Miss Marx

Susanna Nicchiarelli

Il film racconta la vita di Eleanor Marx, l’ultima e la prediletta dei sette figli di Karl, che, dopo la morte del padre, si divide tra l’impegno politico volto a realizzare gli ideali paterni e la sua ricerca di emancipazione che comporta una tormentata storia d’amore con il drammaturgo Edward Aveling. L’affascinante storia di una donna che ha impostato la sua vita su ciò che il padre le aveva insegnato.


Italia/Belgio 2020
VE 76°: Premio FEDIC
VE 76°: Premio Soundtrack Stars SNGCI – miglior colonna sonora

 VENEZIA – Come Nico, anche quest’ultimo lungometraggio di Susanna Nicchiarelli ruota attorno a una figura femminile, ma sarebbe riduttiva una lettura del film incentrata sul tema dell’emancipazione della donna, argomento inevitabilmente presente a livello di sceneggiatura, in quanto invece il lavoro di messa in scena della regista sembra mirare all’obiettivo di spostare l’attenzione dalla figura storica in sé al tema più universale del complesso rapporto tra passione e ragione.


    Eleanor (una bravissima Romola Garai) agisce sul piano politico (lavoro minorile, emancipazione della donna) con profonda convinzione e con altrettanta determinazione cerca di seguire i suoi interessi, la letteratura, la danza e soprattutto il teatro, dove avverrà l’incontro con l’uomo che cambierà la sua vita, portandola verso una tragica fine, il drammaturgo Edward Aveling (Patrik Kennedy). La passione totale e assoluta di lei verrà ricambiata con una serie di tradimenti e uno sperpero delle sue risorse economiche, che lei tuttavia accetterà con la stessa lucidità con cui affronta i discorsi politici in pubblico. L’incongruenza tra dimensione pubblica e sfera privata apre, per usare le parole della regista “un abisso sulla complessità dell’animo umano, sulla fragilità delle illusioni e sulla tossicità delle relazioni sentimentali”.
Svincolando dalle insidie insite in una storia come questa (la retorica di un biopic inserito in un tale contesto, la stucchevolezza del film in costume) Nicchiarelli ha optato per una scelta di regia volta a impedire il meccanismo di identificazione con la protagonista, senza nulla togliere al fascino della storia, costruendo un melodramma, in cui la forza del racconto va di pari passo con gli elementi di riflessione. Miss Marx si apre con la protagonista, che, sguardo in macchina, al funerale del padre nel 1883, parla del suo dolore, ma anche delle sue convinzioni e idee, anticipando quello che sarà il tema del film. La scelta dell’inquadratura frontale agisce come un’interpellazione diretta allo spettatore, quasi un ammonimento a ricordare il suo ruolo e a mantenere una distanza rispetto ai fatti narrati. Altre volte nel corso del film la regista ricorre allo stesso meccanismo dello sguardo in macchina, interrompendo il flusso della storia, non in funzione didascalica, ma per costringere lo spettatore a non chiudere gli occhi di fronte a alle contraddizioni che vengono espresse. Lo stesso ruolo è svolto dal “teatro nel film” con la bellissima scena di Casa di bambola e dalla colonna sonora*, dove l’inserimento di brani rock, punk, assieme all’Internazionale rompe, con il suo effetto di straniamento, il possibile fascino del racconto realistico.

Scegliendo una via di mezzo tra due precedenti illustri: l’Adele H di Truffaut e l’Effie Briest di Fassbinder, ovvero tra l’esplosione e il raggelamento delle passioni, Nicchiarelli costruisce un melodramma originalissimo, che, grazie alla forza della messa in scena, non scivola mai verso un prodotto fatto per commuovere o indignare, ma ci affascina con la storia di una donna che ha impostato la sua vita su ciò che il padre le aveva insegnato: “non sentirsi estranea a niente che sia umano, amare anche chi non lo merita”.

  • composta da brani dei Downton Boys e dei Gatto Ciliegia Contro il Grande Freddo
    che comprende anche cover di brani famosi come Dancing in the Dark di Bruce Springsteen

Cristina Menegolli MCmagazine 60

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