settembre 2020

periodico di cinema, cultura e altro... ©
 

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Reg.1757 (PD 20/08/01)

 
 
 

  IL WESTERN DI ANTHONY MANN                                         

 

classiche visioni

  È senza soluzione di continuità il passaggio dall'isolamento da lockdown alla pausa delle vacanze... Così, di western in western, completiamo qui la riscoperta dei capolavori della coppia Anthony Mann (1906-1967) - James Stewart (1908-1997).

   Dopo l'asciutto bianco e nero di Winchester '73, dove il passar di mano del mitico fucile a ripetizione è l'occasione per mettere in scena molti dei tòpoi del genere (indiani, fuorilegge, dinamiche di amicizia e amore), Mann continua la sua galleria di personaggi dalla psicologa complessa e tormentata, affidati sempre all'intensa espressività di Stewart.

In Là dove scende il fiume il doloroso ricordo di un'impiccagione accomuna per un po' il leale Glyn e l'infido Cole, in Lo sperone nudo sono l'avidità e il disprezzo per la vita che sembrano aver il sopravvento nell'animo di Howard, ostile al mondo quasi quanto i suoi avversari.

E se Jeff (Terra lontana), in continua balia di circostanze avverse, fatica ad uscire dalla sua sfiducia nel prossimo, in L'uomo di Laramie Will non esita a sfidare soprusi e violenze per tacitare la sua ansia di vendetta.

E ad accompagnare i vari cammini di redenzione c'è sempre il pathos con cui la natura e il paesaggio avvolgono i personaggi: l'intricato verde delle boscaglie, l'arido concerto di sassi e macigni, l'impervio appropinquarsi a distese e montagne innevate. Una descrizione di ambienti e situazioni che dal 1952 in poi sfrutta al meglio l'uso del colore. L'intensità cromatica del western di Anthony Mann concede ulteriore potenza espressiva ai suoi sofferti racconti, l'allargarsi al cinemascope in L'uomo di Laramie apre definitivamente lo spazio schermico del suo cinema alla suggestione del mito.

Ezio Leoni

 
 
 

in rete dall' 1 settembre 2020

 
 

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