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Est – Dittatura Last Minute

Antonio Pisu

1989. A poche settimane dalla caduta del muro di Berlino, Pago, Rice e Bibi, tre ragazzi di venticinque anni, lasciano la tranquilla Cesena in cerca di avventura: dieci giorni di vacanza nell’Europa dell’est, verso quei luoghi in cui è ancora presente il regime sovietico. Giunti a Budapest conoscono Emil, un rumeno in fuga dal suo paese a causa della dittatura. L’uomo, preoccupato per la famiglia rimasta in Romania, chiede l’aiuto dei tre Italiani…

Italia 2020 (104′)


J
erem C’erano una volta gli anni Ottanta. Le giacche di jeans, la televisione, i mercatini dell’usato e il Muro di Berlino e quella vigilia di una storica caduta, quella stessa caduta che segnerà una vittoria per la società moderna. Così, EST (Dittatura Last Minute), lungometraggio diretto da Antonio Pisu e in sala a partire dal 5 novembre, parte da questa cornice per diventare un road movie spensierato che fa breccia nell’Europa dell’Est, terra ormai in ginocchio dopo anni di una guerra fatta di silenzi, indifferenza ed un freddo inesorabile. Tre amici, Pago, Bibi e Rice, sognando una vacanza in Ungheria, a Budapest, caricano la loro macchina con dell’improbabile biancheria femminile da rivendere ai mercatini, una cinepresa e via. Verso Est.

I protagonisti sono Lodo Guenzi, degli Stato Sociale, classe ’86, che in quel periodo ci è nato, e poi Matteo Gatta e Jacopo Costantini (qui la nostra intervista). Tutti esordienti, tutti belli e semplici. Insomma, un soffio di aria fresca che alleggerisce la pellicola in ogni minuto. E sono gli incontri che cambieranno le sorti del loro viaggio: Emil, un rumeno in fuga dalla dittatura di Ceausescu, un papà che chiederà aiuto ai giovani per far recapitare alla sua famiglia, ancora costretta in Romania, una valigia piena di ricordi ormai lontani. Lì che tutto quello che ormai era scontato urla forte e ruggente nei tre ragazzi di Cesena. Ogni cosa è una conquista ottenuta a caro prezzo, l’odore del caffè, una festa in casa, le note di una canzone. Niente avrà più lo stesso sapore, tutto diventa indispensabile. Ed è proprio grazie all’importanza dei piccoli gesti che il racconto non è mai vittima di sé stesso, una storia delicata che si avvolge piano sulla crudezza della guerra.

Tre canzoni scandiranno ciclicamente tutto il film. Simbolo della musica di quegli anni, Felicità di Al Bano e Romina e due perle del cantautorato italiano firmate da Franco Battiato, L’ombra della luce (una poesia) e Voglio vederti danzare. Le note, incastonate perfettamente in ogni scena, calcheranno incisivamente i momenti di quell’avventura surreale. Un viaggio emozionante che cambierà per sempre le loro vite. Pago, Bibi e Rice torneranno in Italia, portando con loro una valigia di emozioni e, soprattutto, la consapevolezza di non sprecare niente, neanche l’ombra di una luce lontana. Nel frattempo è Natale e Bucarest è finalmente libera dal grande freddo della guerra. Insomma, felicità..

Alessandra Prencipe – hotcorn.com

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