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La pantera delle nevi

Marie Amiguet, Vincent Munier

Alla ricerca di una delle più rare creature sulla terra, la pantera delle nevi, il famoso fotografo naturalista Vincent Munier e lo scrittore Sylvain Tesson esplorano l’altopiano tibetano e si interrogano su quale sia il posto dell’essere umano nel mondo. Le musiche di Nick Cave e Warren Ellis contribuiscono al senso mistico della pellicola. Una splendida esperienza cinematografica.

 
La panthère des neiges
Francia 2021 (92′)
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Un documentario sull’incredibile paesaggio di un altopiano tibetano: “La pantera delle nevi” è uno dei titoli imperdibili del weekend in sala, un film che sembra provenire da un’altra epoca, capace di farci riflettere sul mondo che ci circonda. Alla regia di questo toccante prodotto ci sono Vincent Munier, fotografo naturalista francese, e Sylvain Tesson, scrittore e viaggiatore, che hanno condiviso un’avventura invernale in uno dei luoghi meno accoglienti del nostro pianeta. La loro collaborazione dà vita a un lungometraggio dal forte spirito osservativo, efficace nel farci respirare la sacralità del luogo e nel farci capire l’importanza di (ri)trovare e mantenere un contatto con la natura circostante. Attraverso ritmi da meditazione, questo film è un’esperienza audiovisiva profondamente zen, che segue dinamiche poco avvezze al cinema contemporaneo e che si prende tutti i suoi tempi per farci arrivare lentamente nel cuore dei soggetti che vuole raccontare.Lo splendido animale che dà il titolo all’opera è sia un obiettivo che un punto di partenza da osservare per i due registi: attraverso la piccola attrezzatura tecnica a loro disposizione, riescono a condividere con lo spettatore la sensazione di un’esplorazione d’altri tempi, come se fossimo anche noi insieme a loro a cercare di riprendere uno dei felini più misteriosi, affascinanti e magici del mondo. A contribuire al senso mistico della pellicola ci sono le splendide musiche di Nick Cave e Warren Ellis: abbiamo recentemente parlato di questi due grandi artisti per la colonna sonora di “Blonde” di Andrew Dominik (regista-amico, che li aveva raccontati anche in “One More Time With Feeling” e “This Much I Know to Be True”) e anche in questo caso le loro partiture fungono da vero e proprio valore aggiunto all’intera operazione, contribuendo a dare al film un’atmosfera profondamente spirituale.i.

Andrea Chimento – ilsole24ore.com

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