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Verriegelte zeit – Tempo bloccato

Sibylle Schönemann

A trent’anni dalla caduta del muro lo sguardo del cinema torna a rivisitare situazioni ed emozioni di allora. L’esperienza di Sibylle Schönemann (arrestata assieme al marito con l’accusa di “interferenza con le attività dello Stato”) trova concretezza in un documentario in cui la regista tornò a visitare/rievocare la sua carcerazione e a cercare testimonianze tra quanti (giudici, poliziotti, secondini, informatori della Stasi) ebbero parte in quel dramma della sua esistenza.


Germania 1990 (94′)

  Dalla fine degli anni Ottanta ma soprattutto con la caduta del Muro, la realtà si fa talmente urgente anche sul piano personale da spingere alcune cineaste a intraprendere delle indagini storico-politiche a partire dal proprio vissuto. È quanto fece Sibylle Schönemann in Verriegelte Zeit (Locked up Time, 1990), documentario che a tratti ricorda il cinema di Claude Lanzmann. Nel 1984, la regista e il marito che all’epoca lavoravano presso gli studi della DEFA, avevano fatto domanda per emigrare ad Ovest e per ciò furono arrestati con l’accusa di “interferenza con le attività dello Stato” beneficiando solo dopo un anno di una sorta di “amnistia”. Caduto il Muro, la regista torna a visitare il suo carcere e lì, nella cella che condivisero, con una compagna rievoca le angosce della prigionia. Inoltre, documenti alla mano, si mette sulle tracce di tutti coloro che furono coinvolti nel suo caso: giudici, poliziotti, secondini, informatori della Stasi, il suo capo alla DEFA Hans Dieter Mäde e l’avvocato Wolfgang Vogel, che favorì il suo rilascio e trasferimento ad Ovest. Ciascuno fu a proprio modo un ingranaggio della macchina che le sconvolse la vita ma in pochi sono disposti a un confronto diretto con lei e a riconoscere le proprie responsabilità. Schönemann utilizza gli strumenti espressivi a propria disposizione per ricercare la verità su quanto avvenne e per rielaborare un trauma profondo all’epoca ancora bruciante.

Silvia Nugara – il Manifesto

Nel 1984, fui arrestata, interrogata, condannata, messa in prigione dalla Stasi (Sicurezza dello Stato) della DDR, messa su un autobus nell’estate del 1985 e deportata attraverso il confine verso ovest. La mia vecchia casa mi aveva sputato senza possibilità Lasciare un addio e rispondere alla mia domanda sul “perché?” La vita ad Amburgo, nella nuova casa, è svanita nel corso degli anni, la domanda angosciosa e ad un certo punto sembrava che gli eventi fossero solo uno Episodio della mia vita Quando il grande “muro di protezione” che ha protetto le persone laggiù anche dalle mie domande, si è rotto, ho sentito sempre più il bisogno, ora vai a chiedere, cercando i luoghi e le persone, senti i vecchi sentimenti di tormento e l’umiliazione e forse la soddisfazione, e poiché è il mio lavoro, mi sono detto, in tal caso, quindi in modo coerente con la fotocamera e il dispositivo audio. Ho trovato finanzieri e aspiranti colleghi del DEFA, ho sentito incoraggiamenti e avvertimenti da parte di amici, mi hanno armato di rabbia e curiosità, paura e aspettativa e ho iniziato la mia ricerca. E quando mi sono seduto per la prima volta in una delle mie ex celle e ho ascoltato i vecchi sentimenti, ho incontrato persone che mi tormentavano, ma che erano solo un ingranaggio in esecuzione nel vortice dell’ingiustizia, mi hanno fatto notare che tutti non sapevano nulla e solo Avevo fatto il loro dovere, ero determinato a cercare le radici e trovare le persone che avevano preso decisioni contro di me. Ho trovato una miriade di informazioni, poche persone che potevano o non volevano ricordare, nessuno che mi dicesse “… sì, ora so che ho fatto male allora”

S. Schönemann

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