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Bangla

Phaim un giovane musulmano di origini bengalesi nato in Italia 22 anni fa. Vive con la sua famiglia a Torpignattara, quartiere multietnico di Roma, lavora come stewart in un museo e suona in un gruppo. È proprio in un concerto che incontra Asia, suo esatto opposto: istinto puro, nessuna regola. Tra i due l’attrazione scatta immediata e Phaim dovrà capire come conciliare il suo amore con la più inviolabile delle regole dell’Islam: niente sesso prima del matrimonio… Un film autobiografico che tenta di esaltare i toni comici dell’incontro di due mondi in un contesto romantico. Un’opera prima che colpisce nel segno con intelligenza e ironia.


Italia 2019 – 84′

 

    Quest’opera prima del regista, colpisce per l’idea di presentare l’integrazione attraverso il punto di vista sentimentale del protagonista, in contrasto con le scelte che gli impone la religione e la famiglia. Phaim usa i sentimenti come ponte tra due culture diverse, puntando su due personaggi dai caratteri opposti. E se da un lato il personaggio di Asia (interpretato da Carlotta Antonelli) appare familiare per le sue dinamiche occidentali, Phaim colpisce per la sua naturalezza e per la sincerità che traspare dal suo racconto privo di retorica.

Giuseppe Benincasa – mondofox.it

  Phaim Bhuyian e Carlotta Antonelli si incontrano e si confrontano con la complessità e la leggerezza che i reciproci ruoli richiedono. Quello dei rapporti tra concezioni di vita culturalmente molto distanti è un tema che andava affrontato dal nostro cinema anche con questa cifra stilistica. È ovviamente ancora presto per una valutazione certa ma tutto lascia sperare che Bhuyian possa tornare a scrivere e a dirigere un’altra opera. La buona qualità già emerge in questa occasione dove dimostra di saper gestire anche i personaggi secondari evitando le caratterizzazioni eccessive.

Giancarlo Zappoli – mymovies.it

 

50% bangla, 50% italiano, 100% Torpigna. Phaim Bhuiyan è un 22enne romano, immigrato di seconda generazione: se melting pot deve essere, melting pot sia proprio come Bangla. Già perché il suo film è una di quelle poesie sognanti giovanili ad occhi aperti che incrocia serio e faceto, pulsioni e precetti, modernità e tradizione con un’invidiabile ed esuberante sintesi espressiva che batte decine di esordi accigliati e meditabondi del cinema italiano. La storia è semplice perché è una traccia di vita di chiunque. Un innamoramento folgorante, una roba ipnotica di pancia e di cuore che accade all’improvviso tra Phaim (interpretato dal regista e sceneggiatore del film) e Asia (Carlotta Antonelli, vista nella serie Suburra). Lei, esteticamente alternativa, studia Statistica, papà chitarrista separato, mamma con nuova compagna. Lui abita a Torpignattara (quartiere composto da tre categorie: “stranieri, hypster e vecchi”) fa lo steward in un museo, suonicchia le percussioni in una band all Bangla, ma è costretto a vivere con fare bonario e inquieto all’interno delle regole della comunità musulmana a cui appartiene la sua famiglia: niente alcol e carne di maiale, ma soprattutto niente sesso prima del matrimonio, preferibilmente poi con ragazze delle stesse origini. Bangla inizia proprio da qui. Da quelle farfalle nello stomaco che cominciano a volteggiare senza preavviso. Il corteggiamento, soprattutto di lei, è buffo e allo stesso tempo intenso, sentito, riprodotto con grande veridicità. Ma le ritrosie di lui, altrettanto buffe ma parecchio castranti, rischiano di mandare tutto all’aria. Tono scanzonato, irriverente e brillantemente critico rispetto alle origini geografiche e religiose del protagonista/regista, Bangla mostra con fare immediato e coerente lo scontro morbido e poeticamente risolvibile tra obblighi e desideri, tra ortodossia islamica e laicismo occidentale, in una società in fermento che va ricostruendosi su coordinate sociali e culturali nuove. Così come i due attori principali abitano il set come fosse casa loro, le scelte agili e dinamiche di regia di Bhuiyan possiedono una naturalezza che lascia stupefatti.

Davide Turrini – ilfattoquotidiano.it

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