blog

Beautiful Things

Una riflessione sull’arco esistenziale dei manufatti industriali raccontata in un mix di musica, videoarte e complessi piani sequenza analizzando la realtà di quattro protagonisti: Van, manutentore di pozzi petroliferi, Danilo capo macchina su una nave cargo, Andrea un estraniante scienziato, Vito responsabile di un’immensa fossa di rifiuti in cemento armato. Lo sguardo di Beatiful Things si allarga infine a una coppia come tante che hanno passato la vita ad accumulare oggetti fino a un punto di saturazione; oggi hanno quarant’anni e sono alla ricerca di una via d’uscita…

Italia 2017 – 1h 34′

>> presentazione di Federico Biasin (cinema Lux- – Padova / 11 aprile 2019) <<

 Van è un manutentore di pozzi petroliferi. Lavora nel deserto, all’interno di un grande giacimento in Texas. Danilo è capo macchina su una nave cargo. Vive ogni giorno nel cuore dello scafo dove risiede un mastodontico motore. Andrea è uno scienziato. Ha passato la propria vita tra le formule matematiche e il silenzio delle camere anecoiche. Vito ha trascorso metà della propria vita gestendo slot machine. Oggi è il responsabile di un’immensa fossa di rifiuti in cemento armato. Questi uomini sono inconsapevolmente alla base della sequenza di creazione, trasporto, commercializzazione e distruzione degli oggetti che alimentano la bulimia del nostro stile di vita. Gli oggetti di cui pensiamo di aver bisogno ogni giorno iniziano e finiscono il loro viaggio all’interno di luoghi industriali e scientifici isolati e spettrali. Questi uomini sono monaci all’interno di templi di acciaio e cemento e ripetono ogni giorno nel silenzio e nella solitudine la stessa liturgia meccanica, convivendo con i propri fantasmi.


Lei e Lui sono una coppia come tante. Hanno passato la vita ad accumulare oggetti fino a un punto di saturazione. Sono cresciuti nel boom della televisione commerciale, sono la prima generazione a essersi emancipata attraverso Internet. Oggi hanno quarant’anni e sono alla ricerca di una via d’uscita. Lei e Lui siamo noi. E non abbiamo mai sentito parlare di loro.

beautifulthings.it 

  Beautiful Things, esordio al lungometraggio del musicista piemontese Giorgio Ferrero, non è solo uno dei più bei film di questa edizione del festival (presentato nella sezione Biennale College, nel cui ambito è stato prodotto), ma è anche l’oggetto più strano che si sia visto a Venezia 2017, lontano anni luce dalle mediocri e consolidate pratiche del cinema italiano, cui in fin dei conti in qualche modo – pur apparendo impossibile – appartiene. Il film di Ferrero mette innanzitutto in difficoltà nel momento in cui si cerca di dargli una definizione come genere: documentario, film-saggio, riflessione filosofica, sinfonia visiva. Abbraccia tutto questo Beautiful Things, così come trova degli echi in certe tradizioni, quali le sinfonie delle città tipiche degli anni Venti. Ma lo fa in una maniera così personale e in certo senso mai-vista che si potrebbe anche dire che Ferrero sia riuscito a creare un nuovo genere.
Lo snodo fondamentale viene probabilmente dal fatto che Ferrero, come detto, è un musicista ed è dunque partito dalla musica e dal ritmo, dal tempo-scena, per concepire il suo film diviso in quattro movimenti/capitoli.

Dall’uno all’altro si assiste al processo di nascita, trasformazione e morte degli oggetti – e del contemporaneo dissanguamento della Terra – dai pozzi di petrolio del primo capitolo (ogni oggetto della vita quotidiana è composto di oro nero), alla nave-cargo che quegli oggetti li trasporta sull’acqua verso la terraferma, alla camera anecoica in cui si testa la funzionalità sonora degli stessi, fino al termovalorizzatore in cui quegli oggetti vengono distrutti per prendere forse nuova vita..

Alessandro Aniballi – quinlan.it 

 Giorgio Ferrero, compositore per il cinema insieme a Rodolfo Mongitore sotto il moniker Minus & Plus (…), approda al documentario con la chiara intenzione di replicare sulle immagini il meccanismo di stratificazione dei propri flussi sonori, che ne supportano e indirizzano infatti qui l’intero apparato di osservazione, astrazione e ricostruzione.

Da questo punto di vista il fulcro della ricerca è la sezione di Beautiful Things dedicata ad Andrea, lo scienziato che testa i prodotti all’interno di una camera anecoica: è lì che la riflessione sull’arco esistenziale dei manufatti industriali, che regge quest’opera co-firmata con il d.o.p. Federico Biasin, svela definitivamente la propria anima di field recording, di processo di raccolta e sintesi delle onde di plastica progressive propagatesi da questi oggetti ad ogni distanza. Come nel finale Ferrero piazza una violoncellista a far vibrare il proprio strumento per l’appunto all’interno della stanza-senza-eco, così Van il trivellatore di petrolio texano vede riapparire in chiusura il sé stesso bambino che ritmava partiture per attrezzi da lavoro, tubi, seghetti e chiavi inglesi.

Minus & Plus s’inventano per l’incipit negli sterminati giacimenti USA proprio una sinfonia di suoni e clangori dai pozzi di oro nero campionati insieme a strumenti “infantili” come la marimba, e Ferrero procede poi per una spirale simile di innesti e incroci tra le storie che inanella seguendo la via dei beni seriali di consumo, dai giganteschi cargo navali che attraversano l’oceano fino alle discariche che riportano tutto in “cenere e fumo bianco” (…)

Dai giocattoli dell’infanzia alle torri di musicassette delle camerette dell’adolescenza, inquietanti piano-sequenza “di finzione” puntellano la parabola dell’opera a spiare attimi comuni, esseri umani perennemente immersi in quelle stesse merci che costellano le tracce del nostro stare al mondo, e indirizzano le scelte con cui segnaliamo all’universo la nostra posizione morale, affettiva, culturale, politica.

Sergio Sozzo – sentieriselvaggi.it 

>> presentazione di Federico Biasin in occasione della proiezione al LUX di Padova <<

image_pdfSalva in PDF
No comments