Un bacio e una pistola

Robert Aldrich

Una notte il detective privato Mike Hammer, mentre è alla guida della sua automobile, viene fermato da una ragazza appena fuggita da un manicomio. Mike le dà un passaggio ma subito dopo l’auto viene tamponata e la ragazza muore sul colpo. L’arrivo della polizia federale fa capire a Mike che è in ballo un grosso affare e, con l’aiuto della sua fidanzata Velda, inizia ad indagare sul passato della vittima. Ben presto viene avvicinato da Lily, un’amica della defunta, che, terrorizzata, gli rivela che gli inseguitori cercavano una cassetta in possesso della sua amica, e che è misteriosamente scomparsa. Le indagini di Mike disturbano i malviventi che prima provano ad ucciderlo, poi rapiscono Velda. Ogni volta che Mike sembra ad un passo dal misterioso oggetto, questo scompare, e Lily stessa non è chi dice di essere…

Kiss Me Deadly
USA 1955  (106′)

 

Mike Hammer (Ralph Meeker), investigatore privato che bada al sodo, si trova impelagato, indagando sull’uccisione misteriosa di una ragazza, in un furto di materiale radioattivo. Dal romanzo Kiss Me, Deadly (1952) di Mickey Spillane, un cult movie dei ’50 che influenzò i giovani francesi della Nouvelle Vague e uno dei più scattanti, eccessivi film di Aldrich con momenti che ricordano Lang, Welles, Stroheim. Straordinario frutto del matrimonio tra cinema d’arte e narrativa popolare.

Il Morandini – Dizionario dei Film

 

Noir brusco e tortuoso.  Sceneggiato da A.I. Bezzerides, dall’omonimo romanzo di Mickey Spillane di cui conserva l’atmosfera sordida e violenta, il film colpì per la sua carica di visionaria violenza (una donna torturata fino alla morte, un’altra trasformata in una torcia umana) offrendo il ritratto di un mondo «oscuro e corrotto», rilettura pessimista e angosciante del mito del vaso di Pandora.

 

Il Dizionario dei film (a cura di Paolo Mereghetti)

 

Dal romanzo Kiss Me, Deadly di Mickey Spillane, un film torbido e malsano diretto con mano sapiente da Robert Aldrich. La sceneggiatura di A.I. Bezzerides, che molto deve all’attitudine hard-boiled propria della materia di base, ridefinisce magistralmente le regole del genere noir, giocando con riferimenti all’attualità (più che evidenti le stoccate al periodo censorio inaugurato dal senatore Joseph McCarthy) ed eleggendo a fulcro assoluto della vicenda l’ambiguo protagonista, investigatore di chandleriana memoria dalle caratteristiche non propriamente cristalline. Il risultato è un disturbante apologo sulla violenza (rappresentata in maniera assai realistica, il che turbò gli animi più sensibili), tratteggiato in punta di camera (notevoli e affatto convenzionali gli angoli di ripresa che riflettono una realtà di non immediata comprensione) da un autore da sempre interessato a sviscerare il marciume di una società ipocrita e corrotta; e lo script, a tratti non perfettamente coerente, è comunque funzionale alla rappresentazione del caos. Colonna sonora di Frank De Vol, fotografia di Ernest Laszlo, montaggio (fondamentale) di Michael Luciano. Carnali e disturbanti le figure femminili, vero e proprio detonatore della degenerazione narrativa e magistralmente caratterizzate.

longtale.it


>> finale!

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