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Montparnasse – Femminile singolare

Léonor Serraille

 

Un gatto sotto braccio, una serie di porte sbattute in faccia, neanche il becco di un quattrino in tasca: ecco Paula, di ritorno a Parigi dopo una lunga assenza. Incuriosita dalle tante persone che incontra, ha una sola certezza: ricominciare daccapo, con entusiasmo e allegria. Un film di una libertà sorprendente che dialoga con una generazione che non può permettersi il lusso dell’incongruenza.

 

 

 


Jeune femme
Francia/Belgio 2017 – 1h 37′


È importante il titolo di un film (quello originale). Jeune femme (giovane donna) lo è per la sua semplicità, per la sua maniera di andare dritto al punto, cogliendo al volo un baleno esistenziale. L’istante in cui la sua protagonista non è più una ragazza ma nemmeno ancora una donna.
Tutto comincia con un colpo di testa per Paula messa alla porta dall’ex fidanzato prima e dalla madre poi, che non vogliono più saperne di lei. Di lei che strilla e strepita al medico di un centro psichiatrico tutti i sentimenti e le ferite interiori che la fantasia non può più dissimulare. Di lei corpo eccentrico e rigettato ai margini della sua vita. La giovane donna, che sembra esistere soltanto attraverso lo sguardo del suo (ex) uomo, ha perso improvvisamente il suo centro e vaga in una città “che non ama la gente” e di cui non riesce più a decifrare i codici. Agito in due tempi, Montparnasse Femminile Singolare passa dalla sovraeccitazione del debutto alla pacificazione dell’epilogo (…) Paula scende di (buon) grado, da musa dei quartieri bobo a venditrice in un centro commerciale, conquistando la virtù dell’anonimato: la possibilità di diventare chiunque. Anche la sorellina di Antoine Doinel, per la maniera solerte di rispondere ai piccoli annunci e tentare i lavori più generici che forgiano un’indipendenza sociale (e culturale) e restituiscono il gusto denso della vita (…)
Opera prima di Léonor Serraille, premiata con la Caméra d’Or all’ultima edizione del Festival di Cannes, Montparnasse – Femminile Singolare è un film di una libertà sorprendente che dialoga alla perfezione con la società attuale e una generazione che non può permettersi il lusso dell’incongruenza. All’inverso di colleghe e colleghi che prediligono la perdizione, la giovane autrice filma una rinascita, scegliendo per la sua eroina una via alternativa, una vita che ha il merito per la prima volta di essere la sua. A incarnare questa creatura fuori norma è una sbalorditiva Lætitia Dosch, diva del disordine già incontrata dentro altre battaglie (La battaglia di Solferino). È lei a trovare il tono di Paula e la bellezza dei suoi gesti. A trovare una giovane donna tra tante altre, indimenticabile.

Marzia Gandolfi – mymovies.it

…Jeune femme di Léonor Serraille sarebbe il film adatto per zittire le quote rosa, il lamento sulle donne che non dirigono film (…) Montparnasse – Femminile singolare (titolo italiano) ha una regista e sceneggiatrice. Ha donne nei ruoli tecnici, che poi sono artistici quanto gli altri: direzione della fotografia, scenografia, musica. Ha un’attrice magnifica, la rossa Laetitia Dosch con un occhio verde e uno marrone. Racconta una ragazza lasciata dal fidanzato dopo dieci anni. Prende a capocciate la porta e al pronto soccorso racconta i fatti suoi all’infermiere di turno. Deve imparare a cavarsela da sola: l’amica incinta la caccia di casa, per via del gatto rubato al fidanzato. Una Frances Ha a Montparnasse: al cimitero cerca di mollare il micio. Una scena ovvia o già vista sarà pure venuta in mente a Léonor Serraille (sennò la ragazza è un mostro). Ma nella sceneggiatura resta solo roba di prima scelta.

Mariarosa Mancuso – Il Foglio

Montparnasse – Femminile singolare di Léonor Serraille è stato il vincitore della Camera d’Or al Festival di Cannes dello scorso anno, ovvero del premio alla miglior opera prima.
Ambientato in una Parigi gelida e inospitale, il film racconta della fine di un amore decennale e delle sue conseguenze nella vita della giovane Paula (la trascinante Laetizia Dosch), una creatura diversa e bizzarra in tutto: dall’eterocromia degli occhi al carattere ribelle. Del suo ex fidanzato, un ricco fotografo parigino, conserva solo il gatto e all’inizio non si rassegna alla solitudine, finendo addirittura ricoverata in un reparto psichiatrico. Una volta dimessa è senza un euro, un tetto, un lavoro. Inizia a vivere alla giornata, rimediando sistemazioni di fortuna e chiedendo favori a personaggi variamente assortiti, finché trova due lavori part-time: uno come babysitter in cambio di alloggio e uno da commessa in un centro commerciale. Portando in giro la lunga chioma ramata, il gatto e la propria inquietudine, si imbatte in insperati benefattori affrancandosi a poco a poco dal passato. Il cammino doloroso verso una propria centratura passerà da una ritrovata indipendenza economica e da un’insospettabile determinazione.
Bisogna ammettere che sulle prime la protagonista è abbastanza insopportabile: stramba e delirante, cambia stato d’animo alla velocità della luce ed è irrispettosa di chiunque e di qualunque cosa. Però, con il passare dei minuti, ha un modo tutto suo di farsi voler bene. Forse perché ha addosso tante nevrosi in cui è facile riconoscersi seppur in piccola parte, così come il suo senso di inadeguatezza suona familiare a chiunque lo abbia provato anche solo temporaneamente. Paula appare goffa e un po’ scapestrata ma è capace di entrare in contatto, fugace e fortuito, con gli individui più diversi. Si resta incantati dalla sua resilienza ai propri alti e bassi, dalla capacità di rigenerazione e di risalita dall’abisso. È stoica nel far fronte all’instabilità che trova quotidianamente dentro e fuori di sé. In un mondo che ripudia gli individui eccentrici e ribelli alle altrui aspettative, lei viaggia verso una libertà che è prima di tutto emotiva. Le peregrinazioni, dolorose ma necessarie, in cui avviene la cicatrizzazione di certe ferite, hanno per lei in premio il riscatto da ogni forma di dipendenza.
Montparnasse – Femminile singolare grava tutto sulle spalle della talentuosa Laetizia Dosch, attrice di indubbia presenza scenica, che affronta con naturalezza infiniti primi piani. Ai modi esagitati del suo personaggio fa da contraltare una regia misurata ed essenziale. Il dramma è raccontato sempre con spirito leggero e brioso: tra bugie, delusioni, incontri e sorprese, va in scena l’ostinazione allegra di una ragazza che anziché piangersi addosso ha un atteggiamento propositivo. Mai doma, Paula ci ricorda la vitalità disperata di certe persone fragili ma insospettabilmente invincibili.a.

Serena Nannelli – ilgiornale.it

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