore  elemento che sembra accomunare molti  autori: il tentativo, pur cercando di scuotere il pubblico, di non  suscitare facili commozioni. Questa sorta di pudore  fa sì che la rappresentazione appaia spesso come trattenuta, quasi che l’autore preferisca fermarsi sulla soglia di certi drammi, rinunciando a scavarne le radici: se è evitato il rischio di risultare retorici o didascalici, certo è che l’opera ne perde spesso  in incisività. Con delle eccezioni però. Spike Lee non esita a girare il coltello nel cuore del problema, il nucleo familiare, dando un ritratto di inferno domestico credibile e facendo davvero provare il senso di impotenza e di disperazione di un’adolescente costretta a portare il peso dell’Aids di fronte a due amati genitori drogati, egoisti e irresponsabili. Emir Kusturica, dal canto suo, pur non rinunciando a nessuno dei suoi vezzi tematici e stilistici e dunque giocando con le invenzioni visive e la forza trascinante della colonna sonora, riesce a colpire nel segno nella rappresentazione di un mondo capovolto, in cui per alcuni il vero carcere è fuori ("Ho voluto affrontare il problema della libertà e la percezione della libertà da angolazioni assolutamente diverse"). John Woo, nel concludere il mosaico, è l’unico a scegliere senza pudori la strada del sentimento, riprendendo in chiave contemporanea la favola della (bambina) ricca e della  povera. Una scelta non così sorprendente: noto come un mirabile  regista "d’azione", Woo ha caratterizzato con forte componente romantica dei suoi primi capolavori ,
The Killer per tutti. L’episodio si chiude con un messaggio di speranza: "Queste due bambine lottano e alla fine trovano la forza attraverso il coraggio e la dignità".
Questo episodio finale e le parole del regista sono importanti perché ben esplicitano la prospettiva di fondo con cui l’intero film affronta il problema della sofferenza dei bambini nel mondo. Si tratta non tanto dello sguardo dei bambini, quanto di uno sguardo sui bambini: è evidente la distanza tra chi rappresenta e il mondo rappresentato e ciò che più colpisce è l’ammirazione quasi stupita con cui questi registi (gli adulti) guardano al mondo dei bambini, all’energia, alla creatività, alla resistenza che esso nonostante tutto esprime. Conclude John Woo: "Parliamo di salvare i bambini del mondo, ma sono i bambini a salvare noi. La loro forza e il loro amore possono cambiare il mondo".

Licia Miolo - MC magazine 14 - ottobre 2005



 
anteprima

TORRESINO - 5 maggio 2006


promo

Sette episodi per raccontare la povertà e lo sfruttamento dei bambini del mondo. Sette racconti di infanzia negata, diretti da un gruppo di registi celebri o emergenti. Si va dall’Africa (Medhi Charef) alla Serbia-Montenegro (Emir Kusturica), dagli Usa (Spike Lee) al Brasile (Kàtia Lund), dalla Gran Bretagna (Ridley e Jordan Scott) all’Italia (Stefano Veneruso) fino alla Cina (John Woo). È evidente la distanza tra chi rappresenta e il mondo rappresentato e ciò che più colpisce è l’ammirazione quasi stupita con cui i registi (gli adulti) guardano al mondo dei bambini, all’energia, alla creatività, alla resistenza che esso nonostante tutto esprime.