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Tully

Jason Reitman

Marlo, madre di tre figli di cui uno appena nato, su consiglio del fratello assume una tata per la notte. Titubante all’inizio per via della stravaganza della ragazza, col tempo Marlo stringe un legame unico con la giovane, premurosa, sorprendente e a volte provocatoria bambinaia di nome Tully. Un’altra convincente esplorazione del dolore sommesso, firmata Diablo Cody e Jason Reitman. Una storia non convenzionale di emancipazione con Charlize Theron in stato di grazia.

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USA 2018 – 1h 34′ 

Dopo il graffiante ritratto femminile di Young Adult il trio composto dal regista Jason Reitman, dalla sceneggiatrice Diablo Cody e dalla star Charlize Theron torna a raccontare la complessità dell’essere donna in un ritratto commovente nella sua verità. Tully mette in scena lo sforzo quotidiano di Marlo, moglie e madre in attesa del suo terzo figlio che esce ogni giorno stremata dalle fatiche del quotidiano. La soluzione ai suoi problemi sembra arrivare con la giovane e iconoclasta tata notturna il cui nome regala il titolo al film. Tra le due donne si instaura un rapporto fatto di comprensione, complicità, voglia di rompere gli schemi preconfezionati che la società ha imposto loro. La forza della scrittura della Cody e della messa in scena di Reitman stanno nel rendere emozionati e dense figure comuni, psicologie reali. Al ritratto toccante di Marlo contribuisce ovviamente anche una Charlize Theron in stato di grazia, trattenuta e insieme vibrante nel mostrare la disperazione quotidiana della sua eroina di tutti i giorni. L’arco narrativo che l’attrice riesce perfettamente a delineare, grazie anche alla volontà di mettere in discussione la sua prorompente avvenenza in favore della verità del personaggio, merita un sentito applauso.
Soprattutto nella prima parte, Tully procede con minuzia e pudore nel dipingere una psicologia che si rivela contemporaneamente complessa e accessibile. Purtroppo nella seconda metà del film una scena “stonata”, piuttosto incoerente con il tono della narrazione, espone in maniera inopinata il climax della sceneggiatura, rendendo la storia forse meno originale ma ugualmente preziosa nel ritrarre la depressione silenziosa di Marlo.Come avevano già dimostrato Juno e Tra le nuvole, anche Tully arriva a confermare che i non-eroi portati sul grande schermo da Jason Reitman sono veri, tangibili, umanissimi. Questo film rappresenta un altro importante tassello in questo discorso di esplorazione del dolore sommesso che spesso determina il nostro presente.

Adriano Ercolani – cinematografo.it

Tully è la terza collaborazione filmica fra la sceneggiatrice Diablo Cody e il regista Jason Reitman, dopo Juno e Young Adult, e la seconda con protagonista Charlize Theron. Un filo rosso collega i tre i film, ed è la rappresentazione di un femminile che sfida il politically correct: dalla teenager ribelle e incinta Juno alla scrittrice anarchica che rifiuta di crescere Mavis fino a Marlo, Diablo Cody (ex teenager ribelle ed ex autrice anarchica, ora madre di tre figli) espone allo sguardo del pubblico le contraddizioni dell’essere donna cercando di smarcarsi dalle aspettative socioculturali. È uno sforzo paragonabile a quello dei Prigioni di Michelangelo, e anche il lavoro della Cody conserva una parte di “marmo muto”: Marlo, nel suo rivendicare il desiderio di rimanere persona pensante e godereccia, cerca però in Tully una sostituta al ruolo materno tradizionale – la nanny cucina i cupcake che Marlo il giorno dopo offre ai compagni di scuola del figlio, pulisce casa e riempe i vasi di fiori freschi. Sarebbe stato assai più sovversivo mostrare che Tully aiuta Marlo a fregarsene di essere una madre perfetta e ad accettare la propria natura ribelle e gioiosa: un po’ come faceva la rocchettara Ricki in Dove eravamo rimasti, l’ultimo film di Jonathan Demme, firmato sempre da Diablo Cody.

Paola Casella – mymovies.it

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