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L’uomo fedele

Otto anni dopo essersi lasciati, Abel e Marianne si ritrovano al funerale di Paul, il miglior amico di lui. Questo tragico evento si rivela in realtà di buon auspicio: Abel e Marianne tornano insieme. Così facendo, però, suscitano la gelosia di Joseph, il figlio di Marianne, e soprattutto di Eve, la sorella di Paul da sempre segretamente innamorata di Abel… Garrel imprime al suo studio di caratteri un tono dimesso, che spinge al sorriso insieme ai protagonisti delle rispettive disavventure. Un film quasi appassionante nel suo intricato disvelarsi, amabilmente sofisticato.

L’Homme Fidèle
Francia 2018 – 1h 15′


   Al secondo film da regista, Louis Garrel ha trovato con L’Uomo Fedele una dimensione autoriale che forse non si sarebbe aspettato lui per primo. Lanciato da Bertolucci quasi vent’anni fa, figlio d’arte, idolo giovanile e poi divo del cinema francese meno esportabile (se confrontato ad altri), Garrel è diventato autore. Autore di commedie, per la precisione: non i crowd-pleaser da multisala di Daniel Auteil o Omar Sy, quanto piuttosto quel genere di farse psico-sessuali vagamente polanskiane, in cui personaggi complessi e tormentati vedono le loro vite stravolte dai propri istinti. L’Uomo Fedele si muove in quella direzione, senza rinunciare ad una componente popolare e “leggera”: una graziosissima e scarna rilettura del cinema delle ossessioni.
L’Uomo Fedele ruota attorno alle mutevoli relazioni fra tre personaggi e mezzo. Abel (Garrel) ama Marianne (Leatitia Casta, sua compagna anche nella realtà) dall’adolescenza, ma lei è legata al comune amico Paul. Alla morte di quest’ultimo, Abel trova finalmente il coraggio di farsi avanti e provare a prenderne il posto nella vita di lei. A seguire da lontano la rinascita del vecchio amore c’è la giovanissima Eveline (Lily-Rose Depp), sorella minore del defunto Paul, infatuata di Abel fin da bambina. Mentre il triangolo complica la vita dei tre personaggi, un quarto osserva il tutto scompigliando ulteriormente le carte: il piccolo Joseph (Joseph Engel), figlio di Marianne e Paul, convinto che la madre abbia assassinato il marito.
Nonostante le venature vagamente inquietanti che l’intreccio sembra portare con sé, L’Uomo Fedele rimane quello che si potrebbe definire una commedia esistenziale. Non è tanto la suspense a muovere gli ingranaggi del racconto, quanto i personaggi che lo abitano, e la maniera in cui questo influenza e cambia le loro vite. Un approccio alla commedia che a livello poetico ricorda Woody Allen, e indirettamente il recentissimo e già alleniano Il gioco delle coppie di Assayas: prova che i francesi sembrano ormai aver assorbito il DNA del regista newyorkese più di qualunque altra cinematografia, trasformandolo di fatti in un genere a sé stante e nazionale.
Al netto della voluta “pesantezza” dei temi (amore e morte, tradimento e fedeltà, crescita e invecchiamento…), Garrel imprime al suo studio di caratteri un tono dimesso, intimista, che ci spinge a sorridere insieme ai protagonisti delle rispettive disavventure. L’Uomo Fedele è un film di personaggi, e in quanto tale è quasi perfetto: in fase di scrittura come nei volti degli attori, i quattro protagonisti sono semplicemente stupendi. Sempre simpatici, empatici, complessi e mai patetici, è impossibile non affezionarsene. La scelta del voice over incrociato (cui cui la storia viene raccontata dai vari punti di vista) fornisce poi interpretazioni alternative a quanto visto, e nega la centralità al personaggio maschile schivando facili accuse di sessismo (in fondo, visto da fuori, è il solito film sull’inetto conteso da donne bellissime). Funziona alla grande, e la finezza sta proprio in questo sfumare di toni e prospettive: fino alla fine non si è sicuri di che film si stia effettivamente guardando (un melò? Un thriller? Magari un horror, con quel ragazzino inquietante che compare nei momenti peggiori?), e finiamo per comprendere il quadro d’insieme solo sul finale.

La leggerezza che accompagna tutta la visione potrebbe far storcere il naso: pur presentandosi con toni autoriali (Jules e Jim, ovvio, ma c’è anche il lavoro di montaggio tipicamente godardiano – Il mio Godard che Garrel ha interpretato neanche un anno fa), L’uomo fedele si adegua presto al suo ruolo di commedia popolare, e gli spunti pur complessi e morbosi della vicenda finiscono un po’ in secondo piano. (…) accomodandosi in braccio ad un happy ending forse un po’ facile, che sembra rinunciare a sciogliere il bandolo dei problemi, ma (…) il risultato resta assolutamente gradevole, quasi appassionante nel suo intricato disvelarsi, accumulando svolte e scene in cui nulla, bene o male, è mai prevedibile. Un film sofisticato, tenero e diretto con grazia.

Saverio Felici – darumaview.it

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