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La donna dello scrittore

Christian Petzold

Georg in fuga dalla Germania nazista si rifugia a Marsiglia, dove riesce ad ottenere un visto per partire, rubando l’identità di uno scrittore scomparso. Il destino lo porta da incontrare Marie, la moglie dello scrittore, che ignora quale sorte sia toccata al marito e continua a cercarlo. Georg si innamora perdutamente della donna ma non può rivelargli la sua doppia identità… Come nei suoi film precedenti il tema dell’identità è alla base dell’opera di Christian Petzold . Stavolta il giovane regista tedesco porta all’estremo questa sua ricerca riattualizzando un romanzo sulla vicenda di un gruppo di resistenti nella Francia del 1942 occupata dai nazisti.

Francia 2018 – 1h 41′

 BERLINO – Come nei suoi precedenti La scelta di Barbara e soprattutto Il segreto del suo volto il tema dell’identità (nessuno è ciò che sembra, passato e presente si mischiano e si sovrappongono all’interno di ciascuno di noi) è alla base dell’opera del giovane regista tedesco Christian Petzold . Transit, il film in concorso a Berlino, porta all’estremo questa sua ricerca. La traccia è un romanzo di Anne Seghers, scrittrice militante della Germania est, sulla vicenda di un gruppo di resistenti nella Francia del 1942 occupata dai nazisti.

Il protagonista, Georg, anche lui in fuga dalla Germania, viene casualmente in possesso dei documenti (tra cui lettere della ex-moglie e un prezioso visto di uscita per il Messico) di uno scrittore dissidente, tale Weiden, suicidatosi in un albergo di Parigi. Assuntane appunto l’identità, si precipita a Marsiglia, unico luogo della Francia di Vichy dove è possibile trovare un passaggio per le Americhe (ed è difficile non pensare a Casablanca). Ma ecco il coup de theatre di Petzold! Fin dalle primissime scene,lo spettatore si rende conto (all’inizio con un certo disagio), che la vicenda è si storica, ma lo sfondo sono la Parigi e la Francia odierne; le strade, i vestiti, le auto, le armi e le divise dei poliziotti impegnati in continui rastrellamentisono quelle di oggi(e meno male che non si vedono telefoni cellulari!).
Un po’ come a teatro qualche anno fa il regista di grido o in vena di far l’originale ambientava Antigone nel campo profughi o la tragedia scespiriana durantela guerra del Vietnam! Ma al cinema, se l’effetto straniamento è assicurato, lo è molto meno l’efficacia in termini di comunicazione emotiva. Ad ogni modo lo stratagemma consente al regista di introdurre quello che è l’altro filo conduttore del film: il confronto tra la Marsiglia di allora e quella odierna alle prese con altre non meno tragiche vicende, prima fra tutte l’immigrazione e la deportazione di africani clandestini .
Tornando a Georg, arrivato in città e preso alloggio in un alberghetto sovraffollato di fuggiaschi, ecco che i giochi di specchi tra passato e presente si moltiplicano. Entrano I fantasmi della vita di Weindel, soprattutto la misteriosa Marie, sua ex-moglie dagli strani movimenti, nel frattempo unitasi ad un medico anch’egli rifugiato e in attesa del visto per gli Stati Uniti. E sarà proprio lui, chiamato al capezzale di un bambino africano malato a fare da trait d’union tra i profughi di ieri e quelli di oggi, in fuga spesso da guerre e persecuzioni, forse prossime vittime di una forma di neonazismo, di rifiuto totale .
A parte l’innamoramento del protagonista per la bellissima Marie, non tutto è chiaro: chi parte, chi resta, chi si sacrifica, chi c’è sulla nave? E soprattutto chi è colei che appare e scompare nei luoghi più disparati della città? Cosa vuole? È la salvatrice o la traditrice di tutti? Rimane così il senso della provvisorietà, del continuo passaggio (transito?) tra uno stato e l’altro, sia in senso fisico che mentale. Oggi come allora ci sono gli invisibili, i fantasmi (Petzold aveva diretto una trilogia sui fantasmi…), e anche se l’analogia col presente non funziona, perfettamente risultando talvolta artificiale, Transit è pur sempre uno dei film più interessanti della Berlinale di quest’anno.
E nessuno meglio del l’intenso Franz Rogowsky  astro nascente del cinema tedesco, poteva interpretare il criptico protagonista!

Giovanni Martini – MCmagazine 45

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