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Never Rarely Sometimes Always

Eliza Hittman

USA 2020 (101′)

BERLINO 70°: Gran Premio della Giuria

 BERLINO – Era stato dato da molti come uno dei più seri candidati all’Orso d’oro, questo Never Rarely Sometimes Always; e anche se alla fine ha dovuto accontentarsi del Gran premio della giuria, rimane forse la più bella sorpresa di questa 70esima Berlinale. Un film se vogliamo molto ‘indie’ (non per niente proveniente dalla inesauribile fucina del Sundance), e però di una originalità, di una spontaneità, di un realismo, di una accuratezza formale e di recitazione straordinari.

La regista Eliza Hittman, al suo terzo film e con un paio di passaggi in festival europei, tratta il tema centrale, la ricerca da parte della protagonista di porre fine ad una gravidanza indesiderata, con una delicatezza ed un pudore estremi, tenendosi al contempo alla larga da qualsiasi tono o proclama vetero o neo femminista.
Autumn (l’ottima esordiente Sidney Flanigan)è una diciassettenne timida e introversa che vive in una cittadina rurale della Pennsylvania. Famiglia anaffetiva, patrigno ostile, quasi bullizzata a scuola dove qualche compagno non esita a chiamarla di ‘slut’. Quando, al solo guardarsi la pancia, scopre di essere incinta, può solo confidarsi con Skylar (la altrettanto brava Talia Ryder), amica fidata e compagna di lavoro in un squallido fast-food. Il presunto padre non c’è, né si vedrà durante tutto il film ( la gravidanza è probabilmente frutto di un rapporto occasionale) e in ogni caso per lei non sarebbe un’opzione… Esauriti i soliti maldestri tentativi di procurarsi un aborto con mezzi meccanici o ingerendo sostanze, Autumn decide di rivolgersi ad un sedicente centro ‘per la salute della donna’ che si rivela però un avamposto di una organizzazione fieramente antiabortista, dove si arriva al sadismo di mostrarle un filmato che equipara l’interruzione di gravidanza ad un assassinio. Il fatto è che, per quanto garantito a livello federale da una famosa sentenza (Roe versus Wade) della Corte suprema degli Stati Uniti, l’aborto è nella pratica ostacolato, quando non reso impossibile, dalla legislazione di molti stati tra cui la Pennsylvania, dove per il minorenne è richiesto il consenso di entrambi i genitori. Da qui la decisione di recarsi (lei e l’amica che nel frattempo si è procurata qualche soldo rubandolo dal cassetto del negozio) a New York, nel cui stato tale autorizzazione non è richiesta.


Da qui in avanti il film diventa anche un road-movie sui generis, una via crucis delle due ragazze che, senza soldi per pagarsi nemmeno una camera d’albergo, vengono sballottate da un Health Center all’altro (“sì certo si può fare, ma ci vuole tempo, due o tre giorni” e poi visite, interviste, colloqui con medici e psicologi). Attorno a loro, che, tra un appuntamento e l’altro, ingannano il tempo tra bar, negozi e sale gioco o riposando sui gradini della metro, si muove un mondo tutto maschile che le fa oggetto di sguardi e attenzioni non desiderate, incurante del loro evidente stato di disagio. Il film culmina nella scena dell’ultimo colloquio prima dell’intervento, laddove una gelida funzionaria la interroga sulla sua pregressa storia medica e sessuale: un questionario a multipla risposta che se comincia dalle allergie o dalle malattie infantili, si fa via via sempre più intimo e disturbante passando ai gusti e alle scelte in materia di sessualità. Non serve entrare nei dettagli, basta attenersi alle quattro risposte standard (da cui il titolo): Mai/Raramente/Talvolta/Sempre. Ed è qui che, sentendosi violata, Autumn, cede per la prima volta, ad un dolore incontrollabile….


Senza mai arrivare all’obbrobrio e alla miseria di 4 mesi, 3 settimane e 2 giorni (ma lì eravamo nella Romania di Ceaucescu), Never Rarely Sometimes Always è un film semplice e diretto, che mai scivola nel melodramma, e dove invece la compassione della Hittman è in ogni inquadratura. È poi è un film di poche parole; molte scene sono quasi mute, con le due bravissime esordienti che sembrano avere una quasi telepatica capacità di comunicare tra loro e con lo spettatore.
Girato probabilmente a low budget, era facile prevedergli un successo al botteghino, e non solo negli Stati Uniti, dove avrebbe dovuto uscire il 13 marzo….

 Giovanni Martini MCmagazine 57

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