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Sono innamorato di Pippa Bacca

Simone Manetti

Un viaggio in autostop attraverso i paesi sconvolti dalle guerre. Due artiste in abito da sposa. Un messaggio di pace. Un incontro fatale. Questo è il racconto dell’arte e della vita di Pippa Bacca e del suo ultimo viaggio, con materiale d’archivio inedito, attraverso interviste alla madre, alle sorelle e alla compagna di performance Silvia Moro.

Italia 2019 (76′)


   Un viaggio fino a Gerusalemme attraverso i paesi sconvolti dalle guerre. 6000 km da percorrere in autostop, per celebrare il matrimonio tra i popoli e dimostrare che dando fiducia al prossimo si riceve solo bene. Questo era l’intento di Pippa Bacca e Silvia Moro, quando l’8 marzo del 2008, sono partite da Milano con l’obiettivo di mettere in scena una performance nel segno della pace. In ogni luogo avrebbero incontrato persone comuni, artiste, sarebbero state ospiti di associazioni e avrebbero realizzato le loro performance in gallerie d’arte o altri luoghi dove l’arte era forma di comunicazione e unione.
Un progetto complesso, con le protagoniste in scena 24 ore su 24, nei loro abiti nuziali. Il film è il racconto di questo straordinario viaggio, portatore di un potente messaggio di pace, che fu interrotto 23 giorni dopo il suo inizio in modo tragico e straziante. E’ il racconto dell’arte e della vita di Pippa Bacca.

Torino Film Festival


Nei primi giorni di un banale Aprile del 2008 irrompe nei telegiornali nazionali una notizia: “Il corpo di una giovane donna è stato trovato senza vita a pochi km da Istanbul.” Violentata e strangolata. Indossava un abito nuziale. Faceva l’autostop. Ma non era una sposa. Era un’artista. Il suo nome era Pippa Bacca, pseudonimo di Giuseppina Pasqualino di Marineo, performer milanese che proprio nel corso di una di queste esibizioni live fu brutalmente uccisa il 31 marzo a Gebze, a sud-est di Istanbul, da un conducente che l’aveva presa a bordo, poi identificato nella persona di Murat Karataş e condannato in via definitiva a 30 anni di reclusione dalla Corte di Cassazione turca. Ma riavvolgiamo il nastro della cronaca per capire come si è arrivati a questo drammatico epilogo. Il calendario segna l’8 marzo del 2008 quando Pippa Bacca e Silvia Moro partono da Milano per Gerusalemme. Due artiste in abito da sposa, in viaggio per celebrare il matrimonio tra i popoli, raccontare la pace, l’incontro e la fiducia negli uomini. E per dimostrare che, dando fiducia al prossimo, si riceve solo bene. Un viaggio in autostop attraverso i Paesi sconvolti dalle guerre. Un progetto complesso, con le artiste in scena 24 ore su 24, nei loro abiti nuziali. Una performance portatrice di un messaggio di pace, che fu interrotta 23 giorni dopo il suo inizio in modo tragico e straziante.


Tutto questo e moltissimo di più è diventato il tessuto narrativo e drammaturgico di un commovente ed emozionante documentario di Simone Manetti dal titolo Sono innamorato di Pippa Bacca. Il regista livornese intreccia mirabilmente biografia e cronaca, performance artistica e road movie in un’opera che accarezza le corde del cuore per reciderle negli ultimi toccanti minuti. La storia dell’artista meneghina, le immagini del suo viaggio lungo i Balcani fino al Bosforo, rivivono e scorrono in parallelo sulla timeline attraverso un flusso che mescola senza soluzione di continuità alle testimonianze orali dei familiari (madre e sorelle) e della compagna di performance una serie di preziosi e inediti materiali d’archivio.
Il risultato è un racconto orchestrato attraverso una polifonia di voci e fotogrammi (video e fotografici) ottimamente incasellati che restituiscono con passione, rispetto e la giusta vicinanza, tanto l’esistenza di una donna quanto la mission di un’artista. Come nel precedente Goodbye Darling, I’m Off To Fight, incentrato sulla parabola umana e sportiva dell’ex attrice e modella Chantal Ughi, Manetti porta sullo schermo le due facce della stessa medaglia della protagonista e lo fa con un efficace equilibrio tra la componente narrativa e quella empatica.

Entrambe contribuiscono a dare forma e sostanza a un film capace di veicolare al contempo piccoli e grandi messaggi di altissimo valore, oltre che a consegnare allo spettatore di turno il ritratto di una figura straordinaria e imprevedibile, cangiante e sorprendente, suo e nostro malgrado interrotta nel momento più bello di un cammino che avrebbe meritato tantissime altre tappe.

Francesco Del Grosso – cinematographe.it

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