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La val che urla

Lucia Zanettin

Lorenzo è un ingegnere cinquantenne, che in seguito alla perdita del lavoro, fugge dalla città e ritorna nei luoghi conosciuti da bambino. L’ambiente è quello di un piccolo paese di montagna circondato da una natura selvaggia, dove la neve condiziona il succedersi degli avvenimenti… Un’atmosfera claustrofobica dove segrete colpe del passato si intrecciano con le responsabilità del presente. Un noir dalle tinte fosche, sospeso nell’oscurità degli spazi e dell’anima.



Italia 2019 (106′)

 In montagna si dice che la valle urla, quando piove molto, ed il torrente si ingrossa, fino al punto di produrre un suono cupo, come un rombo. A questo fenomeno vengono associati eventi luttuosi, ed una leggenda su un antico castello del Primiero, Castelpietra, allagato e franato a causa di un torrente, che scorre nella falda al di sotto delle sue segrete. La val che urla rappresenta quindi, più che un luogo fisico, un luogo della memoria, una valle angusta, dove una piccola comunità convive con i suoi equilibri, ma comunque un luogo da cui sfuggire e allo stesso tempo in cui trovare rifugio.

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Il titolo allude a situazioni d’inclemenza meteo, quando robuste precipitazioni raccogliendosi in fondo valle suscitano dai corsi d’acqua un “urlo” male augurante. Il racconto prende le mosse assieme a un ingegnere che si allontana dalla città, potrebbe essere Vicenza, dopo aver perso il lavoro. Ritiene che tornare ai monti dell’infanzia potrebbe liberarlo da una situazione irrespirabile. L’aria è più pura, gli sfondi belli ma anche un po’ cupi. Inoltre tra cacciatori e forestali riemergono storie di 40 anni addietro che, quando piove, qualcuno ricorda ancora con terrore, rileva una psicologa. L’ingegnere s’è rifugiato nell’ambiente dal quale vorrebbe invece fuggire una giovane cantate locale di talento. Gli eventi si fanno rischiosi. L’ingegner Lorenzo protagonista è Piergiorgio Piccoli, notissimo teatrante vicentino che spesso si presta al cinema (L’età imperfetta di Ulisse Lendaro) e che ha partecipato al progetto in una lunga sequela di fine settimana per incastrare gli impegni. La psicologa è Guenda(lina) Goria – già nel cast di Cognate-Cena in famiglia – che può vantare noti genitori (Maria Teresa Ruta e Amedeo Goria) ma basta ampiamente a sé stessa per procedere in un’interessante carriera. La cantante che vorrebbe spiccare il volo è Fiammetta Nena che oltre a possedere una gran voce ha un ruolo determinante e toccante nella storia. Dopo il documentario Il Fronte di Fronte (sulla Grande Guerra, 2014) e Le stelle di Celi (sulla drammatica vicenda di Marcello De Dorigo, nazionale fondista di sci anni ‘60, 2017) Lucia Zanettin, regista (e avvocato) vicentina vince la sfida impegnativa del lungometraggio di genere intessuto di riferimenti sociali: 2 anni di lavoro assieme al marito Davide Casadio, direttore della fotografia e di tutti gli aspetti tecnici. E dire che, forse suscettibile al titolo, Giove Pluvio, con la proverbiale mancanza di misura, il 30 ottobre 2018, inizio delle riprese, ha scatenato il finimondo della tempesta Vaia…

Enzo Pancera – Il giornale di Vicenza

L’atmosfera cupa di una valle montana, circondata da una natura selvaggia e lontana dai circuiti turistici, si intreccia con un ambiente claustrofobico, dove la neve condiziona il succedersi degli avvenimenti fino al colpo di scena finale, dove si comprenderà che spesso le cose non sono come sembrano (…) «Girare il film nel Vanoi è stato bellissimo – afferma soddisfatta la regista Zanettin – I panorami che regala il posto sono magnifici anche se, essendo il nostro un thriller-noir, abbiamo cercato di dare l’idea di una valle piuttosto cupa, cosa che in realtà il Vanoi non è».

Andrea Orsolin – L’Adige

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