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La donna del fiume – Suzhou River

Lou Ye

Ad un giovane corriere che fa le consegne con la sua moto viene chiesto di accompagnare la figlia sedicenne di un contrabbandiere. I due si innamorano, ma quando lei crede che lui la sta rapendo per un riscatto, si getta nel fiume conducendo lui in carcere per omicidio. Una volta scagionato incontrerà una ballerina: un misterioso alter ego?

 

Sūzhōu Hé
Cina/Germania (83′)

L’amore come desiderio, ossessione, traguardo impossibile. È questa la Cina che ci racconta il regista Lou Ye. La donna del fiume – Suzhou River è un film del 2000, portato adesso in sala da Wanted Cinema nella versione restaurata che avevamo visto a Berlino. Il risultato è di grande effetto. Lou Ye conosce il cinema occidentale, ma lo reinventa col suo tocco personalissimo. Come altri cineasti della sesta generazione, si concentra sul lato nascosto dell’Oriente. Si sofferma sulla povertà, sui sentimenti che implodono, sul disincanto di una società che vede un futuro fatto di ombre. Al centro c’è il fiume, e tramite il suo scorrere prendono vita storie, miti, leggende. L’incedere delle chiatte e le sirene ci riportano a L’Atalante, a Jean Vigo. Gli scambi dei volti, il ritorno di vecchie passioni che si pensavano finite per sempre, è invece un omaggio a La donna che visse due volte. Ma Suzhou River non è un gioco cinefilo. È un flusso di coscienza, un viaggio nel cuore di tenebra, dove al posto della foresta ci sono enormi strutture di cemento che sembrano poter crollare da un momento all’altro. La disperazione è nell’abbandono, nella voglia ossessiva di non perdersi ma di ritrovarsi prima o poi. Corrieri, malavita, bulli e pupe, in un neo-noir onirico, dove la realtà si mescola alla fantasia. E alla fine l’unico elemento imprescindibile si rivela il ricordo. Il narratore, forse l’alter ego del regista, rivela di essere un fotografo, e Suzhou River è il suo scatto. La provocazione è nell’uso della soggettiva, che costringe lo spettatore a osservare tramite gli occhi di chi ci guida verso il fondo del fiume. Per Lou Ye questa è stata la svolta della carriera. In tutti i suoi film successivi ha messo un po’ di quel corso d’acqua all’apparenza quieto, scosso solo dalle barche…

Gian Luca Pisacane – cinematografo.it

…Colpi di scena e ricatti, alter ego e riscatti galleggiano come frammenti di un discorso amoroso. La voce fuori campo racconta quel che può. Momenti truffautiani e la magia di una ragazza-sirena che appare in un acquario e scompare in un fiume. (…) La donna del fiume è un film su un’ossessione amorosa riflessa nell’acqua. Il doppio è infatti il suo motore, il riverbero di due ragazze come apparizioni sireniche. Le due fidanzate sono una sola? Ci sono due gemelle in giro per Shanghai? C’è qualche Vertigo per cui questa donna del fiume è una donna che visse due volte? Lo spettatore che non trova risposta si lasci trasportare dalla corrente e navighi tra le anse letterarie…

Vittorio Lingiardi – repubblica.it

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