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I migliori anni della nostra vita

Claude Lelouch

Jean-Louis (Jean-Louis Trintignant) e Anne (Anouk Aimée) si sono conosciuti molto tempo fa e hanno vissuto un’intensa e inaspettata storia d’amore (Un uomo, una donna – 1966). Oggi, l’uomo, ex pilota di corsa, riporta alla memoria vecchi ricordi che vorrebbe poter rivivere. Tra questi c’è quella donna che non è riuscito a tenersi accanto… Per aiutarlo, suo figlio cerca di rintracciarla ed è così che i non più giovani come un tempo Anna e Jean-Louis potranno rivedersi… Un film che non si rivolge solo ai nostalgici di un ‘classico’ della nella storia del cinema, ma a tutti coloro che sono disposti, sempre, a riflettere sul mistero della vita e su quello dei sentimenti.

 

Les plus belles années d’une vie
Francia 2019  (90′)

 CANNES – Ci aveva già provato una volta, l’intramontabile Claude Lelouch (49 film all’attivo) a rinverdire lo straordinario successo di Un uomo, una donna, Palma d’oro e Oscar per il miglior film straniero nel 1966, forse uno dei film più visti e amati di sempre. Correva il1986, ma il sequel (stesso titolo….oggi), arruffato, senza ispirazione, era stato un flop sia di critica che di pubblico.


Q
ualcosa di totalmente diverso è questo Les plus belles années d’une vie presentato fuori concorso; un’opera autonoma, un piccolo miracolo, una geniale riflessione sull’invecchiamento, il ricordo, l’amore .
Certo personaggi e interpreti sono sempre gli stessi… Jean Louis Trintignant (87anni portati dignitosamente) è Jean Louis Duroc, all’epoca corridore automobilistico e accanito tombeur de femmes. Adesso è ricoverato in una casa di riposo di lusso, ma è depresso, non comunica con gli altri, ha seri problemi di memoria, forse di Alzheimer, arriva a non ricordarsi del proprio figlio Antoine. Il quale, anche su insistenza dei medici, entra in contatto con Anne Gauthier, il grande amore del padre (Anouk Aimée, 84 anni, ma ne dimostra 10 di meno) perché la convinca a fargli visita. ”Sei il suo miglior ricordo, può solo fargli bene…”. Lei accetta.
(dolce parentesi: Antoine Sire e Souad Amidou, gli attori che interpretano i due figli adulti, sono gli stessi che, da piccoli, interpretavano i due bambini che Trintignant e Aimée andavano a prendere a scuola!)
Ed ecco la prima visita; lui è da solo in giardino, imbronciato; la vede, non la riconosce “anche lei abita qui?… strano,mi ricorda qualcuno che ho amato molto…” Lei sta al gioco. Tornerà a trovarlo: i dialoghi, le situazioni (vere, sognate, immaginate) si moltiplicano; lui recita poesie, lei ha una macchina (una 2CV, ça va sans dire), escono, tornano sulla fatidica promenade di Deauville…
Sogno o realtà? Il regista ci tiene sul filo. Sembra divertirsi molto. E naturalmente alle scene attuali si alternano i flash-back della pellicola del ‘66; la drammatica prima scena d’amore, con lei ancora legata al ricordo del marito da poco scomparso, la folle corsa notturna di Duroc da Montecarlo a Parigi, lei che prende il treno a Deauville e lui che correndo come un pazzo la precede e si fa trovare ad attenderla alla Gare di Nord! Col duplice risultato di far capire ai più giovani (o a chi non l’avesse visto) di cosa stiamo parlando e di far commuovere tutti quelli (e siamo in tanti ) che l’avevano amato all’epoca.

Girato in 13 giorni Les plus belles années d’une vie è una dolce cartolina, un affascinante, riuscito divertissement proprio nello stile di Lelouch. Aggiungete il tenero, famoso refrain Chabadabada chabadaba di Francis Lai e il gioco è fatto. Applausi scroscianti con standing ovation in proiezione stampa e, c’è da prevedere, successo in sala quando uscirà a settembre.
Qualcuno (troppo severo,troppo giovane?) ha parlato di insostenibile sentimentalismo, sdolcinato, ricattatorio; non siamo d’accordo. Quanto al titolo è ancora una volta una citazione da Victor Hugo: i più begli anni della vita… sono quelli che devono ancora venire.

Giovanni Martini – MCmagazine 51

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